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I Maxpicchiatoda3 sono un quintetto di Asti che, sotto la Green Fog Records (etichetta anche di Numero 6 e Meganoidi, tra gli altri), ha appena pubblicato l’omonimo album d’esordio: una perla di indie rock/pop italiano che fa dell’originalità il proprio elemento distintivo. Originilità che, ad un primo ascolto, può spiazzare l’ascoltatore ma che, abituatosi alla sonorità del gruppo, non può rimanere indifferente al fascino del disco.

Sono dodici tracce, per un totale di quarantadue minuti di durata, racchiuse in un’elegante custodia di colore nero sulla cui copertina spicca il disegno di una massiccia rosa rossa, pasticciata con non meglio definiti scarabocchi matematici. Il nome (e titolo del disco) ‘Maxpicchiatoda3′, di per sé, può suonare bizzarro e campato in aria ma, come afferma il gruppo stesso sul proprio sito, è stato suggerito da un anonimo graffitaro genovese.

Uno degli elementi dominanti e caratterizzanti del disco è la varietà delle tracce, che suonano ognuna in modo diverso dall’altra. Malgrado questo, i MPD3 sono stati in grado di rendere il tutto uniforme, dando al disco una sua personalità d’insieme. Volendo fare un parallelo chimico, si potrebbe dire che è assimilabile ad una soluzione eterogenea, come il latte. Visto in prospettiva infatti il gruppo ha caratteristiche distintive, che legano le tracce l’una all’altra, ma, se si osserva il disco al microscopio, si riescono ad individuare la varietà e l’originalità che caratterizza ogni traccia.

E’ una varietà ottenuta attraverso un dosaggio abbondante ma sapiente dei synth che, interagendo con gli altri strumenti suonati dai MPD3, distinguono i pezzi più allegri e movimentati da quelli introspettivi e romantici. La versatile voce di Andrea Virga, poi, si dimostra in grado di adattarsi perfettamente a tutti i frequenti cambi di sonorità del disco ed è lo strumento ideale per esprimere al meglio i testi delle tracce. Questi possono essere, infatti, considerati un altro punto di forza dei MPD3: non sono mai banali e, grazie ad una perfetta commistione tra poeticità e argutezza, non si limitano a seguire passivamente le melodie, prevalicandole anzi molto spesso.

Nel complesso, però, tutte le tracce hanno bisogno di un paio di ascolti prima di essere apprezzate a pieno. Solo poche fanno eccezzione: “Sean Lightholder”, il pezzo più elettronico e pop di tutto il disco, “In punta di piedi”, che colpisce con il suo testo dolce e la melodia coinvolgente, e “Yuppismo”, non a caso scelta dal gruppo stesso per il loro primo video ufficiale. Le altre tracce risultano meno immediate ma, non per questo, meno valide. Bastano solo un paio di ascolti per interiorizzarle completamente e, con molta probabilità, infatuarsi del disco.

01 Sean Lightholder
02 Passando Da Dove Non Si Vuole
03 Verso Il Tuo
04 In Punta Di Piedi
05 Contando I Lividi
06 Gin + Roipnol
07 Scuse Inutili
08 Yuppismo
09 Poveri Diavoli
10 In Tunnel
11 Hiding Your Army
12 Oh, Sheila!

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