Cuori partigiani di Edoardo Molinelli

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Cuori partigiani di Edoardo Molinelli 3 - fanzineQualche settimana fa mi arriva “Cuori partigiani di Edoardo Molinelli”, il tema di interessava molto. Grazie a qualche giorno di relax, ho letto in poco tempo tutte le sue pagine con molto interesse ecco una piccola chiacchierata con l’autore.

IYE: l’importanza di un libro di questo tipo in questo periodo storico.

Penso che sia una testimonianza importante e per molti aspetti necessaria, soprattutto in un momento in cui la Resistenza viene sminuita e talvolta oltraggiata da intere forze politiche, in alcuni casi perfino di governo. Nessuno vuole sostenere che i partigiani sconfissero da soli il nazifascismo, ma considerarli “numericamente e militarmente irrilevanti”, come tante volte mi è capitato di leggere, derubricando la lotta di Liberazione a un atto ininfluente, per quanto coraggioso, di pochissimi uomini, è un’operazione scorretta sotto tutti i punti di vista. Il libro mostra che la Resistenza coinvolse anche l’insospettabile categoria dei calciatori, e implicitamente ribadisce come la scelta di combattere i nazisti e i fascisti fu molto più condivisa di quanto sostengono i tanti revisionisti attuali.
Si tratta poi di storie spesso poco note, i cui protagonisti a mio avviso meritano invece di essere conosciuti per la testimonianza viva che ci hanno lasciato col proprio esempio. Per concludere, vorrei sottolineare come lo sport fornisca una chiave di lettura originale dei fenomeni storici contemporanei, fondamentale soprattutto per coinvolgere i più giovani.
Penso ad esempio al giocatore-deportato Fernando Valletti, che sopravvisse a Mauthausen-Gusen giocando a pallone con i propri aguzzini e negli ultimi anni della sua vita si dedicò a raccontare la propria storia agli studenti milanesi.

IYE: “tanti revisionisti attuali” questo continuo confondere la storia con il “vissuto personale”. In questo periodo è terribile non trovi?

La tendenza attuale, purtroppo, è quella di confondere storia e memoria. C’è uno spezzone di un intervento in cui il prof. Alessandro Barbero

spiega in meno di due minuti la differenza tra questi due termini, demolendo coloro che confondono ricordi personali e storia propriamente detta. L’esempio che fa Barbero è semplice e immediato: la figlia di un gerarca fascista giustiziato dai partigiani dirà che suo padre era una brava persona, che non meritava di essere ucciso e così via; ovvio, è suo padre. Questa è memoria. Storia, invece, è leggere i documenti contenuti negli archivi, incrociare le testimonianze e ricostruire i motivi per cui quel gerarca fu ucciso (ad esempio, perché era stato responsabile della tortura e dell’esecuzione di decine di antifascisti). La memoria non può mai sostituirsi alla storia, anche se è chiaro perché le forze politiche (di destra ma non solo) puntano invece a operare questa sovrapposizione.

IYE : in che modo hai effetuato le ricerche per scrivere questo libro?

Da appassionato di storia ho cercato di essere il più possibile rigoroso nella ricostruzione delle vite dei protagonisti del libro. Per questo motivo mi sono avvalso di un grande numero di fonti bibliografiche e documentali, nonché dell’aiuto di enti e associazioni sparsi in mezza Italia.
In generale il processo di ricerca partiva da una prima verifica dell’attività partigiana del giocatore in esame, superata la quale si apriva una lunga fase di approfondimento sulle fonti consultabili personalmente; in caso di difficoltà nel trovare i documenti o nel raggiungere archivi e biblioteche, scrivevo all ‘ANPI locale e agli Istituti storici della Resistenza più vicini al luogo di attività del partigiano-calciatore.
Molto più semplice era la verifica delle informazioni sulle carriere sportive, facilmente reperibili in internet e altrettanto facilmente verificabili sugli almanacchi; solo in poche occasioni ho dovuto rivolgermi direttamente ai club dove un determinato calciatore aveva militato, trovando quasi sempre risposte positive.
Per i deportati, infine, mi sono basato in gran parte sul “Libro dei deportati”, un’imponente ricerca sugli italiani che finirono nella galassia dei lager nazisti.

IYE: secondo te al giorno d’oggi sarebbe possibile una presa di posizione di questo tipo, così forte ed intransigente?

È una domanda difficile anche perché oggi, ovviamente, ci sono condizioni politiche e socio-economiche differenti rispetto agli anni ’40. Tuttavia, guardare a un passato mitico in cui gli uomini sarebbero stati diversi, più “puri” se mi passi il termine, per me è del tutto fuorviante: le scelte sono personali e in tempi difficili ci sarà sempre chi, anche all’interno di un gruppo sociale privilegiato come quello dei calciatori, sarà disposto a dare tutto, perfino la vita, per la causa della libertà.

IYE: questo periodo buoi della democrazia può essere combattutto anche con un libro o un sito web di divulgazione? o siamo degli utopisti?

Ogni contributo è importante per fermare la deriva fascistoide che è sotto gli occhi di tutti.
Presi singolarmente, un libro o un sito web non cambiano certo le cose, ma è proprio in un momenti come questo, in cui il paradigma dominante prevede che il sapere sia una roba da radical chic, che assume ancor più rilievo il lavoro comune dal basso per una cultura veramente popolare. Quello che fa una pagina come Cannibali e Re, ad esempio, è veramente notevole e il successo che accompagna le loro storie di ribelli, oppositori ed eroi popolari dovrebbe far riflettere chi ritiene che l’unica forma di cultura possibile sia quella dei salotti buoni e dei circoli esclusivi.

IYE: Grazie !

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