devastations-devastations

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Non posso negare che ogni qualvolta mi capiti di dover recensire un disco della “Munster”,la mia prima sensazione sia quella della soddisfazione,so infatti per certo che gli amici spagnoli propongono sempre prodotti di ottimo livello.Ed è quindi con spirito inequivocabilmente lieto che mi sono approcciato a questi Devastatios,pensando che anch’essi proponessero un grezzo rock’n’roll come nella migliore tradizione della benemerita etichetta iberica.A dire il vero già la copertina avrebbe potuto dissuadaermi da tale fuorviante convincimento,ma nonostante ciò ho inserito il cd nel mio lettore pronto per ascoltare uno suono selvaggio e,perchè no,ballabile.L’ascolto è invece cominciato con “He wasnt’like that when knew him”,ed è subito stata sorpresa,il brano è uno strumentale piuttosto breve in cui ho scorto,non senza stupore,una certa rassomiglianza con le colonne sonore che venivano impiegate nei film anni ’60 ambientate nel nostro sud Italia;avete presente quelle magnifiche pellicole in bianco e nero tipo “Adulterio all’italiana”?Ma è prosegundo che le vere fonti a cui il gruppo attinge mi si sono fatte più chiare e queste sono indubbiamente gli Afghan Whigs ed i Thin White Rope, dei secondi il cantante riprende, non di rado, le linee vocali profonde e toccanti di Guy Kyser.I Devastations non sono quindi assolutamente dei grezzi rocker ma propongo,al contrario,un sound intimista,malinconico ed evocativo;sono una fra le poche band che attualmente potrei citare capaci,con la sola forza della propria musica,di scandagliare l’intimo nella più recondita profondità,di suscitare le emozioni più nascoste,in breve si tratta di un combo struggente ed intenso come solo sanno essere le emozioni più vere e sentite.Se ciò che vi sto dicendo può sembrarvi comprensibilmente enfatico non posso che invitravi all’ascolto della grandezza di pezzi come “Previous crimes” e “You can’t reach me now”,alla melodia incancellabile di “Love doesen’t end like that” che riporta alla mente le pagine migliori scritte da Chris Isaak,ai ritmi sghembi che caratterizzano “Ausencia”,che sembrano direttamente estrapolati da “swordfishtrombone” di Tom Waits; solo cosi’ potrete comprendere quanto possa essere giustificato il mio entusiasmo.Ma vi è dell’altro oltre alla bellezza intrinseca dei brani,il tutto è infatti imprezziosito da un uso della tastiera assolutamente sconvolgente,gelido ed esaltante come quello che Nico usava nei suoi dischi solisti, e da un utilizzo sporadico, ma significativo, dell’alternanza fra le voce profonda del cantante con un’eterea voce femminile.Volendo per forza di cose chiudere una recensione che si sta, poco a poco ,trasformando in un fiume in piena di parole,incapaci di trasmettere le innumerevoli sensazioni che un album di tale grandezza ha procurato alla mia persona,mi sento di poter affermare che con “Devastations” siamo in presenza di un vero e proprio capalavoro i cui echi,non ho dubbi a proposito,non potranno facilmente essere dimenticati.

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