L’allenatore nel pallone

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Qualche anno fa ebbi a leggere questa affermazione:nessuno è mai riuscito a realizzare un buon film sulla vera passione degli italiani, il gioco del calcio.Non ricordo né dove né quando abbia letto questa frase ma certamente so chi l’avrà scritta,un critico altolocato imbrattando le pagine di una rivista seria e paludata. Ma come mio esimio “collega” che ne dici de Il presidente del Borgorosso Football Club e del suo insuperabile protagonista il mattatore Alberto Sordi? E de Il tifoso,l’arbitro e il calciatore con attori del calibro di Alvaro Vitali,Enzo Cannavale,Pippo Franco e Mario Carotenuto? O ancora di Mezzo destro mezzo sinistro-2 calciatori senza pallone con gli istrionici Gigi e Andrea? Per non parlare di Paolo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento con protagonisti ancora Vitali e Carotenuto accompagnati dalla splendida Carmen Russo? Evidentemente mentre i reietti come noi li guardavano e si piegavano in due dalle risate tu eri tutto intento a struggerti con la visione di un film muto sulla transumanza delle pecore sui monti dell’Anatolia,contento tu… Ma il film di culto in assoluto tra quelli riguardanti il mondo del calcio è,senza ombra di dubbio,questo di cui vado a parlarvi L’allenatore nel pallone. Il protagonista assoluto è Mister Oronzo Canà (Lino Banfi) allenatore di scarse qualità che viene catapultato nel fatato mondo della serie a direttamente durante il Processo del lunedì,e infatti dai microfoni della storica trasmissione di Biscardi che avviene l’investitura per bocca del presidente della neopromossa Lomgobarda il commendator Borlotti (Camillo Milli). Già il giorno della presentazione però Canà si accorge che qualcosa non va all’interno della società,il capitano Speroni (Stefano Davanzanti) e infatti l’amante della presidentessa (Licinia Lentini). Allenatore e presidente si recano insieme a Milanofiori ma,nonostante le promesse di quest’ultimo,la Longobarda non solo non si rinforza ma cede anche i suoi due gioielli Falchetti e Mengoni. Sempre nella sede del calciomercato Banfi fa la conoscenza di un sedicente mediatore Andrea Bergonzoni (Andrea Roncato) e con lui parte alla volta del Brasile alla ricera di qualche calciatore per migliorare la squadra. Qui i due trovano un amico di Andrea Giginho (Gigi Sammarchi) anch’egli un millantatore,i due provano ripetutamente a raggirare il buon Canà ma non vi riescono ed alle fine il mister ripiega sull’acquisto di un carneade sia pur promettente Aristoteles (Urs Althaus). L’inizio del campionato non è molto incoraggiante per l’undici di Canà che rimedia subito un cinque a uno sul campo della Roma (nonostante vada in vantaggio con una punizione pennellata di Aristoteles) e si ritrova presto sul fondo della classifica totalizzando solo tre punti nelle prime sette partite. L’esonero dell’allenatore sembra inevitabile,ma il presidente Borlotti conferma la fiducia a Banfi che porta la squadra in ritiro,guarisce la saudade del suo brasiliano e infila una serie di vittorie che portano la squadra nei piani alti della classifica grazie sopratutto alle prodezze del centravanti carioca. Alla vigilia della partita con il Milan di Liedholm la fiducia in casa Longobarda è ai massimi storici ma il capitano Speroni è ingelosito dalla gloria alla quale è assurto Aristoteles e durante il match lo infortuna volutamente,la squadra priva del suo asso rimedia un umiliante sette a zero. L’indisposizione della sua star fa si che la formazione di Canà infili una nuova ininterrotta serie di sconfitte alla quali non pongono rimedio né la magia,né la scaramanzia né un tentativo di accomodare una partita con la Fiorentina che si risolve in una esilarante incomprensione. Ma il rientro del fuoriclasse brasiliano da un ultimo disperato appiglio alla formazione di Canà che si gioca il tutto per tutto nell’ultimo match con l’Atalanta. Prima della partita però il presidente svela le reali motivazioni che lo avevano portato a scegliere ed a difendere la iena del Tavoliere;questi infatti,impossibilitato a pagare le spese di un club di serie a,ne aveva affidato la guida a Canà certo che lo avrebbe portato alla retrocessione. L’imperativo è quindi quello di perdere l’ultimo incontro,solo così Banfi otterrà un rinnovo di contratto per il prossimo campionato nella serie cadetta. Canà resta molto deluso da questa rivelazione ma piuttosto che conservare il posto si adatta al diktat presidenziale. La squadra priva di Aristoteles sostituito dall’inconsistente Crisantemi (Antonio Zambito) passa in svantaggio ma un moto d’orgoglio dell’allenatore lo porta a sostituire Speroni con il brasiliano.questi segna una doppietta e la squadra ottiene l’agognata salvezza. I tifosi si riversano sul terreno di gioco e portano Canà in trionfo e qui si odono le due battute cult di un film già di per sé di culto assoluto;la prima è quella in cui Banfi,sorretto sulle spalle dei tifosi esclama al che i supporters affermano ma lui torna a gemere e loro di nuovo ,il dialogo termina con un Banfi che esclama . La seconda è quella in cui Borlotti dice al protagonista al che quest’ultimo ribatte . Spaccato di un calcio che non c’è più,ma non privo di agganci con il presente (procuratori truffaldini,tentativi di combine),in questo film sfilano numerosi protagonisti della nostra serie a di quegli anni tra i quali Pruzzo,Ancelotti,Zico,Graziani,De Sisti,Galeazzi ed il sopracitato Biscardi. Spesso mi interrogo su quale sia per me il film di culto di tutti i tempi ,quasi giornalmente,me ne sovviene uno diverso,ma questo L’allenatore nel pallone è uno di quei titoli che molto spesso sono destinati ad occupare l’ambito trono.

Regia di Sergio Martino con L.Banfi,A.Roncato,G.Sammarchi,L.Lentini,U.Althaus

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