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Recensione : The Queen Is Dead 186 – Rotting Corpse, Morpheus, Vast Pyre, Casked Rats

Puntata più corposa del solito, si parte con del thrash metal crossover di altissima qualità, passiamo poi ad uno dei dischi più sottovalutati del death metal svedese anni novanta, per andare a scoprire la musica megalitica di un duo tedesco e per chiudere con un disco di hard rock proletario statunitense.

ROTTING CORPSE, MORPHEUS, VAST PYRE, CASKED RATS

Puntata più corposa del solito, si parte con del thrash metal crossover di altissima qualità, passiamo poi ad uno dei dischi più sottovalutati del death metal svedese anni novanta, per andare a scoprire la musica megalitica di un duo tedesco e per chiudere con un disco di hard rock proletario statunitense.

ROTTING CORPSE

“Thrash in Pain or Die Insane” uscito per Vicrecords raccoglie quattro demo uscite fra il 1986 e il 1990 completamente remasterizzate dei Rotting Corpse dal Texas Purtroppo questo gruppo, come tanti altri della sua epoca, ebbe vita breve ma molto intensa, trovando il suo posto tra le bande notevoli della loro zona come Devastation, Rigor Mortis e Gammacide. Queste quattro demo sono piene di thrash metal, crossover,stacchi hardcore metal, tutto quello splendido repertorio che si ama del thrash metal a cavallo degli anni ottanta e novanta, forse l’epoca d’oro di questo genere, anzi togliamo pure il forse.

Questa raccolta rappresenta il meglio di uo dei gruppi più sottovalutati e meno conosciuti del metal americano, un tesoro nascosto che viene ora riportato alla luce in tutta la sua potenza. Ci sono anche agganci a nomi molto famosi, la seconda demo è stata prodotta da Vinnie Paul (Pantera) e la prima demo del padre di Vinnie e Dimebags, Jerry Abbott, che produsse anche i primi quattro album dei Pantera).

I Rotting Corpse coem si può ascoltare qui, sono un gruppo notevole formato da ex membri di Solitude Aeturnus, Devastation, dei Death dal vivo e dei Gammacide. Infatti ascoltando queste quattro demo si può cogliere il tasso tecnico molto più alto rispetto ai gruppi thrash metal medi dell’epoca. La scrittura musicale dei Rotting Corspe procede sicura, la produzione è molto buona per essere delle demo, tutto è curato e rende al meglio la potenza e l’abrasività di questo gruppo. Una ristampa che riporta nelle nostre orecchie un gruppo davvero notevole, figlio di un momento del metal che ha portato sempre un grande piacere e una grande soddisfazione negli ascoltatori, anche a distanza di quasi quarant’anni, una pianta marcia che non ha ancora intenzione di morire.


MORPHEUS

Ristampa remasterizzta e remixata dell’olandese Vicrecords del mini album ” In the arms of…” degli svedesi Morpheus, registrato nel 1991 e rilasciato originariamente solo in formato MLP. Il disco è quanto di più svedese ci possa essere nel death metal, e all’epoca i Morpheus facevano parte di quella schiera di grandi gruppi death metal svedesi alla pari degli Entombed e di nomi maggiori. Morpheus è stato formato a Stoccolma nel 1990 dagli attuali chitarristi dei Ncorphobic Sebastian e Johan.

I Morpheus hanno registrato una demo nel 1990 come Exhumed , questo mini album e un disco sulla distanza lunga, prima che tutti i membri andassero in gruppi metal svedesi molto conosciuti dove sono tuttora, Sebastian Ramstedt (In Aphelion, Necrophobic, ex-Black Trip, ex-Nifelheim) e Johan Bergebäck (In Aphelion Necrophobic, ex-Dismember, ex-Amon Amarth dal vivo, ex-Nifelheim), e i ll batterista Markus Ruden era membro originale di Carbonized.

La ristampa migliorata ci permette di usufruire la meglio del magnifico suono death metal di questi svedesi. Sette pezzi che includono anche il demo “Obscurity” di quando si chiamavano ancora Exhumed, e già facevano ottimo death metal. Chi ama il death metal svedese qui andrò totalmente a bagno, potendosi immergere alla fontana primigenia di quel suono, grazie anche alla bravura di questo gruppo che distilla death meta vecchia scuola in ogni nota ed in ogni passaggio.

“In the armms of…” è la testimonianza rinnovata e migliorata di un suono che in quegli anni stava vivendo un momento unico, e non lo si afferma per nostalgia ma solo per constatazione di un qualcosa che non è più tornato. Il death metal è mutato come è giusto che sia, dopo quegli anni sono stati prodotti ottimi dischi, ma questo suono è stata replicato poche volte. Ascoltare questo disco dei Morpheus è andare alla fonte del death metal, ascoltando qualcosa che era fatto in un maniera che ora ci siamo quasi dimenticati.

Death metal marcio, dritto per dritto, da gustate preferibilmente con un fumetto.


VAST PYRE

“II | Bleak” è il nuovo disco del duo tedesco Vast Pyre, ed esce per Octopus Rising, sussidiaria di Argonauta Records. I Vast Pyre pur essendo in due producono musica megalitica, doom psichedelico, con picchi sonori giganteschi, come se la forza di mille montagne si abbattesse su di noi malcapitati, mentre i poli si invertono e il magnetismo diventa potenza totale e mortale.

Nel disco c’è una padronanza totale dei tempi, delle pause che si esprimono attraverso riffs circolari con amplificatori che sono talmente caldi che non prendono nemmeno fuoco- La scelta stilistica e musicale di suonare senza il basso, solo chitarra, batteria e voce paradossalmente regala una maggiore profondità al tutto, rendendo ancora più particolare il suono di questo disco.

Proprio questo lavoro segna la grandezza musicale di questo gruppo, queste cinque tracce di lunga durata sono marce attraverso terre perdute a sud del paradiso, dove la polvere e le intemperie scandiscono le giornate, dove la luce penetra poco e quel poco è una condanna, dove i venti sono riffs di chitarra che avvolgono i poveri viandanti, anzi i maledetti che sono costretti dal peso delle loro colpe ad intraprendere un cammino che non offre salvezza, ma solo sofferenza.

La potenza e la nera bellezza della musica dei Vast Pyre qui raggiunge il suo apice, per un disco che possiede una profondità notevole, con delle viscere che avviluppano l’ascoltatore in una morsa che non gli lascia scampo.

La copertina visionaria e potentissima di Zdzisław Beksiński pittore polacco ora deceduto che come pochi è riuscito a creare arte oscura, esprime benissimo i concetti e la musica espressi in questo disco di rara portata.


CASKET RATS 

A vedere le loro copertine i Casket Rats sembrano i tutto e per tutto un gruppo doom metal, con foto nelle chiese e bare nere nel logo. Invece, e le belle sorprese in musica sono sempre graditissime, gli americani Casket Rats sono un grandissimo gruppo di hard rock con influenze sleazy e metal, con quel bel tiro che hanno i gruppi a Boston, Massachusets.

I nostri hanno pubblicato da poco “Rat city rockers” presso l’emerita Tee Pee Records, ed è un gran bel disco di rock and roll ad altissimo numero di ottani. Tra le loro fila troviamo il bassista Keith Bennett che viene dalla Boston hardcore avendo militato in gruppi come The Wrecking Crew e Death Ray Vision. “Rat city rockers” è un disco di hard rock senza compromessi né fronzoli, fatto dalla classe operaia per la classe operaia, con i pro e i contro della cosa.

Il loro suono si inserisce nelle tradizione americana che va dagli Mc5 in giù, la colonna sonora degli Usa che faticano ad arrivare a fine mese, e che quando vanno fuori a svagarsi non badano tanto al sottile, e sono fiumi di birra, hard rock e spesso botte. I Casket Rats non sono il tipico gruppo hair metal anzi, sono pesanti, il loro hard rock ha un tiro hardcore e vicino al punk, elementi che rendono questo gruppo molto particolare e molto piacevole.

L’esperienza dei membri del gruppo è il terreno ideale dove far crescere questo suono e questa attitudine stradaiola e molto poco alla moda, con un suono irresistibile e molto marcato e dalla forte identità. Il suono che ne viene fuori è una trasposizione ai giorni nostri, confusi e veloci, di un suono che ha fatto la sua comparsa fra giovani e meno giovani tanto tempo e veniva chiamato rock and roll, bollato come scandaloso e sconveniente.

A distanza di tanti anni gruppi come i Casket Rats continuano a portare alta la bandiera della musica ruvida e suonata veloce, con un disco che farò la gioia di chi non si rassegna a divertirsi in silenzio e vuole rumore, tanto rumore.

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