emilio quadrelli – gabbie metropolitane, modelli disciplinari e strategie di resistenza

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E’ questa la prima occasione che ho di stilare la recensione di un libro, operazione critica che avevo solo eseguito per musica e cinema.

E l’ occasione è delle più succulente, infatti mi trovo a parlare di un libro che, al di là delle prese di posizione doverose da parte di ciascuna persona che si accinge a leggere un volume come questo, secondo me sarà oggettivamente molto importante sia in ottica informativa, sia in sia in ottica prettamente e semplicemente umana.Un libro scritto da un personaggio che parla oltre che per testimonianze ed elementi procacciati, anche per esperienza diretta personale con una delle più grigie realtà, spesso oscurata e resa illeggibile e quasi invisibile agli occhi esterni, la reclusione nelle carceri ed annesse metodologie disciplinari con conseguenti modelli punitivi che vengono attuati al loro interno.Lo scritto si articola in cinque capitoli anticipati da un’ introduzione e riesce, direi in maniera impeccabile, a descrivere accuratamente un particolare periodo storico, quello tra il ’75 e l ’85 ( a sommi capi sino ai giorni presenti), momento nel quale vi fu un notevole progresso/regresso in ambito, dove dalla riforma penitenziaria del 1975 appunto in poi, la trasformazione dei modelli punitivi è stata rapida e mutevole, toccando molti aspetti personali dell’ individuo umano.Quadrelli scrive un libro che va ad omaggiare Michel Focault, ispiratore se vogliamo spirituale dell’ autore, che nella Francia di inizio ’70, fondò il progetto GIP insieme a Daniel Defert e Pierre Vidal-Naquet con l’ idea di demone militante e di detotalizzazione della conoscenza accademica, che trovano nuova vita in questo libro, nuove forme ed espressioni.Le inchieste di Focault sulla società carceraria, si ritrovano in Quadrelli in maniera analogamente accurata e dettagliata grazie alla materialità esperienziale del “popolo minuto” così come lo definiva il francese.La ricerca etnologica messa in atto serve a dar voce a tutte le persone che sino ad allora si ritrovavano a gridare nel silenzio, persone in grado di essere molto più eloquenti che altre prese in analisi da altri soggetti mediatici.Ma Quadrelli non si limita a questo, chiama in causa anche un funzionario del vecchio PCI, portavoce al tempo della demonizzazione degli extra parlamentari ed intervista educatori ed operatori sociali attuali.Un interessantissimo viaggio negli ultimi trent’ anni carcerari del nostro paese alla ricerca di un’ analisi clinica che è pienamente centrata.

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