Fausto Serafini e Alessandra Pace

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Chi sono Fausto Serafini e Alessandra Pace?

Utilizzando una metafora pop, li chiamerei i Bonnie&Clyde della fotografia: hanno fatto della loro relazione il fulcro del loro lavoro, sia come tematica che come collaborazione e condivisione di un linguaggio, la fotografia.

L’ amore c’è e si vede.

Nei loro lavori possiamo imbatterci in una miscela di Jurgen Teller, Richard Kern e Terry Richardson, ben digerita e rielaborata secondo un proprio stile, insomma sono dei gran fighi, questo va detto, e ogni foto è accompagnata pure da ottima musica.
Direi che è il caso di leggere quello che hanno da dire, senza perdere troppo tempo! Scegliete la colonna sonora che preferite.

Ci vediamo il prossimo mese!

Xiu Xiu – I luv the valley, oh!

 
Suicide – Cheree

Az: Come avete iniziato il vostro approccio alla fotografia, (se c’è stato), in modo individuale e come vi siete ritrovati a condividere non solo una relazione ma anche il linguaggio artistico e di conseguenza a collaborare insieme?

F&A:Ci siamo innamorati circa 12 anni fa e abbiamo instaurato da subito un legame molto intimo e profondo. Viviamo praticamente in simbiosi, condividiamo tutto, tanto che dopo un paio di anni dall’inizio della nostra relazione, abbiamo deciso di diventare soci e nel 2007 abbiamo aperto un club elettro-punk-rock nel centro storico della nostra città, Pescara, che abbiamo gestito per 6 anni. Quando abbiamo venduto l’attività, abbiamo trasformato una casa di campagna in un bed & breakfast ed è proprio durante questo periodo di transizione, che abbiamo preso la macchina fotografica in mano e ha avuto inizio il nostro viaggio nella fotografia. Fin dal primo rullino, abbiamo iniziato ad usarci come “cavia-modello” l’uno dell’altro. Questo nuovo modo di comunicare tra noi, ci ha subito coinvolti e ci ha spinti ad approfondire. Così abbiamo sperimentato tutto quello che in questi 4 anni ci ha incuriosito e ci è passato tra le mani. Fotografia digitale, analogica, stenopeica e istantanea.
Riguardando gli scatti in sequenza e a distanza di tempo, ci siamo resi conto di avere tra le mani una sorta di diario della nostra vita intima e quotidiana, e abbiamo così deciso di dargli un senso, selezionando gli scatti vecchi e prendendo di lì in poi, una direzione più consapevole. E’ così che nasce “Ho Te”, un diario in cui alterniamo autoritratti, ritratti, momenti catturati, e paesaggi, attraverso i quali esploriamo e documentiamo la nostra vita quotidiana e la nostra sessualità, è un progetto a lungo termine destinato a durare finché morte non ci separi! (Il 25 Febbraio 2017 è uscito il secondo volume del nostro diario, prodotto dalla Impossibile Partner Store di Maranello)
Solo due anni fa, abbiamo sentito l’esigenza di allargare il nostro sguardo e iniziare a fotografare altre persone al di fuori di noi. Così è nato il nostro secondo progetto “Girls, girls, girls!” in cui ritraiamo ragazze che si sentono a proprio agio con il loro corpo e la loro sessualità, libere da ciechi e ingombranti pregiudizi. In questo progetto usiamo lo stesso approccio che usiamo per “Ho te”, amiamo ritrarre le ragazze in un ambiente domestico, ascoltiamo musica, ci raccontiamo le nostre esperienze e scattiamo, è importante per noi creare un legame con queste ragazze, perché vogliamo conoscerle e vogliamo fotografarle ognuna con la propria personalità e la propria particolare attitudine.

Az: Le vostre foto sono sempre accompagnate da brani musicali, cosa vi ispira sia a livello musicale che a livello visivo?

F&A: Le nostre foto sono sempre accompagnate da brani musicali perché per noi fotografia e musica sono imprescindibili. Ispirandoci anche molto al nostro background cinematografico, riteniamo che sia un accostamento fondamentale. Così come un film, che è un insieme di tanti frame, ha sempre una colonna sonora, allo stesso modo una foto, che è un singolo frame, può essere raccontata meglio, accostandola ad una traccia musicale. A volte è la foto a suggerirci la musica, altre volte è la musica stessa ad ispirare le nostre foto. La musica che ci ispira è varia, ascoltiamo di tutto, purché sia fatto bene, per ogni momento della nostra giornata, c’è una musica più adatta, per fotografare, per fare sesso, per scrivere, per svegliarsi la mattina e per addormentarsi la sera. Del resto si dice che la musica è la colonna sonora della vita.

Az:Cosa ne pensate dello sviluppo che la fotografia erotica e di nudo ha subito negli ultimi anni? Secondo voi è diventato più un facile veicolo di like o è ancora in grado di comunicare qualcosa?

F&A: C’è stata indubbiamente un’invasione di fotografia erotica negli ultimi anni, che sta crescendo in proporzione al peso che man mano i social network stanno acquisendo nella vita di un numero sempre maggiore di persone. Non si può negare che la fotografia erotica venga spesso usata come facile veicolo di like, perché diciamocelo chiaramente, la figa tira!! Questo però non vuol dire che la fotografia erotica non possa essere un potente mezzo attraverso il quale comunicare un messaggio, indagare la natura umana, curare le proprie insicurezze, conoscere il proprio animo. Se non è edulcorata e soprattutto se non è fine a se stessa, la fotografia erotica, che ci sta un pò stretta come definizione, perché non ci sentiamo pienamente rappresentati, è solo un mezzo come un altro, come può esserlo un paesaggio, per veicolare un pensiero, perché la cosa importante non è come lo dici, ma quello che hai da dire.

Az: Tra i vostri progetti trovo molto interessante quello di “HO TE” che avrei visto volentieri di persona ma ahimè non è stato possibile: è stato difficile comunicare attraverso delle immagine l’intimità fisica e sentimentale tra voi due?

F&A: “Ho Te” è una cosa speciale per noi. Già solo il titolo ci fa venire ancora i brividi, solo a pensare a tutto il mondo che c’è dietro a queste due paroline. Non è stato difficile comunicare la nostra intimità, forse è stato coraggioso divulgarla, e non ancora ne comprendiamo bene le conseguenze! Catturare la nostra intimità è venuto spontaneo, non c’è qualcosa in particolare che abbiamo fatto o che facciamo, viene fuori da sola, succede e basta, l’importante è che ci siano la nostra musica, la nostra camera fotografica, e noi due. Quando ci guardiamo negli occhi non esiste più paura, non esiste più sconforto. Senza la fotografia probabilmente non saremmo mai riusciti a capire fino in fondo la grandezza e la profondità del nostro sentimento, che diventa quasi tangibile, quando rivediamo noi stessi impressi sulla pellicola. Ecco perché è così potente la fotografia, ecco perché la amiamo irreversibilmente, perché ti dice sempre chi sei e non ti mente mai.

Az: Rispondete ad una domanda che non ti è stata posta ma a cui avresti voluto rispondere

F&A: Posta così ci sembri un po’ Marzullo!!
Scherzi a parte, una domanda che ci facciamo spesso è “Se potessimo tornare indietro, ci spoglieremmo di nuovo? ”
La risposta è: “Sì! Anche se siamo circondati da una società ottusa e deviata da falsi principi morali (nella maggior parte dei casi solo di facciata) e che spesso fugge, o critica o addirittura disprezza.

Instagram: https://www.instagram.com/fausto.serafini/ _ https://www.instagram.com/_alessandrapace_/

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