JERRY BUSHER – Intervista

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Proprio uno degli ultimi giorni prima della fine dell’anno siamo riusciti ad incontrare Jerry Busher, intercettato a Varazze sulla sua strada verso Roma (dove abita l’amico Joe Lally).

Polistrumentista con una passione per le percussioni, nato in Virginia ma diventato un veterano della scena musicale di Washington D.C., amico e collaboratore di niente meno che John Frusciante e “turnista” più longevo del gruppo pietra miliare Fugazi, Busher è uno di quei personaggi con cui potresti parlare di musica per ore e restare comunque a bocca aperta fino all’ultimo minuto. Ed è proprio quello che è successo.

Jerry Busher fugazi

Inevitabilmente il discorso è virato subito sul progetto più recente che, da inizio dello scorso dicembre, sta coinvolgendo i Fugazi: il monumentale “Fugazi Live Series” (visitabile qui: www.dischord.com/fugazi_live_series). Un colossale compendio che racchiude le registrazioni audio di praticamente tutte le date live dei Fugazi (che non sono certamente poche, «anche più di 1200») e di cui Busher sta curando la masterizzazione.
Busher: «È un progetto appena iniziato, ho masterizzato 160 live ma ne mancano ancora sugli 800. La cosa più bella è che ci sono dei tasselli mancanti nel materiale che abbiamo e fan dal tutto il mondo ci stanno mandano le loro registrazioni ma anche flyer, biglietti e fotografie di cui non smetto mai di rimanere sorpreso. Arrivare a coprire tutti i live comunque non è facile. Le prime date sono su cassetta e alcuni nastri sono rotti. In Australia poi (a Perth nel 1993) ci avevano rubato il registratore con le registrazioni dentro e all’inizio il tecnico del suono del gruppo (Joe Picuri) non documentava ancora proprio tutto. Riesco a masterizzare più o meno venticinque live al mese e maggior parte del tempo corre via perché il materiale non è perfettamente organizzato: non è difficile trovare lo stesso live diviso in più cassette o magari il “bis” separato dal live vero e proprio. Come lavoro di mera digitalizzazione ho cominciato quasi due anni fa e mi è anche capitato di trovare show divisi in quattro cassette diverse».
«Sono convinto che un progetto come questo possa unire ancora di più i Fugazi e i loro fan. Spero che possano essere un esempio per i ragazzi di oggi. Per fargli capire che se vogliono mettere su una band e fare musica possono farlo e possono subito, senza preoccuparsi troppo ma solo per puro divertimento. Lo scopo del progetto infatti non è fare soldi o chissà cosa, ma è una possibilità in più per avvicinare i fan più giovani al passato dei Fugazi. Io stesso sono nato in Virginia ed ero un fan dei Fugazi, per me erano molto importanti. Diventare loro amico e poi collaboratore è stato un’emozione incredibile: al me di quel periodo sarebbe piaciuto molto un progetto come questo».

Quindi gli abbiamo chiesto della sua esperienza con i Fugazi: « Con loro ho passato otto anni. Nel 1995 ho iniziato a fare il turnista ma avevo già suonato la seconda batteria durante la registrazione di alcuni brani, soprattutto negli ultimi dischi in cui mi sono occupato anche di percussioni e tromba. Nel primo tour negli USA il gruppo ha fatto 90 live in sedici paesi diversi ed era difficile stare semplicemente lì a guardarli esibirsi. Per me suonare era la cosa che stavo aspettando da tutta la vita e quando mi hanno chiesto di unirmi al gruppo non ho esitato un secondo».
«Per i Fugazi i soldi non sono mai stati una priorità, ne guadagnavano abbastanza per vivere della loro musica ma non sono mai stati il vero fulcro del gruppo. Loro sono sempre stati quattro amici e non hanno neanche mai detto veramente “basta, abbiamo chiuso”. Semplicemente non erano disposti ad andare avanti senza alcuni membri del gruppo (che nel frattempo erano stati presi da varie vicissitudini personali) o con nuovi elementi. Quelli che erano i Fugazi originali dovevano restare e non c’è mai stato un discorso di carriera, non volevano che fare parte del gruppo equivalesse ad essere un impiegato».

Jerry Busher fugazi

Quindi il discorso si è spostato sulla scena musicale di Washington: «In Dc c’erano molti posti in cui si tenevano show a cadenza regolare che ora non ci sono più. È più facile che le giovani band si spostino magari a NY, in ogni caso i posti dove suonare non mancano.Ultimamente molti spettacoli si tengono nelle gallerie d’arte e a me questo piace molto. C’è una bella atmosfera. Anche in quel momento della mia vita in cui ero sempre in tour con i Fugazi, e durante le pause nuovamente in tour con altri gruppi, Washington è rimasta sempre la mia casa. E per quella città una band come i Fugazi, che girava tutto il mondo, era una novità difficile da ignorare».

In conclusione gli abbiamo chiesto del posto in cui i Fugazi si esercitavano per i primi tempi: «Già solo chiamarlo seminterrato è un complimento, non superava neanche i due metri di altezza. Poco tempo fa ho portato Martina (la sua fidanzata) a vederlo». Martina: «sono rimasta scioccata, praticamente è una caverna».

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