Siamo tutti pomicioni

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Commedia leggera ed a episodi, come da moda del cinema italiano degli anni ’60, questo è uno degli innumerevoli film diretti dal Maestro Marino Girolami, regista che nella sua fulgida carriera ha diretto poco meno di ottanta pellicole.

Fra i suoi lavori noi amanti di quelli che vengono erroneamente definiti b-movies ricordiamo con particolare affetto le collaborazioni con Franco & Ciccio, la regia di due Pierini e di Gigi il bullo (suo ultimo film), lo splendido “I magnifici Brutos del west” e “La liceale al mare con l’amica di papà”. Oltre a quelli filmati con il suo nome il nostro, sotto lo pseudonimo di Franco Martinelli, ha diretto anche altri splendidi film quali “Italia a mano armata” o “Kakkientruppen”. Converrete quindi con me che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio gigante del cinema di genere italiano. Ma concentriamoci su questa pellicola del 1963 andando a dare un’occhiata ai quattro episodi che la caratterizzano:
1) Colonnello e signora: In una caserma dell’esercito italiano giunge in visita un colonnello dell’esercito inglese (uno splendido Umberto D’Orsi in kilt) accompagnato dalla sua avvenente moglie (una fighissima Margaret Lee). La visione della donna mette in subbuglio gli ormoni dei soldati ed uno di loro, ricco e piacente, riesce ad alloggiare nello stesso albergo dei due anglosassoni. Con l’aiuto di due commilitoni, che ubriacano l’autista del colonnello e ne ritardano all’inverosimile il rientro in hotel, il soldato riesce ad appartarsi con la di lui moglie, le cui resistenze all’adulterio risultano assai flebili. Nonostante gli impedimenti frapposti però l’ufficiale inglese riesce a tornare in albergo proprio nel momento nel quale l’amante della sua signora sta uscendo dalla stanza. Non sapendo come giustificarsi il militare dice di essere una spia italiana incaricata di vegliare sulla sua sicurezza e su quella di sua moglie. Incredibilmente creduto il nostro connazionale viene pure premiato alla faccia dell’inglese cornuto e mazziato.
2) Le gioie della vita: Un dipendente di un autosalone (un giovane ma già formidabile Mario Carotenuto) approfitta della chiusura di fine settimana del suo posti di lavoro per appropriarsi di una scintillante Bmw certo che, grazie all’auto, riuscirà a rimorchiare. In effetti le sue speranze si realizzeranno e, millantando una ricchezza solo presunta, riesce a circuire una ragazza davvero notevole ed a portarla prima a cena, poi a ballare ed infine in camera da letto. L’idillio è però rotto dall’apprensiva madre di Carotenuto che piomba in albergo alla ricerca del figlio, lui la convince che la sua storia d’amore sia cosa seria tanto da farla pranzare insieme alla sua amante occasionale. Allontanata la madre, con il pretesto che la finta fidanzata pranzerà con loro l’indomani, il nostro scapolo impenitente si gode un’altra notte d’amore per poi dileguarsi la mattina successiva e tornare alla sua vita di tutti i giorni. Tornato a casa per pranzo la tavola è imbandita per tre, ma Carotenuto dice alla madre che,nonostante la ricchezza della ragazza, lui aveva deciso di porre fine alla loro relazione. Molto risentita la donna schiaffeggia il figlio e lo rimprovera per la (presunta) occasione mancata.
3) Pomicioni di provincia: Una coppia di siciliani nero vestiti che non parlano né fra loro né con gli altri ma si esprimono solo a sguardi o a cenni arriva a Roma in cerca di avventure galanti. Entrano in un night ma questo è ancora chiuso, i due però non desistono ed a un certo punto vengono avvicinati da un trafficone napoletano che dice loro di non preoccuparsi , alla compagnia penserà lui. Il partenopeo però ha intenzione di truffarli e chiama al night le moglie degli insulari, queste ultime, inizialmente inibite dall’ambiente libertino, si scatenano fra alcool e danze e si godono l’esibizione del grande Peppino Di Capri. Gli uomini invece sono condotti da due gentildonne in una casa di periferia dove sono costretti, loro malgrado, ad assistere un anziano finto degente. Sul finire dell’episodio le due coppie ed il malfattore si incontrano dinnanzi al cancello di una villa ma, coloro che dovevano essere fregati, escono dalla storia come trionfatori. Dimenticavo, uno dei due siculi è un debordante Paolo Panelli.
4) Il Piazzista: La moglie (Sandra Mondaini) sta per partire per un viaggio e quindi il marito (Raimondo Vianello) resterà per un periodo solo a casa (una sorta di casa Vianello ante litteram) Quest’ultimo appena rimasto solo invita immediatamente l’amante a recarsi a casa presso di lui. Quando l’approccio amoroso sembra ben avviato suona alla porta un piazzista (il sempre ottimo Gino Bramieri). Il venditore ambulante è particolarmente invadente e Vianello sta per scacciarlo in malo modo quando la Mondaini torna a casa senza preavviso alcuno. Il marito è ora in grande difficoltà e trattiene il piazzista dicendo alla moglie che lui e la la sua amante sono novelli sposi. Le domande incalzanti di Sandra creano non pochi grattacapi a Raimondo ma Bramieri lo salva in più di un’occasione a condizione che, in ognuno di questi casi, egli gli firmi un contratto per l’acquisto di un elettrodomestico. Il povero Vianello si vedrà quindi costretto alla fine dell’episodio all’acquisto di ogni genere di articoli per la casa ed a vedere la tanto agognata amante finire in camera da letto con il piazzista. Ovviamente questo film può essere considerato ampiamente superato dai tempi ma se, come me, siete appassionati di bianco e nero, di bellezze sixties e di frivolezze assortite vedrete che si rivelerà una gran bella visione.

Siamo tutti pomicioni – 1963
Regia M.Girolami
con G.Bramieri,R.Vianello,S.Mondaini,M.Carotenuto,P.Panelli,M.Lee,U.D’Orsi

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