Epi incontra Cpt. Abisso

Epi incontra Cpt. Abisso 1 - fanzine

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Capitan Abisso e il tempo ipnotico

Oscillazioni… della mia nave… di me… del sogno breve prima del nulla… oscillazioni… del mio volto allo specchio… del mio equilibrio… oscillazioni… degli universi limbici… del tuo sorriso obliquo… oscillazioni… dell’abisso che inghiotto e dell’abisso che esonda, con furia, dalla mia anima… oscillazioni… e io sospeso, in bilico, al timone, sulle lancette che scorrono…
Le cose capitano. Talvolta irrompono nella vita, a squarciare un quadro che sembrava dipinto per durare. Capitan Abisso è nato come proiezione psichica di un gruppo di persone, da attitudini artistiche differenti, che hanno costituito naturalmente un collettivo intorno a un’idea. Il personaggio immaginato non era e non è proprietà intellettuale di nessuno del gruppo, è di tutti poiché tutti gli hanno dato voce, forma e musica. La natura stessa della creazione ha un legame indissolubile con l’inconscio. Un inconscio collettivo alimenta un’influenza dirompente sugli individui, in questo caso sugli stessi individui che hanno generato Capitan Abisso. Andare nel fondo di sé è un’esperienza appassionante. Ma difficile. Si rischia di aprire porte mirabolanti e di chiuderne altre che erano territorio rassicurante, conosciuto, stabile. La terra viene a mancare e si incomincia il viaggio nel mare della coscienza individuale e collettiva. Le relazioni con la dimensione precedente mutano. Da qui si diramano le oscillazioni. Da qui comincia un viaggio altro. Le cose capitano, Capitano, Abisso

Epi: UN COLLETTIVO ATTORNO AD UNA IDEA !
Da quando l’essere umano ha ricevuto la coscienza, ha cominciato ad avere IDEE e quindi ha cominciato a tremare, ad avere PAURA ! Ha cominciato ha scoprire la SOLITUDINE dell’avere IDEE CHE NESSUNO CONDIVIDEVA.E allora per la paura di restare solo ha cercato, ha viaggiato, ha pregato, ha minacciato, a irretito altri suoi simili per CREARE UN GRUPPO CON LE STESSE IDEE, CIOE’ PER MASCHERARE LA SUA PAURA DELLA SOLITUDINE. E per convincerli gridava: ” L’UNIONE FA LA FORZA ” Ma la faccenda funzionava un poco poi gli ALTRI cominciavano ad avere ALTRE idee e tutto saltava. E ci ha provato Jahve e forse anche Annunaki, e ancora Abramo e Mose, e Cristo e Maometto, e i Greci e i Romani, e Alessandro e Carlo Magno e Hitler e Lenin, e tanti innumerevoli altri esseri terrorizzati dalla paura della solitudine. E Tutti sono stati fraintesi, crocifissi e dimenticati.
LA SOLITUDINE DELLA PROPRIA IDEA FA PAURA.
E si cerca confusamente, stancamente, rinunciatamente la CONDIVISIONE !
Ma il cosmo e la nostra coscienza reclamano L’ UNICITA’, LA DIVERSITA’ perche’ solo cosi avviene la CREAZIONE.
Tutti gli astri e gli esseri sono UNITI, ma tutti al proprio posto nell’universo o multiverso e tutti assolutamente UNICI E DIVERSI .
E quando qualche astro si avvicina trappo ad un altro avviene la catastrofe.
E TUTTO RICOMINCIA DA CAPO CON ALTRE NUOVE ED UNICHE IDEE.
Gli astri e gli esseri viventi devono vivere la loro solitudine pur se legati agli altri. Devono sperimentare L’ ABISSO DELLA SOLITUDINE, sino a scoprire il suo significato profondo : “LIBERTA'”
E allora, come ogni sole o pianeta EMANERA’ LUCE.
Endogena o riflessa ma sempre ricevuta come DONO D’ AMORE !!

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Epi: NASCIAMO SOLI E MORIAMO SOLI, TUTTO IL RESTO E’ UN REGALO !!
La solitudine e’ la FORZA di un uomo ed ancor piu’ di un artista. Essa ti fa scoprire la tua fragilita’, la tua mediocrita’, la tua limitatezza, la tua nullita’. Ti fa scoprire la tua INCOMINICABILITA’ APPARENTE COL MONDO. Conosci l’abisso della disperazione, della INUTILITA’ DELLA TUA CREAZIONE ARTISTICA. Poi piano, piano capisci il perche’ le perle si sviluppano nel chiuso, inaccessibile e solitario dell’ostrica. E comincia ad emergere il tuo nuovo mondo. Il vasto, immenso mondo della tua FORZA CREATIVA. Scopri di NON PIU’ essere solo ,bensi UNA MOLTITUDINE di esseri creatori. TUTTO ti e’ sperimentabile, raggiungibile, conoscibile, amabile, interpretabile. Divieni LIBERO.!! I tuoi spazi si dilatano, le tue IDEE esplodono, dentro di te inizi a danzare ed a fremere per la gioia della CONSAPEVOLEZZA DELLA BELLEZZA DELLA TUA ANIMA E DEL CREATO IN CUI SEI IMMERSO. Ed allora capisci i grandi artisti, i grandi scopritori : ASSOLUTI SOLITARI IN TOTALE IMMERSIONE NELL’ ARMONIA COSMICA.

Capitan Abisso : Capitan Abisso è solo, sulla plancia della sua nave. Accade, semplicemente, nei marosi dell’esistenza. Esiste perché pensato, esiste perché è emanazione di un gruppo umano, esiste e basta, poiché non c’è determinazione, le cose capitano. È un’essenza, come direbbe Shakespeare, della materia di cui sono fatti i sogni. Eppure, nella sua incosistenza, è reale. Si nasce soli, da una necessità di riproduzione, si nasce insieme, nel seme del padre, nel ventre di una madre e da una collettività che accoglie. Si muore soli, ma si muore insieme, ci sono braccia di una collettività che decidono se lanciare il corpo freddo in una fossa comune o sotto due metri di terra con un letto di legno sigillato e un appiglio alla memoria. È così ingannevole l’individuo, è così ingannevole il collettivo, così come il moto della creazione, precluso alle nostre intelligenze. L’uomo che ha scoperto il fuoco non era solo, non lo era chi ha inventato la ruota, non lo era Dante Alighieri, né Capitan Abisso nardo Da Vinci, né GaliCapitan Abisso Galilei, né Albert Einstein, né Sigmund Freud, né tutti gli artisti scienziati navigatori poeti folli e bastardi. Tutti figli del loro tempo, che hanno ricevuto insegnamenti e ricchezza e informazioni da cui partire e trovare dentro di se delle chiavi per scandagliare misteri che hanno accarezzato. Anche le nostre parole, le nostre emozioni, l’idea stessa di amore e individuo sono frutto, prodotto culturale del processo di una collettività umana. Tutti hanno conosciuto la paura, la fragilità, l’innocenza, la sensibilità, l’impotenza dinnanzi a porte che non si potevano scardinare. Perché si sa, certe porte non si possono aprire. Capitan Abisso può gioire della bellezza perché ha imparato a gioire insieme ad altri, insieme ad altri ha fatto conoscenza prima della realtà nuda, poi del significato da donare alla realtà che osserva, poi dello stupore, infine dell’emozione della gioia e della sublimazione della bellezza. La collettività si è resa responsabile di degenerazioni in nome di religioni, ideologie e pura sete di potere su altre collettività, per necessità inevolute,
Radicate in culture devote al potere della morte. E di queste degenerazioni è frutto anche la nostra società, semplicemente più sofisticata, e il nostro individualismo. Il Novecento ha consegnato all’occidente un individuo disgregato dai legami di appartenenza. Si sono smarriti i rituali di passaggio, le conoscenze e le identità per liberare l’uno dai legami e consegnarlo, spesso, al disorientamento. Da qui si diramano le oscillazioni e il processo di riappropriamento di se e dell’universo di senso. Gli artisti, come disse un uomo illuminato come Fabrizio De André, sono gli anticorpi della società. Devono sostare all’esterno, sradicarsi ulteriormente, altrimenti si esaurisce la loro funzione di testimonianza del tempo vivo. Un collettivo non è necessariamente antitesi dell’individuo. Se le coscienze sanno fluire all’interno di un processo creativo senza smarrire la propria unicità, assaporano un’essenza di vita vera, al di fuori di logiche subalterne e ingranaggi di adattato funzionalismo.
Don Gallo ha detto che nessuno si libera da solo. Nessuno libera un altro. Ci si libera tutti insieme. Capitan Abisso non avrebbe alcun rammarico nel dire: ci si libera come tanti uno. Tutti connessi e compenetrati nell’istante, tutti separati nell’assenza del prima e nella sparizione del dopo. Tutto appare e scompare, come nel moto delle onde sulla battigia

Epi: LA BOCCA PARLA DI QUEL CHE IL CUORE TRABOCCA , caro Capitan Abisso. E le parole che scrivi, col calore che ci metti sono certamente cio’ che trabocca dal tuo cuore. E il cuore trabocca quanto hai SPERIMENTATO con la pelle.
E il calore, la passione, il dolore, la delusione, la speranza che le tue parole emanano sono il frutto dei tuoi momenti in cui sei solo sul ponte della nave e rivivi le prove che hai affrontato.
Anche tu sei e vuoi essere un artista e che per esserlo, – come dici citando De Andre,- devi staccarti, isolarti, affinche le varie sedimentazioni culturali e sperimentali che stratificano baluginando caoticamente nella tua mente si coagulino in una idea, UNA NUOVA IDEA, in un nuovo atto creativo. E in questi istanti profondi divieni UN ASSOLUTO SOLITARIO IN TOTALE IMMERSIONE NELL’ ARMONIA DEL COSMO.
E’ cosi caro Capitano, una stella nasce, viene partorita, da un ammasso COLLETTIVO, caotico, e disperato che esplode grumi informi che vengono scagliati nell’ ABISSO DEL VUOTO, DELLA SOLITUDINE APPARENTE, ma pregna delle vibrazioni dell’energia cosmica.
Ed allora le cose CAPITANO, come dici tu, cose NUOVE capitano e grandi astri o piccoli lumi che divengano emanano nuova luce alla collettivita’.
E le tue parole ( non so se coscientemente o meno ti sei voluto chiamare ABISSO ) ridondanti passione dolorosa e gioiosa provengono da un’ anima ( individuale o collettiva o eteronima su piu’ ti piace ) sprofondata nell’ ABISSO SOLITARIO DEL BOTRO DELLA CONOSCENZA ( come piaceva dire agli antichi greci ).
Ho letto delle fantasmagorie psichedeliche di Bum e di Clic e della invocazione accorata di Mina a uno di loro, come pure della risposta ricevuta : ” Nessuno puo guidare nella notte a fari spenti, a meno che sia tu la notte, trovala, trovala tu la strada ! ”

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E tu pure lo hai avvertito: Quando, dopo l’ultima cena, ai chiesto hai tuoi amici, alla tua anima collettiva di starti vicino nell’ orto dei Getsemani, per aiutarti nell’ ora del tuo estremo ATTO CREATIVO, essi si sono addormentati o si sono impauriti e ti hanno lasciato SOLO. E SOLO TI HANNO CROCIFISSO E TU, SOLO, CREAVI UNA IDEA NUOVA DI UMANITA’ .
E ti ringrazio ABISSO che nelle tue parole in risposta alle puerili mie aggiungi luce ai miei passi.
E mentre scrivo ricevo e ammiro le belle immagini che mi hai inviato che vogliono sottolineare ed esaltare il valore e il calore dell’ agape che che tanto scalda il cuore umano e il tuo.
Grazie per la bellezza che cerchi, che desideri, che ami e che traccia il tuo cammino.

Epi: Sulla porta dell’ abisso accarezzo la tua anima che brama: nell’istante del PASSAGGIO proverai il terrore della solitudine, ma solo cosi io mi rivelero’ a te.

Capitan Abisso : Caro Epi, ritorno a Pessoa e alla sua inquietudine per dirti che “siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo”… così ci riconosciamo perché entrambi abbiamo abisso e luce negli occhi… voglio essere luce nella mia tenebra è l’invocazione finale del tempo ipnotico, cantata in coro dal collettivo nelle sere di gioia armonia e creazione… rappresenta la condizione umana della sete di conoscenza, di chi vuole imparare a vedere. Brindo alla tua sete, alla nostra sete, in questo passaggio di pensieri liquidi. Que te vaya bien e grazie di avermi accompagnato in questo viaggio. Che l’acqua ci sia lieve, anche nella tempesta. Con la mia immagine abbozzata da Rosi Marsala ritrovo la mia nave, mi invade la bellezza, assaporo l’orizzonte

Epi: Struggente immagine del tuo tempo ipnotico. Chissa perche’ mi fa evocare Don Juan di Carlos Castaneda e le evocazioni canore di Van Morrison. Il tuo ” capitare ” mi richiama i momenti di uno dei tanti miei ruoli quando appeso ad un appiglio di cengia sulla Tofana di Rosez con centinaio di metri vuoto sotto e tutto solo non trovavo un altro appiglio per uscire da quella situazione critica.
Non mi restava che aspettare e quindi cedere e lasciarmi andare.
E qui la luce mi dette suggerimento : ” Muovi dolcemente la mano sulla roccia e l’appiglio ti verra’ incontro perche’ non sei tu che cerchi la montagna, e’ lei che cerca te ! Non sei tu che cerchi la conoscenza, e’ lei che vuole farsi conoscere da te. Lei ti ha creato per riempirti di se’ , lei conduce i tuoi passi e ti fa giungere alla SUA meta.
Un ora dopo giungevo in vette e tutto solo ho gridato la mia gioia e il mio stupore.
E questa esperienza si e’ ripetuta e si ripete molte altre volte.
E il mio cuore CANTA E PIANGE.

Capitan Abisso : Magnetismo del sapere. Meraviglioso! E cuore, oltre l’ostacolo, sempre… Credo che un seme di Capitan Abisso sia germogliato in me a Zipolite, conosciuta anche come playa de los muertos, nello stato di Oaxaca, Messico. Mi sono ritrovato inaspettatamente in balia delle onde insieme a due miei compagni di sventura. Io ero il più compromesso, mi hanno visto sulla cresta dell’onda più alta. Mi sono infranto più volte, sono stato inghiottito dal mare e risputato e inghiottito nuovamente per attimi che mi sono sembrati eterni. Mi sono ritrovato infine davanti a un’onda maestosa. Ero sfinito, non sapevo quanto potessi durare ancora. Ed è in quel momento che ho compreso la fortuna che stavo vivendo. Quell’onda era magnifica: le luci, la forza dirompente, il suo canto. E una lacrima, solo una lacrima mi è uscita dagli occhi. Ed era una lacrima di commozione, era troppo bella. E mi sono fatto invadere, sia quel che sia. Quando, inaspettatamente come ci siamo finiti, siamo ritornati a riva, ho scoperto di essere vivo.

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Epi: Un gioco, un gioco sottile e sinuoso questo nostro dialogare.
La forza, l’energia, la luce, la sofia, il dio, l’anima cosmica, la conoscenza che accosta, intreccia i nostri mondi, i nostri abissi, gioca a far scoprire, attraverso le esperienze in cui ci conduce, la SUA potenza, la SUA decisione, il SUO amore.
Noi balbettiamo questa terribile e meravigliosa emozione con povere parole con le quali ci illudiamo di intravedere la SUA VIA , ma ad ogni nuova volta che ci confrontiamo ci sbatte in faccia sorprendenti immagini di se’.
E gioca col nostro linguaggio: tu usi un linguaggio allegorico, simbolico, ipnotico, sciamanico ( o cosi mi pare ), ed io un linguaggio metafisico, spirituale, emozionale ( o cosi mi pare ), e LEI si trastulla a intrecciarli, a fonderli e confonderli, e da questi fa emergere similitudini, somiglianze, appartenenze.
Da chinare il capo dallo stupore !!

Capitan Abisso : Ci sono delle geometrie, nel gioco del mondo, nella rayuela, che si possono trasmutare. Ed è grazie all’incontro, alla relazione profonda, che dà una gratificazione immensa all’animo umano. Così anche abisso può cambiare la sua connotazione negativa a cui siamo soliti associarlo e può divenire luce abbagliante, come vivo e illuminato è questo scambio intellettuale e spirituale tra uomini liberi. Lo stupore viva, tra terra e cielo… il Capitano è alla ricerca di terre inesplorate per trovare sè… in relazione con il tutto… e gioire… ancora… della bellezza… Grazie Epi-centro-di-luce

Epi: Scambio vivo e ILLUMINATO !
Nella societa’ serpeggia un malcelato timore e sospetto per questa parolina : “illuminato”.
Essa viene associata a persone potenti che nel segreto delle varie loro sette ordiscono trame nefaste contro l’umanita’
E ci si dimentica del significato grammaticale e reale di questa parola.
ILLUMINATO e’ qualcuno o qualcosa che viene colpito da un raggio di luce; CHE LUI LO VOGLIA O NO, CHE LUI LO MERITI O NO !!
Altri lo hanno deciso, altri lo hanno scelto, ALTRI SANNO COSA OTTENERE DA LUI !
E quando qualcuno ci definisce ILLUMINATI O PORTATORI DI LUCE, in noi deve emergere un grande senso di umilta’: Siamo solo lampadine, pezzi di fragile vetro con del filamento metallico al loro interno.
Ma: NON SIAMO NOI i costruttori della lampadina, NON SIAMO NOI che decidiamo di accenderci ; NON SIAMO NOI che decidiamo chi illuminare ; NON SIAMO NOI LA LUCE che in essa passa.
Nostro compito e’ solo ESSERE NOI STESSI , CIOE’ SEMPLICI STRUMENTI DI FRAGILE VETRO.
Nessuna lampadina sa se mai verra’ accesa, ne quando, ne per cosa o per chi.
E chi dalla lampadina verra’ illuminato sara’ , a sua volta, STRUMENTO INCONSAPEVOLE DELLO SCOPO FINALE del gioco.
NESSUNO CONOSCE LA VIA DELLA LUCE e noi giocando a essere noi stessi, cioe’ A OBBEDIRE ALLA LUCE CHE SI AGITA DENTRO AL NOSTRO INVOLUCRO DI VETRO, IL NOSTRO SPIRITO, realizziamo LA LUCE !!
Diveniamo infinitesimi procreatori.
Diveniamo vita.
Per questo anch’io sono profondamente grato che Capitan Abisso si e’ fatto lampadina.

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Capitan Abisso : Capitan Abisso n’è consapevole… ha un interruttore dietro la nuca… basta.. un… clic!… e il tutto si illumina…
È solo una visione, uno strumento, solo tempo che scorre, solo insieme

Epi: LUCE : Vita e anima di tutte le cose
Troppo belle queste solitudini.
Guardano lontano, fuori dal tempo.
Preamboli di profondi richiami.
Di desideri brucianti.
Di fuga verso l’infinito.
E di un dolore dolcissimo, sofferto e amato.

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