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Teatro Degli Orrori - A Sangue Freddo

Teatro Degli Orrori – A Sangue Freddo

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Teatro Degli Orrori – A Sangue Freddo

( LA TEMPESTA 2009) : quasi per caso mi era capitato in mano l’esordio del Teatro degli Orrori, e ne ero rimasto molto colpito, poich√®coniugavano due aspetti della musica indipendente che in Itlia non vanno molto d’accordo : il ritmo e i testi profondi. Con questo album c’√® un ulteriore salto di qualit√†, e l’ambizioso progetto diventa completamente realt√†. Questo √® un disco non facile, ma non tanto per la musica, ma per quello che dice, perch√® ci mette di fornte alla situazione attuale : una bella merda. Il disco √® praticamente un omaggio alla figura di Ken Saro Wiwa, scrittore nigeriano impiccato nel 1995, poich√© aveva avuto l’ardire di denunciare i malaffari della Shell. Gli stessi malaffari che conduce la nostra Agip ; il cane a sei zampe √® presentissimo in Nigeria, ed espropria terre a tutto andare. La Nigeria √® anche una delle nostre tante pattumiere, infatti vi sonostati scaricati molti rifiuti tossici. Poi i nigeriani vengono in Italia e devono o servirci, o vendersi ai bordi delle strade. Questo √® la situazione.

E i Teatro ce la sbattono in faccia, sentite ‚ÄúPadre nostro‚ÄĚ, dovrebbe essere messa nel programma di educazione musicale, si tocca con mano la meschinit√† di certi pensieri e di certi comportamenti, come possiamo vedddere tutti i giorni nelle italiche cronache. Come finalmente la cosiddetta maggioranza silenziosa ha aperto gli occhi sulla violenza delle forze dell’ordine, le stesse forze dell’ordine che poi non ricevono dallo Stato i fondi necessari per lavorare. In certi punti l’album mi ricorda il racconto ‚ÄúMomodou‚ÄĚ dei Wu Ming : i Teatro hanno un’invadente patina di malinconia misata ad un conato di vomito, che impasta la propria visione del mondo aliena al supermercato. Troviamo anche una canzone che√® un capolavoro ‚ÄúLa vita √® breve‚ÄĚ, che lascia intendere un omicidio per troppo amore, e allo stesso tempo comunica quel senso di inutilit√† che si trova quando si ama troppo la vita e non si pu√≤ communicare tutto questo amore. O la devastante ‚ÄúMai dire mai‚ÄĚ, che dimostra la furia dei Teatro, che con il particolarissimo cantato di Pierpaolo hanno davvero una marcia in pi√Ļ. Sfuriate, per poi aprire improvvisamente alla melodia, comunque mai dimenticata. O come la finale suite di dieci minuti e rotti ‚ÄúDie zeit‚ÄĚ, che potrebbe dare un’idea di cosa possono fare i Teatro. Episodi spiazzanti come la dolcissima ‚ÄúIo ti aspetto‚ÄĚ, dove c’√® agli archi Nicola Manzan, il responsabile del progetto Bologna Violenta, gi√† recensito su queste pagine. In ‚ÄúDie zeit‚ÄĚ c’√® anche un affresco bellissimo dell’amore mnoderno, o della fine di un amore moderno, consumato nel pi√Ļ grande sport del nostro tempo : l’indifferenza, e il boh pneumatico. In ‚ÄúDirezioni diverse‚ÄĚ i Teatro incontrano i Bloddy Beetroots, che ormai hanno conquistato la palma di miglior gruppo dance e non solo italiano, e ne viene fuori un bellissimo pezzo. Hanno impiegato un anno per fare un disco che in Italia non si √® mai sentito, pervaso in intima profondit√† da un significato che solo le grandi opere hanno. Il tocco finale √® di Mauro Pagani, che a differenza di tanti suoi coetanei che sparano cazzate dovute forse all’incombente alzheimer, ha un posto come le Officine Meccaniche, dalle quali escono ottime cose.
Ben, preparaevi a sporcarvi le mani con la merda che monta, i Teatro vi apriranno gli occhi.

www.ilteatrodegliorrori.com

La vera prigione ( K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
√ą la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

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