Gianfrancesco Turano Fuorigioco

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Gianfrancesco Turano Fuorigioco

Calcio e potere. Da Della Valle a Berlusconi, da Preziosi a Moratti. La vera storia dei presidenti di serie A. Se pensate che il calcioscommesse sia il maggior problema del calcio, non leggete questo libro.

Il problema del calcio è il calcio stesso, o meglio, la sua gestione. “ Fuorigioco “ è un’inchiesta economica su questo pallone che non rotola più. Turano è un giornalista vecchio stampo, esperto di economia, con un gran talento nello spiegare e nell’esporre fatti che abbiamo sempre davanti agli occhi, ma come in Matrix, noi leggiamo solo una parte della realtà. Il calcio è alimentato da un’economia drogata, da una violenza contabile e da storpiature incredibili. Tutto in nome del panem et circenses. Il sistema, che presiede alla nostra debole democrazia, delega ad imprenditori quantomeno spregiudicati il compito di allestire squadre pallonare per distrarre le masse. Premetto che io sono un grandissimo appassionato di calcio, ma come gioco ed espressione popolare, non come business. In questo libro è descritto per filo e per segno, con grande capacità didascalica il business del calcio. La descrizione viene compiuta illustrando le carriere e le gesta dei dieci presidenti più illustri dell’italico football. Si parte con Di Benedetto, a capo di una nemmeno tanto oscura cordata di avvoltoi statunitensi di alto livello, che non garantiscono un gran futuro alla Maggica, come si è già ampiamente potuto vedere quest’anno con Luis Enrique alla guida del team. Personalmente, leggendo di Di Benedetto, Pallotta e sciacalli discorrendo, ho trovato questo capitolo come il più preoccupante. Ci troviamo davanti ad un ipotetico futuro, dove stranieri non meglio identificabili acquisiscono club per portarli in un futuro pericolante, vedi Glazer al Manchester United, o il carneade islandese al West Ham, o i vari sceicchi in giro per il mondo. Capitalia e Geronzi per ora sono muti, e il pentolone romano non ribolle, vedremo con il ritorno del vate boemo Zeman in panchina. Dall’altra sponda del Tevere non và meglio, con un tale Lotito alla consolle, che grazie agli intrecci e alle marchette con la politica si è riuscito a creare un impero delle imprese di pulizia, ora pericolante, ma con l’ancora di salvezza della S.S. Lazio; hanno pure inventato il decreto spalmadebiti per far uscire il buon Lotito dalle acque paludose nelle quali l’aveva lasciato Cragnotti. Si continua con De Laurentiis, che a Napoli non sta poi facendo così peggio di altri, anzi, da questo libro ne esce discretamente. A seguire troviamo Diego Della Valle, un uomo buono per tutte le stagioni : finanziatore della prima ora di Forza Italia, ora finanziere di quella sinistra che gira in maglioncino ed è anti berlusconiana, ma che quando c’è da fare affari con la destra non si tira indietro. Della Valle è una delle figure, insieme ai Benetton per esempio, che dominano l’economia italiana, e sono in moltissimi consigli d’amministrazione, più misteriosi di un aereo che cadde ad Ustica. Dopo un così grosso calibro troviamo Gianpaolo Pozzo, un furbone che ha cambiato il calcio italiano, portando la piccola Udine per ben due volte in Champions League. Imprenditore oculato ed internazionale, ha fatto i soldi in Catalogna ed in Spagna, dove possiede altre squadre di calcio, non è certo uno dei peggiori, ma ha una fortissima allergia alle tasse, e da quando ha l’Udinese, a Udine detta legge, come per il nuovo stadio, la cui costruzione comincerà quest’estate. Di Andrea Agnelli potrete leggere molti intrecci, di un bulldog viziato ed abituato al comando, arrogante come la scritta 30 scudetti sulle maglie della Juve. Certo è che, anche grazie a lui, la Juve è tornata nell’Olimpo del calcio, Bonucci và agli Europei e Criscito no. La sua nemesi è Massimo Moratti, un imprenditore tanto incapace, da essere messo alla guida dell’Inter dalla sua famiglia, ma anche così riesce ad incasinare i conti della Saras, la miniera di petrolio e soldi dei Moratti, imprenditori e sinistroidi. Tanto per non farci mancare nulla, Turano ci porta a sbirciare negli affari di Zamparini, il boss del Palermo, che si barcamena tra legalità ed illegalità, trovando il tempo per fondare un partito e per aprire supermercati in odore di mafia. Dopo Zamparini viene Enrico Preziosi. Io sono un ultrà genoano, per cui per dovere d’imparzialità non parlo di quello che ahimè è il mio presidente, lo fa molto meglio di me il libro, e non ne esce tanto bene il Joker, per niente. Per ultimo, il migliore, il primo, il più bello, il più basso, il più Berlusconi di tutti : the man himself, Silvio Berlusconi. Paradigma dell’imprenditore pallonaro, musa di tutti quelli che gli sono succeduti, inimitabile nel gettare una quantità immane di merda sul gioco più bello del mondo. Dopo di lui, il resto è noia.
Libro imprescindibile, per chi vuole almeno provare a comprendere i meccanismi che stanno dietro al pallone che rotola, ormai sempre più sgonfio. L’hanno sgonfiato soprattutto questi signori, che sono nel calcio per legittimare i loro affari. Senza il Genoa, quanti avrebbero conosciuto il volto ( assai brutto a dire la verità ), di Enrico Preziosi, il vassallo dei grandi club ?
Voi sapete chi sono i Ferrero ? No, poiché i Ferrero non hanno una squadra di calcio, anche se sono una delle famiglie più potenti d’Italia. Perché il calcio apre tutte le porte, soprattutto quelle che dovrebbero rimanere chiuse, il calcio cancella i debiti e ti mette in una posizione di forza. Il calcio pulisce il nero. Prima o poi questo sistema collasserà, e solo allora chi sprofonda sulla poltrona a guardare Sky capirà. Intanto leggetevi questo libro, scendete in strada, e cominciate a dare due calci con gli amici.

waww.chiarelettere.it

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