E’ in programma per il 18 giugno l’uscita del nuovo libro di Simon Reynolds, noto scrittore e critico musicale britannico (che vanta collaborazioni con “Melody Maker”, “Village voice”, “New York times”, “Spin”, “Mojo”, “Uncut” e altre prestigiose esperienze) rinomato per i suoi studi sul legame tra classe sociale e musica e i suoi volumi e scritti su musica elettronica, rock ‘n’ roll e la parabola del post-punk (a lui si deve l’invenzione del termine “post-rock“).
Il nuovo lavoro si intitola “Still in a dream: Shoegaze, Slackers and the Reinvention of Rock, 1984–1994” e sarà pubblicato (per il momento, solo in lingua inglese, in attesa di una eventuale versione tradotta in italiano) da White Rabbit Books, e sembra rappresentare una ideale continuazione cronologica del suo best-seller “Post-punk 1978-1984“, trattando l’affermarsi di una nuova concezione, in ambito underground, del suono delle chitarre elettriche nel decennio che va dalla nascita dell’indie/guitar/noise pop, lo shoegaze, fino all’esplosione dell’indie rock su scala globale (e terminato, simbolicamente, con la morte di Kurt Cobain dei Nirvana) affrontando, tra analisi storica e interpretazione personale dell’autore, il percorso di band seminali come My Bloody Valentine, Sonic Youth, Pavement, Dinosaur Jr. e Slowdive (tra le altre) che hanno rielaborato la psichedelia per unirla alla distorsione chitarristica e la melodia pop, offrendo una valvola di sfogo contro l’alienazione giovanile di una generazione cresciuta in un’era di restaurazione politica conservativa da un lato all’altro dell’Atlantico (tra Reagan e Thatcher) e dando a vita al periodo artisticamente più florido dell’alternative rock mondiale (l’ultimo sussulto “analogico” prima dell’avvento di Internet e la rivoluzione digitale) mettendo a soqquadro il glamour del mainstream patinato.











