Le Lenzuola

racconto inendito

Le Lenzuola

Bam, suona la sveglia, apro gli occhi e penso a ieri: è stata una bella giornata. Penso che in autunno Berlino regali il meglio di sé,  gli alberi si colorano di millemila colori, e le foglie somigliano a creature dorate danzanti mosse dal vento…

Basta mi devo alzare. Anche se non ho molta fretta e neanche voglia. Gliel’ho promesso e ci vado, gli voglio bene e lo aiuto….merda! ma non è possibile ogni volta che faccio il caffè non riesco mai a centrare il filtro, sono proprio una rimbambita.

Zug nach Hermannstraβe, einsteigen bitte/zurückbleiben bitte.

Hermannplatz. Incredibile che faccia ancora tutto questo caldo, altri dieci minuti per il bus.

Per fortuna che non vivo qui, credo non ci vivrei…mi basta venirci in gita una volta ogni tanto, decisamente.

Ecco lo sapevo. Suono e non mi apre. Quanto nervoso che mi fai mangiare, potevo starmene a casa sul mio letto a dormire o a fissare il muro invece sono qua che ti suono  e che ti chiamo al telefono e tu sarai sicuramente in casa cotto come un caco e non mi senti.

Danke! Beh grazie a Dio che questo uscendo mi ha aperto la porta del palazzo, la distanza si accorcia.

Che faccio, picchio alla porta? Magari si spaventa…ma si, sticazzi. Bam, bam, Leooo!! Leooo!!

“Oh finalmente, è da mezz’ora che suono e che ti chiamo”….”Eh si, scusa…”

Scusa un paio di palle, guarda che faccia che c’hai, le occhiaie, e lo so che pensi che io sia scema, ma lo sento dal tuo odore.

“Vuoi un caffè?”

“Si ma facciamo in fretta che abbiamo un sacco di cose da fare”

“Si dai non ti agitare, sei sempre agitata …stai calma… ah allora oggi dobbiamo andare a comperare il colore, ma poi servono anche i teli, e lo stucco, devo comperare delle lenzuola e andare in banca, poi comunque arriva Aldo e ci aiuta a fare le scatole…ah si ci servono anche le scatole…bla,bla,bla”

Dio mio tutto ma non Aldo, ogni volta mi lasci da sola con Aldo e mi vomita addosso tutte le sue massime e i suoi insegnamenti sulla vita che se dovessi mettermi a seguirli veramente sarei già al freddo sotto cinque metri di terra, poi non sopporto quando inizia a parlarmi di angeli, visioni, profezie e religione, sto già male. Ad ogni modo ho già smesso di ascoltarti perché guardando la mole di roba che avevi detto che avresti sistemato e non hai fatto, ad occhio conoscendo i tuoi ritmi ne depenniamo due al massimo di cose dall’elenco che stai facendo.

“Si, ma non ho voglia”….

Ah ha finito così…? Meglio che abbia ascoltato solo la prima frase allora.

“Allora vestiti tra poco usciamo…vado in bagno”

Che orrore sto bagno, non mi ci posso sedere, guardando la copertina bianca del libro appoggiato sulla vasca vedo qualcosa che non mi stupisce per niente…il solito, la solita merda. Ci esci e ci ricaschi come un acrobata del circo. Olè. Questo è sicuramente uno degli stati peggiori in cui io ti abbia mai visto…almeno quando stavi con Federica eri costretto a darsi una regolata…

“Dai Leo muoviti, sei ancora in mutande, io ti aiuto ma anche tu devi fare la tua parte!”

“Fa quasi caldo… lo sai che a Dicembre suonano i Massimo Volume a Berlino?”

“Ma dai, veramente? Fantastico… devo assolutamente avere un biglietto per poterci andare, costa tanto?”

“No, costa 10,00€  te lo regalo io per il tuo compleanno, bedda”

“Yuppi!!! Sei l’amico più bello del mondo!”

Banca, lui dice sia stato un viaggio inutile e io non gli chiedo il perché (non mi interessa), ma guardo una ragazza probabilmente troppo drogata che sul ciglio della strada viene sbatacchiata dalla polizia ma sembra non reagire ai richiami.

“Ah senti entriamo qui, mi servono delle lenzuola nuove” – “Leo, di qui, qui ci sono le lenzuola” – “Buono, costano poco” –  “quanto misura il tuo materasso?” –  “E io che ne so…” – “E dovrei saperlo io? Sei tu che vuoi le lenzuola. Le vuoi o no?” – “Si prendiamo quelle”.

Alle sei siamo a casa. Oltre che gli scatoloni avevamo comperato anche del gelato.

“Sai, non penso di aver voglia di preparare le scatole oggi, in più Aldo ha detto che oggi non può venire, perché ha mal di pancia. Eva mi ha chiesto se per le sette passiamo da lei, ha bisogno di una mano”

Eh? Ma a fare che? Boh…. Ma mi basta, sono già contenta di non vedere Pino oggi. “Facciamo il gelato affogato caffè?”

Odore di Kebab, Shisha bar, negozi turchi di verdura, vestiti da sposa improponibili, negozi di cianfrusaglie e patacche turche… la casa di Sandro… ahhhh nel mio cuore rimane sempre l’amore della mia vita.

“Scusa Leo ma dove vive sta amica tua?”

Da quando non sta più con  Federica il numero delle donne che frequenta è altissimo, ne conosce una marea. Lo trovano attraente e non capisco perché, perché io no. La maggioranza sembra trovi attraenti i suoi occhi verdi. Pure io ho gli occhi verdi ma a nessuno gliene è mai fregato una mazza.

“Cinque minuti e ci siamo”.

“Bzz..Chi è?” –  “So’ Leo”

“Ciaooo ehi!! Ciao sono Eva! Ma noi ci siamo già viste no? In pizzeria!”

“Ehi….ciao….Elena”. Oh mio dio non ci credo ma è veramente lei Eva? Quella volta che venne in pizzeria mi trattò con una tale sufficienza e superiorità che mi sembrò fin da subito antipatica.

Eccola che sale, questa sensazione di inadeguatezza quando entro nella casa di qualcuno che non conosco e mi sembra di penetrare dentro alle loro vite. Tasto il terreno togliendomi le scarpe più lentamente possibile e anche la giacca, per  potermi guardare intorno.  C’è molto disordine anche qui e Leo si siede nella stanza da letto su una sedia a dondolo e saluta Franco, il fidanzato di Eva.

Mi rollo una sigaretta, tanto in teoria non dura molto la faccenda, e poi se sto male posso andarmene quando voglio.

Oh mio dio ma che è sto rumore? Una centrifuga? Sembra un razzo che parte per lo spazio….

“Oh mio dio ma quanti Dylan Dog hai!”

“Ne ho molti, mi piacciono molto, se vuoi te ne presto alcuni poi me li riporti quando vuoi”

Fantastico. Eva guadagna punti. Deng deng!

Dummm dum dum. La lavatrice smette di centrifugare e Eva si alza per andare a svuotare il cestello. Posa le lenzuola in un grande sacco dell’Ikea blu, e solo allora mi accorgo che ci sono altri due sacchi già pieni di lenzuola. Ok, ho capito a cosa le serve il nostro aiuto… avrei preferito andare a casa subito.

Un’ultima boccata di sigaretta e poi iniziamo a vestirci. Sono nervosa non ho voglia di  trascinare ste lenzuola fino alla lavanderia per asciugarle, ma lo faccio lo stesso. Ognuno di noi ha un sacco.

Beh carina dai, mi ha offerto pure la birra… ma c’è qualcosa in lei …non mi va a genio. Non so spiegarmi che cosa sia. Forse c’è qualcosa nel viso, forse gli occhi sporgenti, o le labbra così sottili che la fanno sembrare antipatica…o forse no. Forse invece è proprio il suo atteggiamento molto saccente, da maestrina, da donna di cultura, ma anche da donna imprenditrice e forte.

“Perché tutte queste lenzuola?”

“Gestisco e organizzo insieme ad un mio amico un numero di appartamenti che affittiamo a brevi periodi”.

“Capisco…. bei soldi”

“E tu invece? Non ci lavori più in pizzeria no?”

“No, per carità. Ho un altro lavoro”.

Nel frattempo le asciugatrici hanno terminato il loro lavoro e iniziamo a piegare insieme le lenzuola e a rimetterle nei grandi sacchi blu.

Leo ha passato tutto il tempo a telefono e si palesa solo per prendere i sacchi e giusto in tempo per proporre: “Fermiamoci al bar, beviamoci un bicchiere di vino”.

Aridaje… ci vado ma rimango poco, solo perché devo andare in bagno. Ci guardano male qui, sembriamo barboni che entrano trasportando ognuno la propria casa in un sacco blu. Ma noi dalla nostra abbiamo il grande Massi, il proprietario, lui ci conosce tutti e non si fa problemi.

Il vino arriva e arriva anche Michele. Con Michele ci parlo volentieri perché ha una faccia simpatica…

Di che parlano Eva e Leo? Parlano tra loro. Parlano di libri, di scrittori, di film e di musica.

Ehh? Ma che ?? Eva non ha più la maglietta addosso.  E’ a torso nudo, con i piccoli seni scoperti.

Conosco Leo e guardando quello che stava accadendo mi ricordai della frase che diceva più spesso: “la donna è un tempio”.

E come un tempio da adorare si inginocchiò ai suoi piedi e gli mise la testa sulle ginocchia.

Bevo, fumo e parlo con Michele, voltando lo sguardo Leo ed Eva e sono spariti.

Escono dallo stesso bagno indossando l’uno la maglia dell’altro.

Guardo Eva. Che cosa starà pensando? Tiene gli occhi fissi sul tavolino. Mi si avvicina di scatto.

“Senti Ele, sono ubriaca. Per favore mi puoi aiutare a portare fuori dal locale le borse con le lenzuola?”

“Non ti preoccupare, certo”.

“Io ti aiuto io a portarle a casa”.

“Grazie Michele”.

Leo, ma che cazzo…. Steso sul divanetto come se fossi sul letto di casa tua… tanta poesia e tanta devastazione in un unico uomo.

“Leo dai alzati che andiamo a casa anche noi, domani dobbiamo continuare col trasloco”.

Troppo stanco per essere un buon ospitante, si accascia sul letto ancora vestito, si toglie giusto le scarpe.

Bam, suona la sveglia, che notte di merda… non ho dormito per niente e sto morendo di freddo, sono scoperta! Le lenzuola sono scivolate giù dal divano.

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