Cyrax

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I Cyrax ci parlano del loro straordinario debutto intitolato Reflections, un contenitore di musica che, partendo da una base metallica, ingloba svariati generi fornendo come risultato un disco tutto da ascoltare.

iye Ciao ragazzi, presentate ai nostri lettori la band e come è nata l’idea Cyrax.

Cesare : Già devo chiedere aiuto ai miei soci perché io sono salito su questo treno a metà corsa.

Marco : Il tutto inizia nel 2012 quando, stanco delle ennesime delusioni con band che non vogliono fare le cose seriamente ed investire tempo (e soldi) nella musica, decido di registrare un disco metal cominciando a selezionare musicisti, con la prospettiva di autofinanziarlo. Incontro così i chitarristi/compositori Antonio Rubuano e Paolo Musazzi, con cui comincio a realizzare le prime stesure delle musiche. I brani partivano da mie vecchie composizioni, anche se poi degli arrangiamenti e del sound originale è rimasto ben poco. Durante la lavorazione il cantante Davide De Stefano, amico di Antonio offre un importante aiuto sia nella stesura delle linee vocali, sia nella realizzazione dei cori presenti nel disco. All’inizio del 2013 il bassista Cesare Ferrari ed il batterista Paolo Biocchi si uniscono alla band, completando così la formazione.

iye “Reflections”, il vostro bellissimo esordio, risulta essere un contenitore di suoni che va dal metal classico all’elettronica, passando per il prog e il blues: come nasce l’idea di far confluire generi così diversi nel vostro sound?

Marco : Guardare la musica “a scompartimento” è a parer mio uno dei più grandi sbagli che un musicista (e un ascoltatore) possa fare: due dei più grandi gruppi di tutti i tempi, Queen e Beatles, hanno spaziato dal pop, al country, al blues, al rock, alla disco e altro ancora. E sicuramente questo è stato uno dei segreti del loro successo

Cesare : Una volta un amico discotecaro mi chiese come mai non mi piacesse la techno, e io risposi: «Ma no dai, è un genere chiassoso e sconclusionato, sempre uguale, ossessivo, adatto solo a drogati e disadattati!». Un po’ di tempo dopo sentii un rocchettaro chiedere alla sua fidanzata quando si sarebbe svegliata cominciando a sentire un po’ di rock e metal, e lei rispose: «Ma no dai, è un genere chiassoso e sconclusionato, sempre uguale, ossessivo, adatto solo a drogati e disadattati!».
Secondo me i generi che mescoliamo noi hanno più a che fare l’uno con l’altro di quanto i moderni cliché ci vorrebbero far credere.

Paolo: Una volta che un disco ha un qualche perché musicale, andare a vedere in quanti generi diversi si può categorizzare è semplice pratica da bibliotecari.

iye Ho scritto, in sede di recensione, che il vostro album paradossalmente rischia di non essere apprezzato proprio per la sua non facile catalogazione: secondo voi, a quale fascia di pubblico potrebbe effettivamente piacere e, in realtà, quali riscontri avete avuto?

Marco: In generale, molto buona. Sia di pubblico che di critica. Però è anche giusto dire che alcuni recensori non hanno apprezzato la varietà del genere proposto definendolo come un accozzaglia di generi uniti senza un ben definito disegno preciso.

Cesare : Bè, è comunque metal e ha una forte componente prog e symphonic. Credo che possa attrarre un pubblico che apprezza Symphony X, Dream Theater, Nightwish ma anche Rush e Pink Floyd. Non arrivo a dire che lo vedrei bene suonato al Plastic…

iye Quali sono i vostri gusti musicali? Siete tutti aperti a svariati generi, oppure ognuno di voi porta in dote un suo genere preferito all’interno della band?

Marco: Non mi sento (più) ormai un metallaro canonico, nonostante vada spessissimo a concerti metal. Io ho cominciato a cantare nel 2003, ma ho iniziato a prendere lezioni seriamente solo nel 2007 iscrivendomi al CPM di Milano. Non sentendomi pienamente appagato musicalmente ho indirizzato i miei ascolti alla lirica, per la quale poi è nato un amore smisurato!

Paolo: Ascolto la musica che intrattiene senza avere come obiettivo principale l’intrattenimento.

Cesare :Io sono nato metallaro e ci morirò. Ascolto di tutto, ma se devo suonare voglio la cattiveria.

iye Ogni brano del vostro album si rivela un piccolo gioiello di tecnica e originalità ma, secondo il mio parere, in “Feel the Essence of Blues” è veramente straordinaria la vostra capacità di miscelare l’hard rock settantiano con atmosfere da musical e, naturalmente con il blues: come’è nata questa canzone?

Cesare : Din! Aiutino da chi l’ha composta, io non c’ero :p

Marco : Quella canzone è partita come un pezzo hard rock, ma come accennavo prima non è rimasto nulla del sound originale della band. Abbiamo quindi indirizzato la cosa su un genere un po’ più raffinato come il blues cercando di farlo suonare come un brano a sé (una bonus track). Siamo contenti che il risultato sia stato da più parti apprezzato

Paolo: Per fortuna che Larsen e Davide l’hanno vista prima che fosse finita: il loro contributo è stato fondamentale.

iye Reflections è prodotto molto bene, come sono state le giornate che avete dedicato alla registrazione dell’album?

Marco: Un’esperienza di vita unica.

Cesare: Ricordo i viaggi col computer per esportare i cori da GarageBand, la superdiavola della Pizzeria il Maestro con patatine e salame piccante, la coda al distributore per avere l’ultimo pacchetto di Ringo. Ho partecipato solo al mix, le mie parti le ho registrate a casa, sono state poi reampate in studio. Voglio salutare i compagni di quei giorni indimenticabili Antonio Rubuano, Maddalena Musazzi, Paolo Biocchi e Davide De Stefano

Paolo: superdiavola con patatine e salame piccante.

iye Questa domanda la pongo a tutti perché penso che sia un argomento delicato: specialmente nell’undergound, ma non solo, in Italia le band faticano a esibirsi dal vivo, denunciando la mancanza di locali e un modesto afflusso di pubblico agli show, voi cosa pensate dell’argomento?

Cesare : Sono arrivato alla conclusione che suonare in giro non sia più il modo migliore per promuoversi. Ti macini chilometri e vai in posti dove non c’è nessuno che ti viene a sentire, quindi è inutile. Non incolpo i gestori dei locali, quanto il pubblico, che sembra spaesato e preferisce rifugiarsi in una non-musica come quella offerta dalle discoteche piuttosto che confrontarsi con l’offerta musicale attuale che certo non può offrire band come Led Zeppelin o Toto, ma ha comunque tante belle cose da scoprire.

Marco: Concordo, in particolare sono veramente stufo del monopolio delle tribute band nei locali italiani.

Paolo: Infatti facciamo dischi: un disco è un prodotto artistico che per essere realizzato coinvolge moltissime variabili, sia di natura artistica che tecnico-scientifica. Dietro a un disco ci può essere moltissimo lavoro, e la qualità che può raggiungere è molto alta.

iye Quali sono le prossime mosse dei Cyrax? È già in cantiere il sucessore di “Reflections”?

Marco: il successore di “Reflections” è già finito e mixato! Ovviamente non vi sveleremo niente ancora per un po’ 😉

Paolo: Nuovo album, poi ci stuferemo di fare la studio-band e inizieremo a suonare dal vivo.

Cesare : Un grazie di cuore per la meravigliosa intervista e per la recensione, fra le più belle che abbiamo ricevuto!
Stay tuned for more, see ya!

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