The HangeeS – Heading Back to the Good Valley

The HangeeS - Heading Back to the Good Valley

The HangeeS – Heading Back to the Good Valley

Breve storia (mediamente) triste: alcuni giorni fa, mentre stavo ascoltando un disco, è entrata in stanza la mia dodicenne nipotina e, con uno sguardo misto di sorpresa e malcelato disgusto, mi ha detto più o meno testualmente “Zio ma come fai ad ascoltare musica così vecchia?”

Stavo ascoltando i Monks, e a rifletterci mi sorge spontaneo un dubbio: cosa avrebbe pensato se invece dei monaci ci fossero stati sul piatto gli HangeeS con il loro nuovo disco la cui data di pubblicazione è il 2022? Come far capire ad una ragazzina di oggi con le sue storie su instagram accompagnate  da roba tipo Riccione (the giornalisti; mannaggia a tutto) che questa è e resta la musica più elettrizzante che mente umana abbia mai concepito?

Forse è davvero una causa persa come quando tento di persuaderla su quanto sia incredibilmente romantico tifare per una squadra che non vincerà mai nulla. Forse davvero non c’è tempo, non c’è spazio e mai nessuno capirà (Tiziano Ferro dixit).

Ma forse è arrivato il momento di smettere di ciurlare nel manico e di parlare più compiutamente di questo disco e di cosa contenga; con una ulteriore / ultima premessa: nonostante si tratti di musica ben connotata non manca assolutamente la varietà.

Il compito di aprire le danze è affidato a Locals Only, Goons! un pezzo di surf strumentale addizzionato con robuste dosi di quel latte+ consumabile al Korowa Milk Bar.

Non mancano ovviamente pezzi del garage punk più ficcante come Because You e Waiting for your Love o brani che rimandano a quelli che tanto abbiamo amato cibandoci di compile sixties ricche di band sconosciute come nel caso di Never Have You Ever e Hey You.

Una canzone quale Fuzz and Loud mantiene esattamente ciò che promette il titolo, mentre Cold Front Coming torna a battere i sentieri dell’instro surf ma facendolo in modo ossessivo come da lezione crampsiana. Che dire un album che tutto può fare men che passare inosservato, per chi scrive disco garage italiano dell’anno. Magari a dodici anni “quė bueno, quė rico, quė lindo” ma si cresce, si cambia, si cercano nuove vie, si guarda al passato cercando di intraveddere il futuro.

Perché non pensare ad un mondo migliore in cui si balli al ritmo di musica esaltante? Male che vada resteremo nella nostra confortevole bolla (a)temporale.

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Luca Ottonelli. E’ nato a Genova nel 1969 e ho completato i primi studi artistici avendo come maestro di Figura G. Fasce.