LIVE REPORT: BUGGE WESSELTOFT e CHRISTIAN PROMMER

LIVE REPORT: BUGGE WESSELTOFT e CHRISTIAN PROMMER 1 Iyezine.com

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L’apertura è affidata a Marco Selvaggio, con il suo particolarissimo strumento, l’hang, ovvero un guscio metallico costituito da due parti unite, tenuto sulle ginocchia e suonato con le mani, a percussione, dal nostro abile “hang player”. Una performance sicuramente curiosa e interessante, che dà già l’idea della ricercatezza e delle idee che stanno dietro al “teatro elettronico” di Electropark.

Entrano dunque in scena Wesseltoft, alla sinistra del pubblico, e Prommer, alla destra. Ognuno ha il suo piccolo laboratorio del suono: il tedesco ha la sua batteria, il mac per le basi, un controller e una drum machine; il norvegese invece ha dalla sua il piano, le tastiere-synth, un iPad per la generazione di suoni da smanettamento.

Forse io però sto dando un po’ troppo per scontato che tutti siano a conoscenza di questi due personaggi…facciamo un passo indietro…Bugge Wesseltoft è figura di spicco nell’ambito del Nu-Jazz, ma che ama molto anche spingersi più in là nella musica elettronica, con collaborazioni di spicco (Garnier, il grande Schwarz, e ora Prommer), insomma è uno che la sa lunga. Christian Prommer è ormai un veterano della scena elettronica, visto che iniziò la sua carriera tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ed è produttore e polistrumentalista specializzato in percussioni; si parla per lui di musica house e techno, vista però in un modo del tutto singolare, con un approccio jazzistico che lo ha portato a realizzare le celebri “Drumlessons”. Un mix davvero potente, vero? Leggendo le due biografie, sembra che questa collaborazione non possa che dare ottimi frutti, e che l’intesa sarà naturale.

Ora posso passare al live: si può dire che nella performance del duo si possano identificare tre macro-strutture, che costituiscono ciascuna un’unità a sé stante, chiamatelo “pezzo” se volete. Sono tre parti lunghe e impegnative, dense di schemi sonori e ritmici, in ognuna delle quali è presente un’introduzione, una parte di piano-tastiere e una parte di manipolazione sonora e sperimentazione elettronica, con una parte ritmica di accompagnamento e molte variazioni sul tema. Li chiamerei quasi “atti”, come in un’opera teatrale, ma d’altronde l’ambientazione è quella. Ciò che permette di identificarli come unità definite sono, oltre alle brevi pause che li dividono (ogni parte è un unico flusso sonoro da più di venti minuti), anche la struttura di base: la prima parte più elettronica, la seconda più house-lounge, la terza ancora più spinta.
– Il primo “atto”, di gran lunga il più lungo dei tre, contiene un’introduzione di piano classicheggiante, omaggio delle abilità tecniche di Wesseltoft, su cui si innesta ad un certo punto un loop che porta il ritmo verso l’elettronica. Segue una parte percussiva-ossessiva, accompagnata da suoni sperimentali e duri, si vira verso la commistione di tribalismi e suoni futuristici. Da tutto ciò ogni tanto fanno capolino le stilettate di piano di Bugge, sempre magnifiche. Questa prima parte si chiude splendidamente in un tripudio di suoni.
– La seconda parte comincia sempre con una parte di piano, che aumenta subito in un vortice fino alla partenza di un ritmo house-lounge su cui Wesseltoft ricama splendidamente, e che riesce a convincere anche quella restante parte di pubblico che ancora era rimasta ferma sulla poltrona e non troppo convinta. Sì, perchè il primo atto ti mette in condizione di entrare in sintonia con quello che i due artisti vogliono proporre, ed è più concettuale, di ascolto sicuramente più difficile, mentre la seconda e la terza parte ti coinvolgono completamente; girandomi dalla mia poltrona in prima fila vedo sempre più corpi muoversi, quasi costretti sulle sedie ma con la mente assolutamente trasportata e rimbalzante col suono. Dunque, come stavo dicendo, si crea questo perfetto connubio elettro-jazzistico di piano, percussioni e base ritmica. Sul finire della seconda parte, improvvisamente Bugge si trasforma e diventa genio del male, e inizia a smanettare tra tastiere e iPad, da vicino come sono gli vedo cambiare anche l’espressione del volto, Prommer lo asseconda e in questo delirio si chiude la parte tra meritati applausi.
– Terzo atto, intro parlato lanciato da Prommer, parte un ritmo nu-jazz sulla scia del pezzo precedente, che strappa subito assensi, ma devia tra smanettamenti vari per diventare più pienamente house, sempre con rimandi jazzistici. Al successivo rallentamento e seguente esplosione una parte del pubblico risponde saltando dalle poltrone e battendo le mani a tempo.
– Si finisce tra i grandi applausi di un pubblico competente e ottimo, che richiama i due artisti sul palco per una parte extra, molto sperimentale e improvvisata, in cui Bugge e Christian danno proprio l’impressione di divertirsi.

In ultima analisi, i due alchimisti del suono elettronico danno vita ad uno spettacolo molto ben ideato e realizzato, con ottima intesa e complementarietà. Il duo è stato capace di creare un flusso musicale organico e affascinante, un dialogo in musica, devo ammettere che ne sono rimasto piacevolmente impressionato.
Jazz, piano classico, house, noise e sperimentazione, tutto finisce amalgamato nel calderone di questi due artisti, e ne esce rimodellato, trovando una nuova ed inaspettata armonia.

All’uscita, buona l’idea degli organizzatori di trattenere e intrattenere sul luogo gli spettatori, che si fermano fuori dal teatro (di fronte alla chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, nel centro storico) per vedere il visual mapping di Forevergreen, proiettato sulla facciata del teatro stesso con leggero sottofondo musicale in tema. Un ulteriore spazio per confrontarsi e scambiarsi le impressioni sull’evento.
Il Teatro Della Tosse è davvero una bella cornice per eventi di questo tipo, una buona collaborazione! La sala si prestava bene ad ospitare l’evento, anche se devo ammettere che quando il ritmo si faceva più coinvolgente la poltrona stava un po’ stretta, ci si stava sopra a fatica!!!

Scambiando due chiacchiere con Alessandro, dallo staff di Forevergreen.fm, è emerso che loro sono molto contenti della risposta che ha avuto l’evento, dal workshop Ableton alla serata “Disc Over” con Kadebostan e gli altri artisti. << Il bilancio è ottimo e sopra le aspettative. Poi è stata una grossa soddisfazione aver portato artisti di questo calibro che proponevano un progetto nuovo e mai eseguito finora (si stà parlando di Wesseltoft e Prommer – nota); loro stessi ci hanno detto che gli abbiamo dato l'opportunità di avviare e vendere questo progetto anche altrove: dare forza ed energia ad un progetto musicale con artisti di così alto valore è stata una soddisfazione unica! E Genova gli è rimasta nel cuore...>>

“Electropark 2013” è davvero una bella cosa, perciò sono contento che non finisca qui, ma continui a fine Ottobre e inizio Novembre. A Ottobre ci sarà un altro party “Disc Over” da annunciare, la fase finale di “Make Your Sound” (il concorso iniziato in questa prima parte di Electropark prosegue, iscrizioni ancora aperte sul sito forevergreen.fm), e la performance di Ulrich Schnauss che propone “A Long Way To Fall”. A Novembre, la performance audio-video di Alva Noto.
Lunga vita a cose come questa!
Perciò qui da IYEzine speriamo di poter continuare a seguire questa manifestazione!

Alla prossima!

Ascolti:

un estratto della seconda parte: http://youtu.be/695_hU9J8Yw

un estratto della terza parte: http://youtu.be/bgMTyl-ex1E

un estratto della parte extra: http://youtu.be/vmHVmBOi430

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