Max (Un’avventura del Detective Newton EP. 08)

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Max
(Un’avventura del Detective Newton)

Di Pietro Rotelli

Per alcuni minuti fu tutto un andirivieni di esseri – militari o paramilitari – gente armata. Curtis era ancora seduto sulla sedia di costrizione pur essendone stato svincolato e si guardava intorno cercando di convincere qualcuno a spiegargli cosa stava accadendo, ma nessuno sembrava badargli e mano a mano che passava il tempo anche lui cominciava a essere più concentrato sulla minaccia che incombeva su quel luogo che non sulla propria immediata libertà.

«Detective! Sai tenere in mano un blastatore a compressione ionica, suppongo?» gli chiese l’ometto giallo e porgendogli un fucile.

«C-certo» rispose titubante Curtis, anche perché non solo non ne era sicuro (lui era più portato per armi leggermente meno d’assalto) ma era anche indeciso sul prendere parte a uno scontro senza sapere chi aveva di fronte e con chi stava facendo squadra.

Il capo gli tirò l’arma in braccio e si dileguò in un corridoio attiguo agitando le mani e impartendo ordini a destra e a manca.

In quel preciso istante un boato devastante lo gettò sulla parete opposta al punto dove era. Intorno tutto un vorticare di macerie e polvere e traccianti laser. Spari dappertutto e grida disumane. L’unica cosa a cui riusciva a pensare era come portarsi fuori da quel casino, figuriamoci se avesse intenzione a prendervi parte, che si fottesse il nano giallo e tutta la sua banda. Andando avanti a tentoni e strisciando trovò riparo dietro una consolle di comando che ormai poteva comandare ben poco, visto lo stato in cui era messa.

Cercò di guardare oltre per capire che cosa stesse succedendo. Ma oltre al turbinio di polvere e laser non riusciva a capire niente. cercò un modo per uscire da lì, e dopo un po’ che si guardava intorno intravide una possibilità: il corridoio era assediato, ma se fosse riuscito a correre molto veloce e a farsi mancare dai blaster che sparavano fra loro allora sarebbe arrivato al montacarichi del locale adiacente. E certo non sapeva bene dove portava quel montacarichi, ma sarebbe stato sicuramente un posto migliore di quello.

Sperava.

Chiuse gli occhi e prese un respiro profondo, mentre preparava il corpo a quell’impresa.

Dove cazzo era Osm, ora si che gli avrebbe fatto comodo immaginare uno scudo. Quell’inutile volatile del cazzo lo avrebbe fatto apparire quello scudo e sarebbe stato tutto sommato semplice venire via da quel luogo.

Era pronto.

Fece l’ultimo, profondo respiro, e scattò.

E rimase piantato dov’era: qualcuno lo aveva afferrato per il colletto e lui cascò indietro a sedere.

«Dove vai?» Il gorilla aveva un paio di vistosi tubi che gli uscivano dalla calotta cranica, e un occhio rosso e lucido, come di vetro. Contestualmente un colpo di gigablaster portò via una porzione del corridoio e di tutto quello che conteneva. Si sentì esultare qualcuno in lontananza.

«Non mi ringraziare non importa, per di qua.» e così dicendo il gorilla (coperto da una corazza metallica molto cromata e da un mantello nero di un tessuto pesante) si voltò e puntò dritto verso la parete in fondo alla stanza.

«È una parete.» tentò di fargli notare il Detective, ma inutilmente: il bestione ci si era ormai lanciato contro come se dovesse abbatterla. A un millimetro dall’impatto lanciò una palla di muco sulla parete e si spalancò un universo con tutte le stelle e il gorilla ci si infilò dentro. Curtis rimase immobile con la bocca spalancata.

«Allora, vieni?» si sentì una voce provenire dall’universo nella parete.

Si alzò e senza fare domane si tuffò a sua volta e contrariamente a quanto si aspettava, e cioè a un errare calmo e pacifico per i flutti cosmici e le supernove, si trovò in mezzo alla piazza delle indulgenze, con la gente fin sopra le orecchie.

«Ma come —» sussurrò fra sé e sé.

«Oh, niente di che: un portale plasmatico. Illegale, ma veloce. Se non ti fermi a guardare un fluttuante o se non incappi in una supernova» il gorilla gli stava in piedi accanto.

«Chi sei?» chiese fra i denti il Detective che ormai stava perdendo il bandolo della matassa: troppe cose, tutte insieme, tutto troppo.

«Mia madre mi ha chiamato con l’altisonante nome Maximilian Francis Vladimir III, ma tutti mi chiamano Max.» Rispose il gorilla.

«Chi erano quelli?»

«Quelli che ti avevano preso o quelli che li attaccavano?»

«Tutti»

«Quelli che ti avevano preso erano la banda dell’Olorosario Interrotto, quelli che li attaccavano erano il Terzo Cielo.»

«Ottimo. E i cattivi quali sono?»

«Dipende da che parte stai.»

«Dalla mia.»

«Allora tutti. O nessuno. Scegli te.»

«E ora dove si va?»

«Dipende: che devi fare?»

«Nascondermi, e trovare risposte.»

«Allora in un posto sicuro, intanto.»

«Sicuro da cosa?»

«Sicuro da tutti.»

«…»

Si avviarono in mezzo alla folla finché non trovarono un vicolo completamente deserto, ci entrarono e il gorilla si piantò davanti a un’effige di un santo che Newton non riuscì a distinguere.

Max premette la testa della statuetta e di colpo si aprì un passaggio segreto nella parete che avevano di fronte. Lasciarono aprire il passaggio e vi entrarono: si trovarono in una stanza illuminata da led e da piccoli schermi verdastri e neon colorati. Mille suoni e bip e bling bling e intermittenze di spie. Era una stanza di controllo, e faceva ridere che ci fosse così tanta luce colorata in un posto privo della benché minima apertura sull’esterno.

«Ma chi sei, il capo della revolucion???» chiese sarcastico il Detective Newton accennando un sorrisetto astuto sulla faccia.

«Possiamo metterla anche così.» fu la risposta secca (ma non seccata) del cybergorilla. Curtis smise di sorridere.»

«In che senso, quanti siete? che avete intenzione di fare?» chiese un filo allarmato.

«Per ora sono solo, e riuscirò a liberare questo cielo da questa manica di inutili pellegrini e ridarò la dignità alla mia patria.»

«SOLO?» fu l’unica cosa che registrò Curtis: solo. «Sei solo?» urlò ormai senza contegno il detective Newton.

«No, in effetti ora che sei con me siamo in due.» e così dicendo, Max, sorrise «Adesso però dobbiamo capire cosa cerchi e come trovarlo.»

Ci fu un BIP molto forte e il gorilla mise una mano sulla bocca di Curtis per zittirlo mentre quest’ultimo stava rispondendo.

«Shhhh» disse sottovoce «C’è una scansione sonora delle guardie di sicurezza, se facciamo piano non ci sentiranno.»

«E se ci sentono?» sussurrò il Detective «Che succede se ci sentono?»

Max fece un eloquente gesto spostando l’indice orizzontalmente lungo il collo.

«Appunto» fu il commento di Curtis.

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