Lo Stato Sociale

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Non è stata la mia serata marcata Habanero, attivissima casa editrice genovese che propone eventi in cui a reading di brani e poesie si contrappongono live musicali, ma sicuramente è stata una delle più divertenti.

Preceduti dai local heroes e promettenti Little Chestnuts, hanno suonato infatti i bolognesi Lo Stato Sociale, del cui ottimo disco d’esordio Turisti della Democrazia abbiamo parlato il mese scorso in occasione della sua uscita (qui:https://www.iyezine.com/recensioni/1671-lo-stato-sociale-turisti-della-democrazia.htm). Grazie al disponibile capoccia di Habanero, Emanuele Podestà, sono riuscito a scambiare anche qualche veloce botta e risposta con il gruppo.

iyeLa prima impressione generale che ho avuto ascoltando il disco è stata che l’aspetto melodico e l’orecchiabilità fossero in prevalenza rispetto ai testi, cosa piuttosto inusuale per un disco come questo basato su testi molto forti e d’effetto. Nel momento di comporre i brani i testi sono passati davvero in secondo piano? A cosa date la precedenza generalmente?

Lodo: Generalmente nascono sempre prima i testi, in maniera individuale o collettiva. Siamo in tre a scrivere e ogni tanto ci completiamo anche le cose l’uno con l’altro. La cosa che ci interessa per prima sono i testi e sono la cosa più autenticamente interessante. Però siamo comunque abbastanza bravi -nel senso di ‘paraculi’- nel mettere giù le parole in modo che rimangano impresse e che il loro significato sia veicolato immediatamente. Questo con un cantato strano, un parlato, ritornelloni, con qualcosa che si incolli subito alla memoria per cercare di tirare fuori la massima potenzialità dalle parole, che di per sé sono la cosa più interessante che abbiamo.

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iyeAd ogni modo l’aspetto melodico sembra comunque più curato di alcuni artisti che si basano sulla stessa formula di alternare testi accattivanti e sottofondi orecchiabili…

Lodo: Sì, forse sì, è strano per noi dire curato. Di per sé non abbiamo molte cose da curare. Siamo fondalmente ignoranti e mettiamo giù melodie con la giusta ignoranza per restare incollati agli ascoltatori.

iyeimperante in tutto il disco è un anima pop che in certi momenti sembra anche citare influenze molto vicine all’anima più commerciale, mi riferisco soprattutto a “Quello che le donne dicono”.

Lodo: In quella traccia abbiamo voluto prenderci per il culo: il testo è una presa per il culo, abbiamo esagerato per divertirci e basta. Fare la macchietta del pop, spingere le tracce in quella direzione per me è abbastanza divertente. Crediamo quasi sia un maniera di fare punk, di sbugiardarsi, di prendersi in giro, di fare cose in maniera molto libera.

iyeQuindi queste intenzioni erano già una consapevolezza all’interno del gruppo? A volte nel disco si spinge molto verso quest’aspetto melodico e anche pezzi più ‘impegnati’ hanno come sottofondo beat accostabili al mondo pop. Per esempio in “Cromosomi”…

Cromosomi è un pezzo sulla libertà, allunghiamo le vocali e facciamo cose che ci fanno sentire liberi, come se suonassimo in un campo in mezzo a centinaia di persone tutte nude che hanno voglia di trombare un sacco. All’interno del gruppo c’è stato un processo, una sorta di ‘perdita d’innocenza al contrario’. All’inizio inizio, quando eravamo in tre e Music Maker 2004, volevamo semplicemente prendere per il culo la canzone pop e fare cagate che ci facessero ridere e divertire. Poi capita che cominciano a chiamarti in giro, cominci a girare, a suonare un sacco, cominci ad essere tutta la settimana o tutti i giorni insieme ai ragazzi e diventa naturale fare canzoni in cui cerchi di raccontarti di più. A quel punto non te ne frega più niente di che genere fai. Non vuoi essere pop e non vuoi essere niente. Molti di quelli che ci seguono non percepiscono la differenza tra le due fasi e il che va benissimo.

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iyeGirando un po’ in rete mi è sembrato che a livello di critica, più o meno specialistica, ci sia stato un po’ di immotivato snobbismo nei confronti di Turisti della Democrazia. Come avete percepito voi l’accoglienza del disco?

Lodo: Davvero? A noi fa strano una domanda del genere perchè in realtà questo riscontro così immediato non ce lo saremmo mai aspettato. Il fatto che una settimana prima dell’uscita del disco le radio nazionali pompino i pezzi -cosa di per sé abbastanza inaudita nell’indipendente- non ce lo saremmo mai aspettato. Il fatto che il singolo del disco in tre settimane abbia fatto 80000 click su YouTube o che suoniamo in vari posti e i concerti sono sempre pieni. La cosa che abbiamo percepito è che facciamo cose che hanno una bella e sana capacità di fare appeal verso le persone e la critica arriva sempre dopo con noi, soprattutto quella specialistica. Moby Dick di Radio 2 ci chiama a suonare perché è più da lontano, si muove Repubblica per intervistarci, non si muove il Mucchio. È abbastanza normale che succeda così: diciamo cose oneste, e, quando qualcuno dice cose oneste, o lo mandi affanculo o gli vuoi bene. In secondo luogo diciamo cose che arrivano in maniera immediata e quindi quel bug mentale della critica del ‘dover raccontarsi, di capire qualcosa che capisce lui prima e più degli altri’ con noi non funziona, quello che c’è lo vede e lo può capire chiunque, anche chi non ha mai aperto una rivista di musica. È una cosa che sta funzionando e tutto sommato bella, che ci fa conoscere molto. Non c’è niente di peggio di avere tutti che ti dicono «6 e mezzo/7».

Quindi una breve telefonata con Bebo, non presente di persona alla serata, che ha spiegato come “Sono così indie” sia stata il frutto di arrangiamenti continui e maturati nei vari live, fino a discostarsi molto dalla versione che precedentemente girava su YouTube e che aveva portato il nome del gruppo sulla bocca di molti. Dunque il live, in cui Lo Stato Sociale hanno saputo intrattenere il pubblico con la simpatia e ironia che li caratterizza.

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