Il punk nell’ Emilia paranoica: cosa ne resta dei CCCP a Fellegara

Il punk nell’ Emilia paranoica: cosa ne resta dei CCCP a Fellegara 1 - fanzine

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Il Bar Gambarelli di Fellegara è uno di quei posti in cui il vino non viene versato in calici dalla capienza spropositata, e viene consumato in maniera uniforme durante tutto l’arco della giornata, e non soltanto durante l’ora dell’aperitivo.

Il Bar Gambarelli di Fellegara ha un lungo bancone, fatto di legno e di marmo verde, su cui vengono distribuite, in ugual misura, senza parsimonia, cortesia e diffidenza.

 

Al Bar Gambarelli di Fellegara ci entrai un sabato mattina chiedendo un caffè lungo e dove fossero nati i CCCP Fedeli alla Linea.

 

Fellegara è una frazione di Scandiano, a 15 km da Reggio Emilia, che conta poco più di 1000 abitanti. Tra questi, una trentina di anni fa, ci sono stati Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni e gli altri. I Fedeli alla Linea.

È lo stesso Zamboni a raccontare la prima volta che sentì parlare, con sconclusionato entusiasmo, di Fellegara: “Sono al Santa Maria, ospedale, autunno, reparto chirurgia. Da poche ore mi manca l’appendice, tagliata via d’urgenza appena prima della sua metamorfosi in peritonite. Non in gran forma, insomma, un cadaverino verde più che mai, quando irrompe Ferretti – non entra mai, Ferretti: irrompe – e sbracciando e saltando mi informa della nostra vita. Afferro poche cose tra le flebo, una casa, campagna, Scandiano…

Capisco che può finalmente lasciare il garage alla Roncina dove, assieme a Ganja, pastora tedesca, vive da quando siamo tornati da Berlino. Ha una casa vera, ora. Abbiamo una casa vera, a Fellegara”.

La storia del casolare in cui sono nati i CCCP Fedeli alla Linea è raccontata in un libro fotografico[1], in cui sono state raccolte le immagini più autentiche e intense di quegli anni. A raccoglierle è stato Toni Contiero, scrittore, disegnatore e fotografo, uno dei primi a collaborare con i CCCP, negli anni in cui il gruppo viveva a Fellegara. Nel 2014 Contiero incontrò Annarella Giudici, benemerita soubrette del gruppo; da questo incontro nacque l’idea di raccogliere le fotografie ed i ricordi che chi frequentava Fellegara in quegli anni custodiva in fondo a qualche cassetto. Il libro fotografico è dedicato a Francesca Costa, prematuramente scomparsa, che capì sin dagli albori il potenziale artistico del gruppo punk filosovietico e che ne favorì, nell’84, l’incontro con lo stesso Contiero.

Tornando al Bar Gambarelli, arrivati a Fellegara, se si ha bisogno di informazioni, non si ha l’imbarazzo della scelta. Bevendo il caffè domandai a quei pensionati, che bevevano bianchetti già di buon’ora, se fosse da quelle parti il casolare dei CCCP. Solo qualcuno fece cenno di non aver capito di cosa stessi parlando, senza comunque rompere il silenzio. Allora incalzai, tirando fuori il telefono: “Cerco questo casolare” e mostrai la foto rossastra che fa da copertina al libro. La barista, rimasta in silenzio fino a quel momento, strizzò gli occhi di miope concentrazione e disse: “il casolare è il suo, chiedilo a lui” indicandomi un ragazzo grosso e perplesso, che non vedeva l’ora di sapere per quale cazzo di motivo stessi cercando casa sua. Spiegai che avevo letto un libro (del quale continuavo a ostentare la copertina, a mò di santino) ambientato a Fellegara, in un casolare che era servito da “sala prove” per un gruppo punk, chiamato CCCP. Il ragazzo si convinse (non tanto della storia assurda, di cui evidentemente non sapeva nulla, quanto della mia innocuità) e mi disse che per arrivare al casolare dovevo percorrere un altro tratto di Via Brugnoletta, quindi girare a destra, me lo sarei trovato sulla sinistra. La barista, ora gentile e convinta dalle mie argomentazioni, mi disse che se li ricordava “quei tipi lì”: giravano per il paese “vestiti strani” e che lei, allora bambina, li guardava dal terrazzo, impaurita dai cani di grossa taglia che si portavano appresso (uno dei quali doveva essere Ganja, pastora tedesca, di cui sopra). Poi spronò qualche pensionato a darmi testimonianze ma nessuno sembrava ricordare, a distanza di trent’anni e più, “quei tipi lì”.

Dopo nemmeno un chilometro mi trovai davanti al casolare, che mi sembrò molto meno punk di come me lo aspettassi: aveva le persiane color prugna pitturate da poco, una vigna ben curata che lo circondava e il tetto con tutti i coppi al posto giusto, e non sdentato e traballante come l’avevo immaginato. Un bell’agriturismo emiliano come ce ne sono tanti in quella zona. Anche a Zamboni deve aver fatto la stessa impressione, visto che nel libro dice: “Tante ne ha viste e tante ne ha vissute trascorrendo il secolo quella casa […], ma certo quello che ha attraversato per un pugno di anni dal 1981 in poi non lo può scordare. Quando lo rivedo – ogni tanto mi capita di deviare – mi sembra sempre le manchi qualcosa”.

 

Il tempo a Fellegara non ha reso l’onore della memoria a quello che i CCCP Fedeli alla Linea hanno significato per la musica in Italia. Per questo però non si può portare risentimento ad un paese di provincia, tanto meno a un bar dove i pensionati si stanno facendo (giustamente) gli affari loro. Il punk filo-sovietico di quegli anni fu compreso a pieno solo a posteriori (sia dal pubblico, sia dalla critica) ed anche nella comprensione di questo i CCCP furono dei precursori. Giovanni Lindo Ferretti, profetico, scrive infatti sulla sua pagina Facebook: “[…] Siamo arrivati tardi o forse troppo presto, comunque il nostro tempo non assomiglia al vostro. Crederci. Il resto è conseguenza”.

[1] T. Contiero (2015), Fellegara. Dove sono nati i CCCP Fedeli alla linea, Agenzia NFC, Rimini

marco terribile

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