The Shivas

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Da quando ne sono stato stregato con la musica, così come nei rapporti, ho quasi sempre ceduto al colpo di fulmine; quella strana sensazione di essere attratti da qualcosa e non poter smettere di farla girare. Quando si cresce la passione si fa contorta al punto tale di doversi per forza guardare alle spalle. Poi scopri di avere Pazienza: “mai tornare indietro neanche per prendere la rincorsa”. Certi salti, in questa estate olimpionica, più che in lungo o in alto sembravano fatti nel vuoto. Poi ti frana la terra sotto i piedi e tutto quello che aveva senso lo perde in un attimo; soprattutto quando si perde il sorriso. Se nella vita ci sbatti la testa i punti non sono solo più di vista … ma spesso anche di sutura.

In quest’anno purtroppo mi sono dovuto ricredere in tante cose; per fortuna a livello musicale i The Shivas sono tra queste; ma per spiegarvelo devo prendere la rincorsa da lontano.

All’inizio dell’afosa estate 2015 la band di Portland mi viene proposta per una data romana il successivo settembre. Non li conosco ma il nome mi intriga; lascia aperte tutte le interpretazioni ai suoi magici poteri. I video che mi propone il booking sono Gun on my Pocket e Baby I Need You. Il sound è gonfio di reverberi in piena atmosfera 50’ stile Shannon and the Clams. I quattro ragazzi godono di ottima referenza con la partecipazioni a festival di culto come lo Psych Fest di Austin, quattro dischi e un 7’ all’attivo; prodotti anche da Burger Records e K Records, di certo non gli ultimi arrivati. La band non mi dispiace; ma, anche a causa del loro aspetto acqua e sapone, la trovo ancora light e la proposta finisce in quei cestini della memoria che fortunatamente non si resettano con un tasto. È proprio durante la campagna promozionale di questo secondo euro-tour che mi incaglio nella loro rete. Vengo catturato dal video You Make Me Wanna Die. Boom. Sarà l’urlo iniziale che ti cattura subito l’attenzione. Sarà che sono un fan sfegatato del clapping. Sarà che dentro ci sento tutto Sir Francis DiMucci in arte semplicemente Dion. Ma Boom. Amore al primo ascolto. Uno di quei pezzi che non riesci a levarti dalla testa. Scrutando bene vedo che è proprio il lato A del 7’ di cui sopra. Ringrazio discogs e paypal e faccio mio in un attimo il 45 giri della K Records che a breve, proprio in occasione dell’imminente tour, sarà ristampato dalla nostra Annibale Records. Durante tutto l’arco della seguente stagione questo sarà il pezzo più girato durante le serate della mia Dead Music; amore tossico.

Per fortuna comunque i The Shivas a Roma ci vengono lo stesso in un glorioso lunedì 21 settembre al Fanfulla 5a; un posto dove c’è sempre qualcosa o qualcuno da andare a vedere. Per ragioni lavorative quella sera io non c’ero; ma sempre per le medesime me li sono goduti il mercoledì seguente al Nof Club di Firenze. Treno in andata e ritorno più concerto. Tutto compresso in meno di 15 ore. Appena saliti sul palco i The Shivas sono in tre; rispetto ai video si sono persi qualcuno per strada: Jared Molyneux voce e chitarra, Kristin Leonard voce e batteria & Eric Shanafelt al basso. Partono lenti ma il loro live è un crescendo continuo; le botte finali sono tutte al fulmicotone. Attingono da un repertorio surf-psichedelico che ondeggia su ritmi doo wop. Il locale, nonostante il turno infrasettimanale, è stragonfio e non si riesce proprio a stare fermi. La serata scorre via liscia a suon di shot al banco con i tanti personaggi della scena fiorentina. Go!zilla, Plastic Man e The Vickers su tutti. Con tutto questo via vai alcolico mi perdo di vista i tre ragazzi dell’Oregon; mi piacerebbe dirgli quanto mi sono sbagliato sul loro conto sopratutto dopo averli ammirati dal vivo. Sono una delle migliori band viste quest’anno; conti alla mano ne ho viste tante. Però il richiamo della capitale si avvicina; non manca molto al primo treno per Roma. Mi defilo muovendomi verso la sala d’aspetto della stazione di Santa Maria Novella. I The Shivas mi ci hanno mandato sotto. Passerò l’inverno ad aspettare la prossima occasione di incontrarli; come quegli adolescenziali amori estivi. Quando ancora si scriveva a penna e per le fotografie, prima di poterle vedere, bisognava aspettare la stampa.

Si stava meglio quando si stava peggio.

Intanto passano i mesi e il mio culto per i The Shivas diventa quasi un’ossessione. Seguo da lontano i loro Tour; negli Stati Uniti diventano sempre più importanti. Noto con piacere che il loro nome, nei cartelloni dei festival a cui partecipano, diventa sempre più grande. Studio i loro Long Playing, consumo il loro 7’. Il primo disco è Where Have You Gone To?, datato 2008 ed edito per la tedesca World in Sound; uscito solo in cd e praticamente introvabile. Nel 2010 segue Freezing to Death,sempre in cd, per la Closet Trekkie Records. Dopo una serie infinita di date in giro per gli Usa a distanza di due anni giungono alla loro terza fatica: WITHEOUT. L’album non è complesso solo nel nome. Kristin Leonard non perde un colpo alla batteria e ci mette anche la voce. Sensuale. Il sound si fa più maturo; se ne accorge anche la Burger Records che li aggiunge alla loro sconfinata collezione di cassette. Sempre con questo disco arriva anche l’esordio vinilico con la K Records. Nel 2014 vede la luce You Know What To Do con le stesse modalità del precedente. Il disco ha il piglio giusto. I The Shivas hanno fatto indigestione di classici. Oltre al mio pezzo preferito da ascoltare assolutamente Ride On, la title track o la magica And On. Con quest’ultima vi sembrerà di bussare a quelle porte diventate famose in quel di Los Angeles. A cavallo di novembre e dicembre 2014, segue anche il primo tour europeo. I ragazzi dell’Oregon nel vecchio continente ci prendono gusto tornando, come già anticipato sopra, nell’estate del 2015; in 45 giorni di massacrante tour toccano ben 13 stati differenti. Poi tornano a casa. Registrano un nuovo album: Better of Dead. Poi, nel giugno successivo, di nuovo in Europa a suonare. Per non farsi mancare nulla portano con loro un nuovo 45 giri freschissimo di stampa: I’ve Had Enough per la Casino Trash Records. Instancabili.

 

Il nuovo tour europeo non parte però con il piede giusto. La prima data prevista è il 16 giugno all’Hanabi di Ravenna; cancellata a causa tempesta che allaga questo locale sulla spiaggia. Lunedì 20 giugno i The Shivas suonano di nuovo a Firenze e io non ho nessuna intenzione di perdermeli. Arrivo a Santa Maria Novella il tardo pomeriggio; l’ora giusta per perdere un po’ di tempo in centro città. Poi mi incammino in via dei Neri direzione Data Records per un aperitivo vinilico; purtroppo rimango a bocca asciutta arrivando appena dopo la chiusura. Mi consolo a suon di calici di rosso aspettando l’apertura del Blob. Il circolo è situato in pieno centro; proprio dietro gli Uffizi. Ci metto un po’ a trovarlo e quando arrivo fuori già c’è un bel po’ di gente che freme. Entro e saluto Luca dei Go!zilla, l’organizzatore della serata nonché colui che mi ospiterà in questa parentesi toscana. Al primo sguardo il Blob mi sembra uno di quei club per spogliarelliste con tanto di palo per la lap-dance. Nonostante il lunedì i The Shivas sul palco si fanno attendere non poco, mentre le persone continuano ad affollare il locale. Al momento di iniziare il posto è ai limiti del sold-out e quando il trio attacca la situazione è rovente. Rispetto al loro primo concerto la band ha qualcosa in più; la vita on the road li ha rodati bene. Firenze li ama e gli chiede il bis, il tris e vorrebbe che il concerto non finisse mai; i The Shivas danno tutto; poi sfiniti aspettano tutti al banco del merch. Compro il nuovo 7’ e finalmente conosco di persona i tre ragazzi di Portland; scopro con piacere che dormiremo tutti a casa di Luca. La serata finisce tardi. Tardissimo. Sulla strada per Prato ci fa compagnia un’alba spettacolare. L’unico a rimanere sveglio è Carlos, il driver della band, con cui condividerò il divano del salotto. Più lo guardo più mi ricorda l’indiano gigante di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Il giorno dopo ci si sveglia tardi e si va direttamente a pranzo. Scopro che ai The Shivas piace mangiare piccante. Piccantissimo. Nello stato dell’Oregon è legale il possesso di marijuana e che una mela al giorno toglie il medico di torno. I ragazzi sono molto simpatici. Simpaticissimi. Insieme si parla tutto il pomeriggio. Oggi sono in day off prima di andare in Sardegna per il Duna Jam; quindi la sera si va tutti assieme a vedere i Go!zilla che suonano a Prato. Dividono il palco con Appalosa, Babylon K e Kenny Muore Sempre. Un’altra notte di quelle che finisce la mattina; ma certe cose è più opportuno raccontarle che scriverle. Mi sveglio confuso e per me è già tempo di tornare a Roma. I The Shivas mi sconvolgono ancora di più le idee. Tutta la combriccola mi accompagna fino alla stazione ed è una lotta contro il tempo per non perdere il treno.

Per la cronaca sulla carrozza ci salto quasi al volo.

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