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Recensione : The Queen Is Dead Volume 195 – Syberia, a tribute to Ozzy Osbourne, All We Leave Behind

Syberia, A Tribute to Ozzy Osbourne e All We Leave Behind: tre uscite tra post metal, heavy metal e death doom da non perdere.

SYBERIA

“Quan tot s’apagui” (quando tutto si spegne) su Moment Of Collapse Records è il nuovo disco dei catalani Syberia, quartetto post metal di notevole levatura. Questo disco è la loro prima opera in catalano, e ciò dona una profondità maggiore e differente rispetto ai lavori precedenti.

La sonorità dei Syberia è qualcosa che proviene dal profondo del nostro animo, una costruzione dal basso di immagini, forze che sono in conflitto fra loro, poesia sonora fatta di distorsioni e suoni che si aggirano fra luci e tenebre, giocando fra esse e vivendo di contrasti.

Le canzoni dei Syberia sono di ampio respiro hanno il ritmo narrativo di un racconto fatto per suoni, con un incedere simile a quello dei numi tutelari Neurosis, e di loro i Syberia aggiungono molto.

L’opera tratta di quando tutto finisce, o almeno di quando cessa la nostra percezione del tutto, di quando la vita diventa nulla, o qualcosa di sconosciuto che si potrà capire solo quando saremo dentro questo evento. Quan tot s’apagui”è un disco che suscita molte emozioni, ci scuote forte come per svegliarci e farci scrutare qualcosa della reale natura umana, squarciando il velo della realtà che ci siamo costruiti noi ma che non aderisce per nulla alla verità.

IL gruppo catalano agisce molto bene fra momenti di maggiore calma ed sfuriate notevoli come in “Llampecs d’oblit d’uns records en vida”, uno dei tanti momenti notevoli del disco. Un disco fra i migliori usciti negli ultimi in campo post metal e post in generale, una cascata di emozioni, un fiume lavico di bellezza dura e necessaria che ti investe, e dopo tutto è differente, si capisce maggiormente ciò che ci circonda.

Iron Man’s Anthem: A Tribute to Ozzy Osbourne

La californiana Witching Buzz Records aveva esordito con il tributo ai Kyuss, dove diversi gruppi provenienti da tutto il mondo si cimentavano con brani dei maestri del desert stoner. Qui invece celebriamo il principe delle tenebre Ozzy Osbourne, passato di là nel 2025. Seguendo la ricca formula del tributo precedente qui abbiamo ventidue gruppi da Francia, Italia, Scozia, Usa, Portogallo, Inghilterra, Finlandia, Germania, Polonia, Svezia e Irlanda, che propongono le loro versioni dei brani di Ozzy provenienti sia dal periodo con i Black Sabbath che nel periodo solista.

La bellezza dei tributi, almeno di quelli fatti bene come questo, è che si sentono brani conosciuti ed amati rivisiti attraverso la lente del suono di gruppi che amiamo. Per esempio chi ci segue sa che abbiamo apprezzato particolarmente il debutto discografico dei francesi Poste 942 che qui si confermano benissimo con un fantastico rifacimento di “No more tears”, forse uno dei migliori episodi di questo tributo e della carriera solista di Ozzy stesso.

Delle ventidue canzoni non ne troviamo una che non funzioni, facendoci capire molto a fondo quale è stato il lascito artistico di Ozzy, che era un musicista ed un autore che andava molto al di là dell’immagine che dava o meglio, che gli facevano dare.

Ascoltando questo sentito tributo di alta qualità si percepisce quanto sopra e anche la sua capacità di collaborare con gente di grande talento, come i Black Sabbath, Randy Rhoads e Zakk Wylde, come tanti produttori e managers. Un tributo di rara bellezza e varietà, ci sono tantissimi stili musicali, molti modi diversi di interpretare l’eredità di Ozzy Osbourne, un uomo senza il quale moltissima gente in meno avrebbe preso in mano uno strumento o un microfono. Grande possibilità di scoprire gruppi che non si conoscevano, qualità molto alta.

ALL WE LEAVE BEHIND

“In absence of light” su Octopus Rising è il nuovo disco dei All We Leave Behind, gruppo francese da Grenoble. Il suono di questo gruppo spazia dal doom al death passando per un immaginario gotico molto forte. Il loro incedere è lento, cadenzato, pesante e con un cantato in growl che rende molto bene questa marcia dei dannati.

La band di Grenoble suona partendo dai numi tutelari del passato quali My Dying Bride e primi Anathema, ma è anche molto vicina al doom classico, il tutto rielaborato in maniera originale e personale. Dopo vari cambi di formazione si è finalmente arrivati ad una formazione stabile che ha permesso la produzione di questo disco, un grande disco di death doom con influenze gotiche.

Una delle tante cose notevoli di questo lavoro è l’atmosfera che questo gruppo riesce a creare, stimolando l’ascoltatore come in “Nailed to a dark fate”, un pezzo che riassume molto bene la filosofia e la caratura sonora di questo gruppo. Partendo proprio dall’assenza di luce come nel titolo, il gruppo ci conduce in una ricerca infera negli abissi della terra e anche oltre, fino ad arrivare ad abbandonare totalmente la luce per immergerci nelle tenebre, che sono dentro e fuori di noi.

Questo disco è composto di una musica metafisica, un connubio molto riuscito di death e doom che piacerà molto agli amanti delle discese in abissi senza luce.

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