jorge luis borges – prologhi

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.Paulo maiora canamus (Virgilio, Egloghe, IV, 1). Per i due o tre lettori che non conoscono Jorge Luis Borges che dire?

E’ uno che non ha mai vinto il premio Nobel per eccesso, mi spiego meglio: per i giudici fascisti era troppo sinistro e per gli altri troppo destro. Lo so, è un pò poco ma capiamoci, parafrasando un vincitore del premio in questione (Saramago), in fin dei conti è stato solo un grande scrittore.Un uomo gentile e generoso che, su una rivista femminile chiamata ‘El Hogar’, recensiva e traduceva per massaie illuminate autori come Kafka, Bradbury, Lovecraft, Virginia Woolf ed era il primo a farlo nella lontana Argentina. Oggi ognuno lo ricorda (e lo strumentalizza) per qualcosa di personale; io amo ricordarlo così: un impiegato che, per recarsi al lavoro, era salito su almeno quattro silenti tramvai ogni giorno, per anni. Come compagnia aveva un libro scritto in una lingua che amava e non conosceva e secondo lui era il miglior testo scritto da mano umana (proprio per i più curiosi dirò che si trattava della Divina Commedia). Non si lamentava e gli andava bene così. La presentazione potrebbe ancora protrarsi a lungo e non preoccupatevi, qualcuno lo ha già fatto con toni ben più incantati e spocchiosi…chissenefrega e mi fermo qui.Visto che dal 1986 non può più vincere il premio dell’inventore della dinamite tutti (ma proprio tutti) oggi ne parlano bene e il signor Adelphi (nulla di personale sia chiaro) sta pubblicando tutto (ma proprio tutto) e forse sta trattando anche le liste della spesa settimanale. E qui c’è un colpo di scena: leggere questo libro è stata una delle più belle sensazioni di questo gelido, interminabile inverno!Mi spiego meglio, abbiamo perduto l’innocenza e sappiamo che le prefazioni sono un genere letterario finalizzato a prevenire o ricambiare favori, raramente una possibilità per allontanare gli usurai per qualche giorno (in sintesi trattasi di marchette). Ricordiamoci anche che JLB non aveva sciocche preclusioni e che per lui non esistevano generi letterari ma solo buona o cattiva letteratura, e lui esercitava esclusivamente la prima. Dimenticavo, è stato uno dei pochi in grado di condensare in poche righe idee che oggi riempirebbero ottocento pagine (pubblicità comparativa: ‘La lotteria a Babilonia’ suo e ‘I lupi del Calla’ della ditta chiamata Stephen King).Parlando appunto di prologhi e/o prefazioni si rimane contagiati e per questo la sto tirando per le lunghe ma, se siete arrivati fin qui, meritate in premio due citazioni: ‘A Macedonio la letteratura importava meno del pensiero e la pubblicazione meno della letteratura, vale a dire quasi niente.Milton e Mallarmè cercavano la giustificazione della loro vita nella stesura di un poema o forse di una pagina; Macedonio voleva capire l’universo e sapere chi era o sapere se era qualcuno. Scrivere e pubblicare erano per lui cose subalterne’.(pag. 80) ‘L’acciaio, l’alcol del sabato e quel sospetto quasi femminile di venire offeso che si chiama, non so perchè, maschilismo, favorivano le risse mortali'(pag.152)Il resto del libro è di questo livello e se per voi non è il caso di leggerlo vi meritate veramente ‘Vincitori e vinti’ di Bruno Vespa e l’opera omnia del suo onnipresente nume tutelare (mica solo i libri che vi andrebbe già di culo). Nota personale: ho conosciuto (non in senso biblico) uno che si chiama Roberto Massari ed è enologo editore nel senso che pubblica e produce indifferentemente vini e libri (buoni entrambi) e abita sul sito http://www.enjoy.it/erre-emme/. Andatelo a trovare perchè è una gran bella storia del tipo Guy ‘the Bore’ Debord più un vino chiamato Negrorosso Libertario a un prezzo assolutamente equo e solidale e poi ero in debito con lui. Ciao RM

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