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direttamente da Philadelphia ecco il ritorno dei Paint it Black , dopo l’esordio con “CVA”.Sotto la guida di J. Robbins, produttore già con Promise Ring, Jets to Brazil, Jimmy Eat World), il gruppo si è evoluto, soprattutto riguardo alla durata delle canzoni, ora mediamente sui due minuti, a differenza dell’esordio, dove vi erano canzoni di un minuto o meno.Come afferma il frontman Dan Yemin, già con Lifetime e Kid Dinamite, la composizione un più ampio respiro ora, senza perdere l’intensità dell’esordio. Sempre citando Yemin, nel disco si trovano paranoia, alienazione, am anche l’illusione di essere a posto. Mentre sotto la scorza del patriottismo americano c’è molto marcio. L’inizio è molto intenso, con “election day”, poi si continua, con più melodia in “Pink slip”. Si torna duri in “Exit wounds”, un dei loro classici pezzi, molto intensi, tipo Bad Brains, ma con più costruzione musicale, con scorazzate in campo emo, come in “Ghosts”, ma si torna subito all’hc, per poi schitarrare un po’ di emo, senza mai perdere la bussola.Gran produzione e si sente, La quinta traccia si avvicina molto ai Minor Threat, ma conserva una notevole carica ed originalità. La seguente “ Atheists in foxholes” è molto intensa pur essendo leggermente più melodica. In “Nicaragua” c’è la protesta di fronte a uno dei soliti giochi americani durante la guerra fredda. Molti gruppi fanno gli “incazzati” in questo momento, anzi, è quasi di moda, ma i Paint it Black lo fanno in una maniera intelligente, anche perché hanno alla loro spalle un grande scuola di HC. In “Labor day” si continua il pogo, che degenera ancor di più all’ascolto della successiva “Burn the hive”, grande dimostrazione di stacchi e ripartente molto potenti. “Panic”rappresenta il nuovo corso dei Paint it Black , con nuovi elementi musicali, che migliorano il tutto. L’undicesima traccia “Angel” continua il discorso dei due minuti una canzone, senza aver paura…Le ultima tracce non fanno altro che confermare il grande valore di questa band, che mi ha davvero impressionato molto. Dal vivo mi hanno detto che spaccano…su cd di sicuro ti fanno venire una voglia di rompere tutto.Da quando mi capita di recensire opere pubblicate dalla Jade Tree non ho ancora trovato un cd brutto o noioso, è un’ottima etichetta, con proposte molto varie all’interno del suo catalogo.Tradizione ed innovazione. Non mi pagano per dire queste cose, ma devo far notare che la Jade Tree, che potrebbe non cagare neanche di striscio la nostra piccola e-zine, invece ci manda un sacco di roba,che noi recensiamo volentieri, a differenza di altri che non ci mandano nulla o fanno mille problemi, poi fate un po’ quello che ve pare….noi siamo sempre qui.

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