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Intervista Abbinormal

I milanesi Abbinormal sono uno dei gruppi di metal estremo più interessanti degli ultimi anni, dopo aver recensito il loro devastante ultimo lavoro qui,

I milanesi Abbinormal sono uno dei gruppi di metal estremo più interessanti degli ultimi anni, dopo aver recensito il loro devastante ultimo lavoro qui,

abbiamo fatto due chiacchiere con il loro batterista Luca Cacciatore, grazie ai buoni uffici stampa di Pamela Scavran. Leggendo questa intervista mentre ascoltate il nuovo disco capirete perché gli Abbinormal sono la perfetta colonna sonora mente affondiamo nella melma.

Ciao come nascono gli Abbinormal?

Gli Abbinormal nascono nel lontano 1996 per volontà di Max con gli altri cofondatori. Dopo una breve attività live ed un demo registrato la band si ferma per poi riprendere vita, finalmente, nel 2017: nel 2018 arriva la line-up completa attuale e riprende l’attività sia live che di registrazione.

Fate un death metal molto particolare e con tante influenze diverse, come lo definite e come nasce?

Come amiamo definirlo noi il nostro genere “HELLCORE” (come descritto nell’omonimo brano) è un death metal che nasce da varie influenze, sia old school che più moderno. Nasce sicuramente dal fatto che siamo 4 ascoltatori di metal in tutte le sue sfumature, e nel comporre i brani ci sentiamo sempre molto liberi senza fissarci dei paletti particolari per rimanere in un determinato sottogenere o altro.

Italia’s gore talent è il vostro terzo disco e quello che parla di più del nostro paese, a cosa vi siete ispirati?

Il titolo nasce da un sogno di Eric, dove ovviamente abbiamo un ironico riferimento ai talent show che siamo abituati a vedere in Tv. infatti basta accendere la TV o scorrere i social per vedere il marciume che ci circonda: è un disco ispirato a un Paese che spesso sembra trasformare tutto in spettacolo, anche il disagio, la violenza e il fallimento, purché facciano audience.
Il titolo gioca volutamente con certi meccanismi ben noti: talent, competizione, giudizi rapidi, applausi a comando. Solo che qui non c’è niente da vincere e nessun palco illuminato, ma una realtà grottesca, rumorosa e tragica.
Musicalmente e concettualmente abbiamo seguito lo stesso approccio di sempre, trovandoci in sala prove e jammando insieme. Italia’s Gore Talent è un disco che nasce dalla pancia, dall’osservazione e anche da una certa dose di amarezza, ma sempre filtrata con l’ironia nera che fa parte del nostro DNA.

Come definireste la vita in questo paese?

Sicuramente è difficile, soprattutto per quanto riguarda la nostra passione per il metal estremo che qui è poco sentito, anche se fortunatamente esiste una buona nicchia interessata alla cosa con cui poter condividere questa passione. Forse le difficoltà stesse che ci sono nel proseguire questa passione permettono di incanalare la rabbia al meglio e continuare a produrre la nostra musica.
Ogni album è un passo in avanti nella definizione del vostro stile, cosa significa questo disco in tale percorso?
In questo come dici tu abbiamo proseguito il cammino iniziato con 1996 e portato avanti con Grind Hotel, dove cerchiamo di incastrare riff estremi e sonorità death metal con dei dettagli decisamente più sperimentali, che possano portare una ventata di “freschezza” e vivacità in un genere che altrimenti rischia di essere monotono. Il nostro obiettivo con Italia’s Gore Talent era quello di suonare un death metal non ripetitivo, con canzoni piuttosto differenti l’una dall’altra, a rappresentare i vari “mood” del momento in cui venissero scritte.

I social e il web sono più death metal del death metal stesso, cosa ne pensate e come li usate?

Sì, probabilmente i social e il web oggi sono più death metal del death metal stesso: violenza gratuita, egocentrismo, gente che parla a vuoto (come raccontiamo nel nostro pezzo Webscum).
Noi cerchiamo di usarli con attenzione, senza affezionarci troppo: servono per far arrivare la nostra musica a chi è lontano, per annunciare news, concerti e per condividere un po’ del nostro immaginario malato, ma senza trasformarci in influencer.
Il death metal per noi resta qualcosa di reale che vive soprattutto sotto al palco e non dentro uno schermo.

Nel vostro suono ci sono molti riferimenti a gruppi come Pantera e altri mostri sacri, cosa ne pensate delle varie riunioni e del business dei grandi concerti?

Grazie, è sempre bello essere associati a certi nomi che un po’ ci hanno cresciuto. Da fan, sotto un certo punto di vista, le capiamo, perché è bello rivedere certi pezzi di storia dal vivo; da musicisti underground sappiamo anche che dietro c’è un business enorme che spesso ha poco a che fare con lo spirito originario.

Il vostro disco è uno dei prodotti più interessanti degli ultimi tempi, cosa vi aspettate?

Intanto prendiamo il complimento e ti ringraziamo, perché non è mai scontato. Detto questo, non ci aspettiamo miracoli: speriamo che il disco faccia il suo giro, che venga ascoltato con attenzione e che arrivi a chi ha ancora voglia di scavare un po’ più a fondo rispetto al solito metal trito e ritrito.
Ci aspettiamo soprattutto di portarlo dal vivo, di farlo respirare sui palchi e di vedere delle reazioni sincere in diretta. Se poi qualcuno lo apprezzerà davvero, meglio ancora; se invece verrà semplicemente considerato interessante, qualcosa che esce dal rumore di fondo, per noi è già una piccola vittoria.
Non facciamo quello che facciamo per piacere a tutti o per inseguire mode: ci basta sapere che Italia’s Gore Talent può lasciare un segno, anche piccolo, in chi è disposto ad ascoltarlo senza pregiudizi. Tutto il resto viene dopo.

Le copertine di Davide Scianca sono bellissime e calzano benissimo con la vostra musica, i suoi colori sono i vostri riffs di chitarra, come collaborate insieme?

Sono contento che venga apprezzato l’aspetto grafico: Davide è un grande artista e, fin da quando abbiamo iniziato la collaborazione con l’album 1996, è stato anche lui entusiasta della collaborazione. In sostanza noi descriviamo il concept generale dell’album e lasciamo che sia lui con la sua penna a generare l’artwork, in base alla sua visione del nostro concept. In questo modo non andiamo a snaturare ed interferire col suo stile, ma comunque si ottiene un artwork che rappresenta in pieno l’ansia e il disagio che esprimiamo con la nostra musica.

La musica può alleviare il disagio sociale, o il disagio prevarrà su tutto?

Può un po’ alleviarlo, per breve tempo, ma alla fine il disagio sicuro prevarrà.
Ci piacerebbe dire che la musica può salvare tutto, ma mentiremmo. La musica può alleviare il disagio, sì: può darti uno sfogo, aiutarti a trasformare rabbia e frustrazione in qualcosa di reale. Per noi è sempre stato così, ed è probabilmente l’unico vero “potere” che le riconosciamo.
Noi non facciamo musica per redimere il mondo, ma per raccontarlo mentre affonda, urlando a pieni polmoni. Se anche solo per un’ora, sotto a un palco o con le cuffie addosso, qualcuno riesce a stare un po’ meglio o a sentirsi meno fuori posto, per noi è già abbastanza. Il marciume resterà, ma almeno non lo lasciamo vincere in silenzio.

Progetti futuri?

Al momento il nostro obiettivo è promuovere Italia’s Gore Talent affinchè arrivi a più interessati possibili: questo significa ricerca di live dove suonare e sfruttare al meglio i social, come anticipato prima. Per il resto, ci troviamo in saletta a urlare e incanalare le frustrazioni di tutti i giorni nel death metal, magari facendo nascere qualche nuovo riff per il lavoro successivo.

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