ESCLUSIVA: ENOMISOSSAB feat NANIZ O’ER THE LAND OF THE FREAKS

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Dopo le esperienze con i JWTJ e i Der Tod, dal 2000 Enomisossab e’ un progetto sulla vocalita’ e il linguaggio. L’idea di performance, in continuo divenire, lega il canto al corpo e al teatro. E a luoghi diversi: club, chiese sconsacrate, sale d’arte contemporanea, installazioni… “O’er the land of the freaks” e’ il suo quinto album.
Fabrizio Naniz Barale, durante la sua (lunga) carriera ha suonato la chitarra elettrica per Yo Yo Mundi e icone pop come Ivano Fossati e Giorgio Gaber. E’ il proprietario di Piave 34, uno studio di registrazione e mastering: negli anni, come tecnico del suono, ha lavorato con tanti (bei) nomi del settore (Sade, Celentano, etc.). E’ anche insegnante di computing al conservatorio di Cuneo.

“O’er The Land Of The Freaks” nasce da nove sessioni di registrazione, nel 2017, sull’onda della collaborazione sul disco precedente (“Kykeon”). Parte dal cut-up, maniacale, di “American Psycho” per poi abbandonarlo, riprendendo (mille) altre suggestioni: tutte, Savinio, Bowie, Servais, Morselli, etc., presagi del futuro che stiamo vivendo.
Il lavoro, in tandem, è stato caratterizzato da un metodo (rigoroso) di improvvisazione.
L’estetica pop, orgogliosamente radical chic, gioca col formato canzone, simulandolo per quasi tutto l’album con l’eccezione di due brani (“Death To Amerika” e “How Small We Are”), i soli rock (dunque, stereotipi).
Nascoste in superficie (..), si ritrovano tecniche e modalità sperimentali, inserite in un contesto (volutamente ambiguo) al servizio della narrazione. Un film per le orecchie con un libretto, da seguire, e un impianto complessivo operistico. Che vive di sottrazione continua, di elementi appena accennati che circondano il flusso di coscienza delle parole.

Trattasi di hip hop senza hip hop: bassi ovunque, che si passano il testimone da un bordone all’altro, a guidare l’assalto sonoro, un pò di elettronica e una voce che esibisce tanti colori risuonando.
Una struttura minimale per provocare il massimo effetto. Persino i titoli delle canzoni hanno una doppia lettura, “Patrick Says” omaggia Lou Reed, “Yes Logo” il “No Logo” di Naomi Klein, in uno scenario che mescola la realtà digitale (i tweet di Trump, gli slogan della Apple, i jingle delle suonerie, etc.) con i fattoidi, Clint Eastwood che si ammazza pulendo un fucile, e la realtà di un venticinquenne che muore perchè non riesce a raccogliere abbastanza denaro – con una colletta via web – per la sua insulina.
“O’er The Land Of The Freaks” è la colonna sonora di un momento creativo che rifiuta lo schiacciamento sul presente continuo e pure l’italiano (televisivo..) canzonettaro. Sostiene che la voce cantata è un pezzo importante della letteratura e che la vocalità stessa è inscindibile da una ricerca poetica.

[email protected] / enomisossab.com e totenschwan.bandcamp.com / [email protected]

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