Ilda la caffeinomane: Panella - L'Arte del pane, Roma. 2 - fanzine

Ilda la caffeinomane: Panella – L’Arte del pane, Roma.

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23 marzo 2019

But maybe.

Essere lontani equivale ad acquisire oggettività. Essere dolenti. Esseri dolenti. Ti passano accanto come morti viventi. But maybe. Sono le tue stesse emozioni. Loro. Si mostrano come morti viventi. Esseri inermi senza calore. Hanno perso ogni parvenza di consistenza. But maybe. Ecco. Essere lontani ti rende chiaro questo concetto. La dolenza, Ilda. Il dolore. Brami il distacco. But maybe. Sono i tuoi passi dietro di te. Li vedi? Vorresti parlarci. E loro ti riconoscono.

Ti osservano.

In attesa del tuo giudizio. Implorano clemenza. La stessa che vorresti tu. Hai strappato le carte. Lo ricordi? Le hai ridotte a stracci. Con rabbia e furore. Hai pianto veleno e bile. Hai fatto errori. Ilda, non puoi essere severa con i tuoi passi. Errore. Questa stessa parola implica dolore. È un concetto buio che vorresti smontare. But maybe. Accudiscilo. Accoglilo. Stringilo a te. Raccontagli ciò che vedi. Di notte, sussurragli dolci nenie. L’insonnia ti sta consumando le energie. La vita in ufficio fa il resto. But maybe. Intorno a te, il sole. È luminoso. Le persone sorridono. Sono felici. Sei nella città eterna. Un caffè fuori casa. Non era previsto. Non nel tuo progetto iniziale. But maybe. È necessaria la distesa. Hai voglia di una distrazione.

È il profumo.

Quel profumo ti ha chiamato forte. Quello che ne segue è consolazione. È consolazione? L’hai cercata in questi giorni. But maybe. Nessuno può o vuole prenderti in braccio, Ilda. Nessuno può essere reale consolazione. But maybe. Stamattina. Lo zabaione è stato clemente. Ti ha scelta. Lo senti il richiamo? Passa attraverso volti e parole di sconosciuti. Cappuccio e zabaione. Fresco. Fatto in casa. Struggente poesia. Hai pianto. Ricordi? Scendeva in gola, lo zabaione. Mescolandosi a ricordi e lacrime. E davvero ti sei sentita consolare. Tornare bambina. Esser presa per mano. Una nonna che ti asciuga il volto. Il sapore dello zabaione. Ha questo potere.

Cappuccino e zabaione.

But maybe.

Puoi essere sollevata. Il caffè è ancora in grado di darti forza. Scegli una brioches farcita al momento. Crema. Senza volgare vaniglia. Per fortuna. Cappuccino e zabaione accompagnato da brioches appena farcita con la crema. But maybe. Peccato per la nota finale. Gusto strettamente tuo, Ilda. Odi l’amaretto. Non lo sopporti. But maybe. Loro non possono saperlo. Il finale è una girondola in bocca di amaretto. Fa lo stesso.

Ti sei sentita consolata.

Puoi sopportare altri amaretti.

But maybe.

(Diario di una maniaco-ossessivo-compulsiva depressa amante del caffè).

Damiana Guerra
damianka81@gmail.com

Breve nota biografica: Damiana Guerra si avvicina precocemente al mondo della scrittura e ne rimane affascinata: a sedici anni vince il suo primo concorso letterario iniziando una lunga collaborazione con una rivista online che ne pubblica regolarmente i racconti. Inizia a studiare teatro con il maestro Gian Luca Righetti dei Teatri dell'Era per poi, nel 2012, iniziare un percorso con il maestro Claudio Calafiore della compagnia Faber Artis del Teatro Nero di Modena. È proprio Faber Artis a mettere in scena tre delle sue opere (a ottobre 2012“Germinga” omaggio a Hervé Guibert, morto a soli 36 anni di Aids; a febbraio 2014 “Nella cattiva sorte” liberamente tratto dalla storia della modenese Giulia Galiotto, vittima di femminicidio e a luglio 2015 “Bancomàt”all'interno della rassegna di teatro comico “Corti d'estate” del Teatro Nero). Attualmente collabora con la compagnia Nogu Teatro di Roma (la cui collaborazione nasce con la rappresentazione del suo “Santificatemi” all'interno del NopS Festival di maggio 2015). Grazie alla rivista Perlascena (www.perlascena.it) pubblica sulla rivista Krapp's Last Post (http://www.klpteatro.it/perlascena-7-riattualizzare-i-classici) il suo “Ti amerò per sempre” e il Suo “P.Butterflies” (http://www.klpteatro.it/perlascena-10-novita-sotto-lalbero). Il 21 dicembre 2018, a Teatrosophia di Roma, debutta “Eva”, tratto da “Il Diario di Eva” di M. Twain, con Ilaria Manocchio per Nogu Teatro. Laureata in filosofia, ama il nero profondo, i gatti. E odia i dolci. Naturalmente.