INTERVISTA VERNON SELAVY

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INTERVISTA VERNON SELAVY

A dispetto della vena malinconica, a tratti struggente, che percorre i loro pezzi, e mi ha fatto temere un’intervista “seria”, il duo di Torino, nelle persone di Vincenzo e Roberto, con il bassista Krano, chitarrista dei Vermillion Sands, che mentre scrivo è entrato a far parte del gruppo, si è distinto per arguta demenzialità, situazionismo e giochi di parole, e altro ancora, in una serata organizzata dalla Psych Out, in collaborazione con la Shake Your Bomp Babe di Torino al Dal Verme di Roma in cui hanno diviso lo scantinato con le Corpus Christi.

iyePartiamo dal nome. Cosa significa?

V: Volevamo che suonasse come un nome e cognome, come fosse una persona sola.

R: C’è un pezzo di Tom Waits in cui si parla di Uncle Vernon, mentre “Selavy” è lo pseudonimo di Marcel Duchamp, oltre a essere un gioco di parole con “c’est la vie“. Ci piacciono molto i giochi di parole.

iyeQual è stato il percorso personale di ciascuno?

V: Io suono in un altro gruppo che si chiama Movie Star Junkies ( -che escono per l’ etichetta Voodoo Rhytm – n.d.Lubna)

R: Dopo un’adolescenza black metal, ho cominciato a fare indie pop, (cosa di cui mi vergogno!), poi ho conosciuto Vinz che ha cambiato la mia vita. E anche io ho un gruppo che si chiama “Drink to me”, e suono da solo come “Ten Dogs”.

iyeCome ognuno di voi contribuisce individualmente ai Vernon Selavy? Ad esempio chi scrive i pezzi?

V: Siamo vicini di casa, ci incontriamo, suoniamo, scriviamo insieme i testi, e molto brevemente facciamo i pezzi, è tutto molto istintivo. Vogliamo fare qualcosa di facile…

R: …qualcosa di facile, ma con molta energia. Ed entrambi scriviamo i pezzi.

V: Ci abbracciamo spesso e ci sorridiamo, come nelle sette. Ci vogliamo molto bene.

R: facciamo anche i dj, mettiamo dischi con gli pseudonimi di “Giorgio Gabber” e “Luigi Tecno”, mettiamo indie low-fi.

iyeIl posto in cui vivete, il quartiere di San Salvario a Torino, vi ispira a livello “psicogeografico“? come mai la scelta dell’inglese?

R: Vins è torinese, io invece non sono di Torino, e mi rendo più conto della psicogeograficità , perché la vivo de esterno che si è inurbato, c’è un equilibrio tra queste due percezioni, che si influenzano a vicenda. E cantiamo in inglese solo per non somigliare troppo a Vinicio Capossela.

E che altre ispirazioni ? Non solo a livello musicale ma anche letterario o cinematografico?

V: il primo nome che mi viene in mente è Dottor John, per il resto delta blues, cose un po’ più root, e Jarmush per il cinema…

R.: le mie ispirazioni sono Vins, i Calexico e Burzum. Abbiamo una passione per l’enigmistica, palindromi , crittografie, anagrammi e quant’altro.

V.: Ultimamente ho letto Paul Oyster, Pasolini e Carmelo Bene.

R.: I grandi classici ellenistici, in genere prediligiamo il pre al post.

iyeCome vi trovate con l’etichetta che vi pubblica? (Shit Music for Shit People etichetta sardo-lisbonese).

V: Prude! (ahahah). Questo è il primo singolo, il prossimo anno uscirà il disco, che abbiamo già registrato.

iyeRiuscite a vivere della vostra musica?

V: noi moriamo della nostra musica!

R: Per vivere faccio il cameriere e dò ripetizioni di latino e greco, infatti ci terrei che alla fine dell’intervista ci chiedessi degli aoristi o dei perfetti. A proposito di Bene, vorrei citare una frase:

“Il talento può fare tutto quello che vuole, il genio può fare tutto quello che può”.

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