Stiff Richards – Stiff Richards – Drunken Sailor Records

Stiff Richards – Stiff Richards – Drunken Sailor Records

Gruppo garage punk rock granitico privo di scrupoli, oramai sulla bocca di tutti e tutte coloro che di garage punk rock granitico privo di scrupoli trafficano e masticano e godono quotidianamente.

Australiani (e di dove se no?) di Melbourne (e di dove se no?), qui alla prima prova datata 2017 giustamente ristampata dalla Drunken Sailor (che aveva già fatto uscire per l’Europa il loro terzo, belissimo, album State of Mind), dato che la prima tiratura (licenziata all’epoca dall’australiana Legless) aveva toccato 75 euro di valutazione (a soli 5 anni di esistenza, maledetti!) e dove i fantastici si dimostravano già piuttosto pratici di Garage Punk Rock granitico privo di scrupoli ma con delle nette inflessioni (curiosamente concentrate solo nel secondo lato del lato del disco) tra l’hard rock e roba più acida che rimanda ai Monster Magnet, tanto per fare un nome. Caratteristica poi dismessa dai nostri ma nella quale, va detto, erano piuttosto bravi.

Infatti c’è poco da sdegnarsi, certo Hard Rock, quello bello massiccio e senza compromessi, ha origini, come tanti altri generi, proprio dal Garage Punk anni ’60 e quindi, nei primi passi di un gruppo che desideri inserirsi nel contesto di cui sopra, pare giusto che si impratichisca anche attingendo da evoluzioni e involuzioni del genere di riferimento.

Qui gli Stiff Richards sono appunto ancora nell’involucro, eppure già dimostrano sapienza di scrittura e un’opportuna capacità di mettere insieme, mescolare, rilasciare coerenza anche tra pezzi che, ad orecchio distratto, paiono quasi in contraddizioni: il garage ha una storia e, imparandola, gli Stiff Richards qui ce la suonano, ce la cantano e, soprattutto, ce la insegnano.

Nel primo lato giĂ  si distinguono con quel garage punk che ne ha fatto la loro fortuna fino ad oggi: Brainwashed, Little Creature, Layla, brani serrati, energici, sporchi ma sempre e comunque con ritornelli da mandare a memoria senza indugio (il vostro stesso ippocampo vi ci obbligherĂ  con la forza).

Il secondo lato, come già detto, affonda le sue radici nel periodo più psichedelico del Garage: già nell’iniziale Bustin’Out, nonostante il suono per forza di cose più compatto, ricordano le esperienze acide dei Litter di $100 Fine, e così fino a Raff Riff, un bel numero di Hard Rock acido a cavallo tra the Jimi Hendrix Experience e, come detto all’inizio, i Monster Magnet.

Con Black Leather si torna all’assunto di inizio corsa:

gli Stiff Richards sono un gruppo Garage Punk granitico privo di scrupoli e quello vogliono fare è solo quello; magari variando immettendo assoli lisergici (come proprio in questo pezzo conclusivo) ma rimanendo fedeli al verbo.

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