Gabriele Bellini / Qua’ Rock Records – Intervista

Gabriele Bellini / Qua' Rock Records - Intervista 1 - fanzine

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Abbiamo fatto quattro piacevoli chiacchiere con Gabriele Bellini, rinomato chitarrista ma qui, soprattutto, in veste di factotum della nuova etichetta italiana Qua’ Rock Records.
Lo scambio di domande e risposte ci ha consentito di conoscere meglio il musicista e allo stesso tempo di aprire un’interessante finestra sulla situazione del comparto discografico underground in Italia che, anche grazie all’operato di persone come Gabriele, appare più che mai vivo e pronto a smentire i periodici “de profundis” recitati in sua memoria …

iye Ciao Gabriele, intanto complimenti per la tua carriera di musicista, testimoniata dalla tua ultima uscita ma, visto che qui sei in veste di rappresentante della tua etichetta, raccontaci come è nata l’idea della Qua’ Rock Records.

Qua’ Rock Records è stata la naturale evoluzione del percorso fatto dall’Associazione Qua’ Rock. A partire dal 2010 abbiamo organizzato tantissimi eventi ed alla fine è stato quasi normale fare questo passo, anche perché sempre più spesso mi veniva chiesto e quindi non mi sono certo tirato indietro! L’idea dell’etichetta è sempre stata un mio sogno segreto e proibito. Mi sarebbe piaciuto un giorno avere la possibilità di offrire a musicisti che ritengo essere validi una vetrina, una possibilità cercando di mettermi dalla parte delle band e mettendo a disposizione la mia esperienza e la mia passione.

iye Dalla compilation di presentazione, si nota subito una varietà di proposte rara nel mondo musicale che, immagino, sia diretta conseguenza del tuo eclettismo come musicista.

Sicuramente mi ritengo un appassionato di musica, senza barriere e confini, questo è stato senz’altro di aiuto nell’aprire le porte a progetti validi che potete ascoltare sul cd senza preclusione di genere. L’idea dell’etichetta è nata anche dall’esigenza di poter aprire le porte a molti generi e non recluderci in un orticello.

iye Dal metal estremo all’hard rock, passando per l’alternative e l’elettronica: non temi che generi così differenti tra loro possano, d’altro canto, impedire di fornire una connotazione stilistica precisa al lavoro di una nuova label?

Io credo nella buona musica, nella musica fatta con il cuore, con la passione e con la voglia di far arrivare il proprio messaggio il più lontano possibile. I brani che ascolti sul cd hanno come chiave comunque quella di essere validi. Puoi trovare qualcosa che ti piace di meno, qualcosa che ti fa impazzire, ma sicuramente non si può dire che i brani non siano oggettivamente validi per la cura con cui sono stati prodotti, arrangiati, mixati. Questo è il nostro scopo, non vogliamo fare numero, non vogliamo tirare fuori decine e decine di produzioni l’anno. Vogliamo avere pochi e selezionati progetti anche andando controcorrente dal punto di vista commerciale, ma vogliamo avere dei prodotti che supereranno la prova del tempo! La nostra connotazione stilistica è all’insegna della buona musica, questo è il genere che preferiamo!

iye Quali sono le qualità, a parte il valore in ambito musicale che un gruppo deve possedere, per entrare a far parte della famiglia Qua’ Rock? In poche parole, quanto è importante per te anche un aspetto talvolta sottostimato come quello umano?

L’aspetto umano è qualcosa che ha lo stesso valore di quello artistico. Quello che noi cerchiamo sempre dalle band è un confronto. Prima di tutto capire ciò che vogliono, dopo di che cerchiamo di capire come tirare fuori il meglio da un progetto in base a tutti i fattori sul campo. E’ importante per noi che ci sia la voglia di confrontarsi e di crescere insieme. Sono un insegnate di musica da molti anni e la cosa che mi arricchisce e mi fa crecsere quotidianamente è proprio lo scambio tra persone. Non mi pongo mai sul piedistallo, non avrebbe senso. Offro ciò che so ed allo stesso tempo imparo da chi ho davanti. E’ un lavoro impegnativo, ma è il lavoro più bello del mondo. Affronto la produzione nello stesso modo: ascoltare e confrontarsi, per il bene del progetto.

bellini

iye La tua è un’etichetta No Profit, vuoi spiegare ai nostri lettori cosa significa ? In effetti riguardo ai titolari delle label se ne sentono di ogni tipo: chi li descrive come dei biechi sfruttatori del lavoro delle band, chi li ammira per l’impegno profuso in un campo dove è più probabile andare in rosso che non guadagnarci qualche euro, chi infine li addita come poveri sognatori in perenne lotta contro i mulini a vento …

E’ una domanda sicuramente impegnativa e la risposta non può essere troppo sintetica, ma ci provo. Quando la discografia vendeva dischi aveva anche la possibilità di investire su artisti emergenti. Adesso non è più possibile e gli artisti sono costretti a coprire tutte le spese. Una etichetta discografica è una impresa con costi e spese, che dà lavoro a più persone che devono a fine mese portare lo stipendio a casa. Quindi resto un po’ stupito quando sento criticare questo genere di attività, perché è un lavoro, una professione fatta da professionisti. Noi abbiamo la fortuna di non dover vivere di questo e quindi mettiamo a disposizione gratuitamente il nostro tempo e le nostre conoscenze, per questo vogliamo lavorare solo progetti in cui crediamo altrimenti non lo faremmo. Le uniche spese sostenute dalle band sono quelle materiali come stampa CD, uffici stampa e tutte quelle spese vive che abbiamo. Noi non ricarichiamo sopra infatti i nostri pacchetti sono piuttosto vantaggiosi: ciò che costa a noi è ciò che costa alla band, senza maggiorazioni. Magari i soldi che si risparmiano si possono investire in una produzione del cd più curata, oppure investirli in promozione. Lo so, siamo un po’ dei pazzi, ma ci crediamo e a giudicare dai feedback che riceviamo direi che siamo sulla giusta strada!

iye Valuti da solo la qualità del materiale che ti viene sottoposto o ti avvali anche di alcuni collaboratori ? Ci piacerebbe sapere, poi, se, nel fare certe valutazioni, quanto il tuo essere un musicista di tecnica sopraffina ti influenza nello scegliere di accogliere o meno una band nel tuo roster.

Chiaramente non potrei mai fare tutto da solo. Lavoro a stretto contatto con Giacomo Jac Salani de “La Fucina Studio” che è il luogo in cui tutte le produzioni vengono seguite e realizzate. Inoltre lui si occupa spesso di seguire tutte quelle produzioni di stampo più elettronico (infatti diversi pezzi di Qua’ Rock Shots sono stati prodotti da lui). E’ importante per me, proprio per il discorso che facevo prima, avere una persona con cui confrontarmi e di cui potermi fidare. Abbiamo un rapporto di amicizia da più di 20 anni e quindi ci conosciamo bene e sappiamo cosa ottenere l’uno dall’altro. Inoltre l’associazione si avvale di soci che si occupano di varie mansioni e ci permettono di alleggerire il carico di lavoro che altrimenti sarebbe davvero insostenibile. Per quanto riguarda l’aspetto della tecnica, non credo che saper suonare sia fondamentale, quando invece è più importante avere qualcosa da dire e trasmettere una emozione.

iye Se dovessi puntare qualche euro sul successo di uno dei nomi che, a tutt’oggi, sei riuscito ad accaparrarti, su chi lo faresti ?

Non posso fare un nome, perché sarebbe discriminante nei confronti degli altri. Abbiamo adesso fuori tre dischi, quindi innanzi tutto spero che i Graves Of Nosgoth possano avere il giusto riconoscimento per l’opera monumentale che hanno realizzato. E’ stato un lavoro di produzione enorme, durato qualche mese di intenso lavoro e devo dire che il risultato finale è totalmente convincente. Per gennaio abbiamo già in programma tre uscite, diverse tra loro, proprio per mantenere alta la nostra voglia di essere altro. Saranno tre uscite incentrate sul rock, ma per tre progetti stilisticamente diversi.

iye Il download illegale ha davvero danneggiato l’industria discografica, oppure sono state più la crisi economica diffusa ed un mercato saturo di uscite le cause fondamentali del crollo di vendite dei cd?

Il download ha sicuramente dato il colpo di grazia ad una industria vissuta per troppi anni al di sopra delle proprie possibilità economiche, ma allo stesso tempo ha aperto le porte a forme alternative di promozione ed ha riportato in primo piano l’aspetto live che resta e resterà la prova del 9 per qualsiasi band e/o progetto musicale. La crisi economica invece la vedo spesso come una forma di scusa dietro cui nascondere i propri fallimenti.

iye La scena musicale rock e metal italiana, nonostante l’elevata presenza di band di valore e l’uscita di album di indubbia qualità, fatica da sempre a decollare: secondo te quali sono le ragioni?

Sicuramente emergere oggi è difficile, anche perché il panorama è saturo di proposte. Non essere in un paese che traina la scena mondiale come potrebbero essere USA, UK e Nord Europa sicuramente non aiuta, ma allo stesso tempo abbiamo dentro di noi una musicalità che tutti ci invidiano, ma che spesso facciamo fatica ad accettare e riconoscere, come se fosse una cosa negativa. Sicuramente partire sempre con l’idea che noi siamo inferiori non aiuta a credere nei propri mezzi. Non so se sia una forma di provincialismo, ma spesso vedo idolatrare delle band che vengono da fuori che qui neppure suonerebbero.

iye Trovo che ultimamente stia emergendo un diffuso snobismo da parte di certa stampa specializzata nei confronti del mondo underground, quasi fosse un inutile accessorio e non la reale base di tutto il movimento musicale: quanto influisce, questo, sulla crescita complessiva del movimento?

In parte è vero, ma in parte ci sono realtà come la vostra ed altre che invece continuano a crederci e questo fa ben sperare. Sicuramente si torna al discorso sopra, spesso il fatto di essere connazionali non aiuta, ti penalizza, basta vedere come spesso vengono trattate le band italiane quando vanno a suonare in qualche locale italiano o quando le stesse vanno a suonare fuori. Psicologicamente venire dall’estero ti dà un riconoscimento immediato ed un trattamento di favore ed è più o meno sempre stato così. Questo non dovrebbe comunque precludere la stessa voglia di crescere, migliorare e cambiare anche in questo.

iye In Italia gli artisti rock più famosi, come Vasco Rossi o Ligabue, paiono non voler fare nulla per aiutare nuove realtà ad emergere: i loro concerti sono ormai diventati soprattutto dei riti che non prevedono concelebranti (forse per la paura di sfigurare di fronte a gruppi di supporto ben più affamati … ?).
Eppure, sfruttando le folle oceaniche che ancora si riversano ai loro concerti, ci potrebbe essere la possibilità per molti di farsi conoscere di fronte a platee numerose; secondo te qualcuno ha mai provato a spingere in questa direzione ?

Credo che ci siano più piani di lettura di questa cosa. C’è un movimento che va oltre la musica, come i grossi concerti degli stadi dove vengono a convivere generazioni, dove la musica è anche un momento di ritrovo ed un evento a cui non puoi non partecipare. Al suo interno ci sono dinamiche economiche per cui magari si privilegia vendere lo slot per suonare davanti a migliaia di persone piuttosto che realmente guardarsi intorno, ma è una storia vecchia ed è stato sempre così, quindi non mi stupisco poi molto. Poi c’è il movimento dove la musica si nutre della musica stessa, dove davvero servirebbe una maggiore presenza ed un maggiore supporto, piccoli locali, che ti offrono il loro palco con coraggio pur sapendo che tu non sei una Tribute Band, ma che ancora credono nel valore della musica e nel suo linguaggio comunicativo.

iye A proposito di concerti, se magari in prima persona non ti sarà quasi mai capitato di sentirti dire “no, grazie” in virtù del nome e delle tue riconosciute doti di musicista, ora che ti troverai a dover proporre le tue band a locali che prediligono “l’usato sicuro” costituito dalla cover-band, avrai il tuo bel daffare …

In parte è vero, ma ripeto, ci sono davvero molte realtà dove ancora si dà spazio alla musica originale. E’ che dare lo spazio alla tribute permette al locale di andare sul sicuro, ma sicuramente è un tipo di serata che non ruota intorno alla musica, quanto piuttosto ad un servizio che ti permette di guadagnare e magari poi aprire le porte a band che magari non ti riempiono il locale di persone, ma ti riempiono il locale di musica buonissima. Vale un po’ il discorso che si faceva per la discografia. Alla fine fare il pieno con una tribute ti crea il budget da investire in una serata di un emergente. Vediamo le cose dal lato positivo!

iye Per concludere, quali saranno le prossime uscite della Qua’ Rock ?

Abbiamo pianificato per il 2015 circa 12 uscite divise in gruppi da 3 e/o da 4. Abbiamo i dischi di Gennaio quasi terminati. Stiamo cominciando a lavorare sulle produzioni della primavera. Ci sarà tanto buona musica, varia, di qualità elevata che vi servirà a vivere meglio e stare meglio con voi stessi e con il mondo. In questo lotto di uscite ci sarà anche un posto speciale per i Pulse-R perchè stiamo ultimando le registrazioni e siamo davvero contenti di ciò che sta uscendo fuori!!!

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