Il Cloud celestiale (Un avventura del Detective Newton EP. 09)

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Il Cloud celesiale

(Un’avventura del Detective Newton)

Di Pietro Rotelli

Davanti alla sua bibita analcolosintetica Curtis non riusciva a capacitarsi: come aveva fatto a passare da appostamenti e inseguimenti a quel caos di pellegrini, santi e lotte fra bande ancora non riusciva a capirlo. Certo, ripercorrendo cronologicamente gli avvenimenti era tutto molto chiaro, meno lo era se si ragionava e si cercava una logica in quel che era successo. Si, ok le mine, ok gli attentati e ok la domotica impazzita, ma era tutto troppo strano.

Era arrivati lì con Osm per trovare chi lo voleva morto o fuori dai giochi, e invece non solo non aveva trovato chi cercava, non solo aveva perso Osm, ma era anche impelagato in una non meglio definita situazione di carattere para-rivoluzionario con un mezzo gorilla biomeccanoide di nome Maximilian Francis Vladimir III, ma che tutti chiamavano Max (e chi fossero questi TUTTI ancora Curtis non lo aveva capito).

Era tutto molto strano.

Buttò giù un sorso e si girò verso il suo ospite «Mi spieghi a modo cosa vogliono quelli dell’Olorosario e che cosa vuoi te?»

Il cybergorilla (Max) stava battendo su una tastiera di un computer qualcosa, e Curtis si sorprese a chiedersi come faceva, con quelle dita enormi, a digitare una qualsiasi parola correttamente. Lo schermo bluastro illuminava il cyberprimate, tanto che gli sembrò una olo-allucinazione da SynthCrak.

Il gorilla sollevò lo sguardo dallo schermo e gli rispose:

«La Confraternita dell’Olorosario Interrotto è la falange armata del Vicariato: vuole mantenere l’ordine precostituito, lo sfruttamento dei Cieli, il turismo delle Indulgnze. Noi, invece, sia—» «Noi?» lo interruppe Curtis «Si, ok, Io. Io sono il Fronte di Liberazione di Bot, e voglio liberare questo posto da tutto il marciume, riportandolo alla bellezza e alla pace primordiali.»

Ci fu un bip ripetuto e il gorilla si portò l’indice perpendicolare alla bocca in segno di fare silenzio. Era il drone-scanner che cercava di capire dove si fossero nascosti.

Restarono così per qualche minuto, il tempo di far passare il drone-segugio.

«A me non me non interessa, io devo capire come mai hanno cercato di uccidermi giù al distretto e l’unica traccia che ho porta qui, al Vicariato. Devo trovare un informatore, e devo anche ritrovare il mio Osm.»

«Come si chiama il tuo informatore?»

«Oracolo Paciocco III.»

«Oh» fu il laconico commento del gorilla.

«Oh cosa?» chiese Curtis.

«Oh: è da un sacco di tempo che non sento quel nome.»

«Cerco lui, lui sa tutto e sicuramente può aiutarmi in questa mia ricerca della verità.»

«La verità ha molte facce, e sicuramente non ti renderà libero» gli rispose Max.

«Oh, scommetto di no, ma io devo comunque sapere chi mi sta rubando l’esistenza e ha anche cercato di uccidermi.»

Ci fu un lungo silenzio durante il quale il gorilla sembrò soppesare la situazione e misurare il suo interlocutore.

Poi si alzò dal terminale a cui stava lavorando e il cui schermo acceso lo sta dipingendo di blu, si avvicinò a Curtis e gli disse:

«L’Oracolo non esiste più nella sua forma fisica.»

Il Detective Newton alzò lo sguardo e lo fissò senza dire una parola. Il primate proseguì «C’è stata una retata, qualche tempo fa. Una soffiata: l’Olorosario cercava sacche di resistenza nella Piazza delle Indulgenze: alcune informazioni cardine partivano da lì. Sono arrivati… direi meglio si sono materializzati all’improvviso. Sapevano esattamente dove andare e chi prelevare. Lo hanno preso che dormiva, lo hanno portato al Buco. E lo anno assimilato.»

«…» Curtis non riusciva a credere alle sue orecchie «Mi vuoi dire che lo hanno riversato nel sistema ponendo fine alla sua vita fisica?»

«Si. Lo hanno giustiziato e hanno salvato la sua coscienza nel Cloud Celestiale, dove tutti un giorno finiremo.

«E come si fa ora a sapere qualcosa da lui?» chiese costernato Curtis «COME FACCIO ORA AD AVERE QUELLE STRAMALEDETTE INFORMAZIONI????»

«Intanto stai calmo e non urlare che gli olo-ecoscandagli ci fanno a fette. Poi un modo c’è, anche se io lo sconsiglio vivamente perché resta ancora del tutto teorico.»

Passarono degli attimi in silenzio.

Molti attimi in silenzio.

Troppo.

«Oh, ma me lo vuoi dire come si può fare o devo urlare?» chiese esasperato il Detective Newton.

Il gorilla rimase un attimo pensieroso, poi si girò verso il detective e disse:

«Devi morire ed entrare nel cloud.»

Curtis restò con la bocca spalancata a fissarlo senza dire una parola o muovere un muscolo. Ne aveva sentite e viste di cose strane, ma lì eravamo improvvisamente saliti a un altro livello. In pratica doveva morire. Chiaramente questo complicava o rendeva inutile, non di poco, tutta la fase successiva di indagine e di interrogatorio. Per non parlare del fatto che il suo scopo fosse quello di migliorare la sua vita, e morire era in leggera antitesi con il migliorare la propria condizione.

«Bell’idea, davvero. Bravo!» fu il commento sarcastico che indirizzò al primate cibernetico. «E a cosa mi serve trovarlo nel Cloud Celestiale se sono morto?»

«Oh, ma non rimarrai morto. Si da il caso che io abbia inventato un microdosatore a impulsi che di fatto ti rende morto a tempo.»

La cosa si stava facendo, se possibile, sempre più complicata. Il problema è che anche al Detective pareva l’unica via da percorrere, a parte quella di tornarsene a casa e vedere cosa quella specie di congiura che aveva contro gli aveva preparato per il suo rientro.

«Farà male?»

«Il male è un concetto superato, oggigiorno. C’è gente che gode a farsi male, non vedo perchè- «FARÀ MALE?» lo interruppe il detective Newton. «Farà male sia all’andata che al ritorno? Soffrirò molto? Sono sempre tornati tutti o qualcuno c’è anche morto con questo giochino?»

«Ah, non saprei, se lo fai tu sarai il primo.»

A quelle parole Curtis non seppe cosa rispondere. Doveva prendere una decisione e comunque doveva prenderla abbastanza in fretta. Se non altro non avrebbe preso parte almeno per il momento alla strampalata rivoluzione di Max.

«Ok, che ti devo dire, facciamolo. Ma una volta orto come ci arrivo al Cloud?»

«Oh, lascia fare a me, appena morto la tua coscienza sarà risucchiata dal sistema. Verrai convogliato nel mio hard disk e tramite wifi verrai sparato al server del Cloud Celestiale. Avrai il tuo username e la tua password, entrerai, troverai il tuo uomo, lo interrogherai e poi tornerai qui.»

«E come saprai che ho trovato il mio uomo? Come farai a sapere che è il momento per tornare indietro?» chiese Curtis.

«Oh, se lo trovi o meno importa poco, e non saprò affatto quando è il momento. Ma tu hai tre minuti, poi io ti riporto indietro, altrimenti sarai morto sul serio e resterai a galleggiare nel Cloud Celesitale per gli eoni avvenire, finché l’hard disk si rompe o sarete tropi là dentro e formatteranno il sistema per far spazio agli altri.»

«Perfetto.» riposte Curtis «Quando cominciamo?»

«Subito»

E così dicendo il gorilla si alzò. Già stringeva in mano una siringa enorme e piena di un liquido biancastro.

«Farà male?» chiese Curtis con un filo di voce

«Malissimo, suppongo.» rispose il gorilla.

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