CONFESSIONI DI UNA MASCHERA – THE CLAIRVOYANT

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CONFESSIONI DI UNA MASCHERA

LUGLIO DUEMILAVENTUNO

“THE CLAIRVOYANT”

C’è un tempo per ogni cosa. Come recita il Qoelet ebraico c’è, tra gli altri, un tempo per gettare sassi ed uno per raccoglierli, uno per amare e uno per odiare, uno per demolire ed uno per costruire, uno per tacere ed uno per parlare. In quale ci si trovi oggi è difficile dirlo. È tale la confusione che non riusciamo a inquadrare la situazione in atto in modo univoco. Siamo senza dubbio in un momento storico segnato da una forte vena pessimistica che sfiora la rassegnazione.oletQqq

C’è di conseguenza, e non potrebbe essere altrimenti, una colonna sonora per ogni momento. Se, come detto questi sono giorni particolarmente ameni, mai come oggi abbiamo bisogno di un qualcosa che possa fungere da detossificante. La scelta da un punto di vista strettamente personale non poteva che ricadere su Fabrizio De André. La sua è un’assenza che pesa in modo indicibile. Oltre quello che potessi pensare. Me ne sono reso conto in questa torrida estate. La sua riscoperta, come detto tutt’altro che casuale, ha contribuito a farmi capire quanto fosse importante la sua figura, e quanto ci si senta orfani da ventidue anni a questa parte. È venuto a mancare oltre che un musicista una figura che potesse fungere da riferimento nei momenti di sconforto, nei momenti in cui ti senti uno degli emarginati delle sue canzoni. Nei momenti in cui ti senti alieno in un mondo di gente che urla mentre tu vorresti solo silenzio. La sua costante ricerca della redenzione e della speranza, cantata grazie agli “ultimi” di cui ha sempre parlato in modo elegante, senza scadere in visioni patetiche, unitamente all’invito al pensiero libero da condizionamenti, fanno di lui una figura immortale nella storia di questo nostro bistrattato paese. Per quanto gli ho voluto bene alla fine sarei riuscito anche a perdonargli il fatto di essere genoano.

Ascoltare oggi De André non significa andare “contro” ma a favore. È questo il punto centrale di questa prima parte di ragionamento. Troppo facile in questo momento storico schierarsi contro qualcosa, qualcuno o ancor peggio contro le idee altrui. Meno è sicuramente prendere la posizione opposta. Del resto è ormai chiaro a tutti e validissimo anche oggi che “Si sa che la gente dà buoni consigli/Sentendosi come Gesù nel tempio/Si sa che la gente dà buoni consigli/Se non può più dare cattivo esempio”. In un mondo di gente che inveisce avrebbe sicuramente trovato il modo per mostrarci una diversa prospettiva da cui guardare le cose. Con la pacatezza di sempre, ma soprattutto con la lucidità di sempre.

Oggi si inneggia alla libertà in modo troppo facile e troppo veloce. Soprattutto da parte di soggetti che non hanno minimamente idea di che cosa significhi la libertà. Sono sostanzialmente quegli stessi che negano i diritti agli ultimi [ed è qui che torna prepotente De André] ma che prendono fuoco se qualcuno tocca la loro “presunta” libertà individuale. Contestano presunte dittature quando poi nel privato si abbeverano alla fonte di un mito che altro non è che una nostalgica e patetica rivisitazione di un ventennio ridicolo che la storia ha seppellito. Il problema però non sono loro, il loro 0,0001% non rappresenta nulla al di là di un insulto all’intelligenza e al buon senso. Bensi tutti coloro che protestano insieme ai fascisti del terzo millennio. Ho cercato di mettermi nei loro panni, per provare a capire che cosa possa unire un uomo qualunque a squallidi personaggi che fanno dell’intolleranza e del diniego degli altrui diritti il proprio credo. Dovessi ritrovarmi gomito a gomito con soggetti appartenenti a questa deriva intellettuale qualche domanda io inizierei a farmela.

C’è oggi un modo di porsi di fronte ai problemi che non mi piace e non mi piacerà mai. L’idea che sia inevitabile schierarsi in modo cieco e integralista a difesa di una fede è per me inaccettabile. Sono da sempre convinto che sia fondamentale e giusto prendere una posizione ma qui si va oltre, qui si sfocia nel fanatismo, si perde la lucidità. Tutto quello che non è come lo vedo io è contro di me e come tale lo devo combattere, in ogni modo. Siamo di fronte ad un segnale di ottusità dilagante e forse inarrestabile. Provo sdegno ogni volta che vedo il tentativo costante di denigrare quello che è in quel momento “l’avversario”. Azione afinalistica che ha come obiettivo quello di andare a fortificare la propria posizione più che contrastare qualcun altro che la pensa in modo diverso. Ti insulto perché così facendo mi sento più forte e dimostro la tua inutilità. Meglio ancora se sottolineo il tutto evidenziando presunte incapacità elaborative nella costruzione del pensiero.

La vita è fatta di dubbi e di incertezze, di riflessioni, di confronti e di revisioni del proprio pensiero. È quindi per me inaccettabile ogni azione volta a chiuidersi nella roccaforte delle proprie idee. Mi sono voluto documentare in questo senso in modo da capire se la mia idiosincrasia fosse figlia di un malessere mio interiore o se davvero fossi stufo di chi mi sta intorno. Ho fatto un giro tra i vari canali Telegram dedicati alla “resistenza” [fa un pò ridere associare questa parola a certi soggetti, ma vabbè andiamo oltre…] e ho scoperto un mondo fatto di violenza ed ignoranza che non immaginavo potesse esistere. Sapevo, o meglio intuivo, che non fossero tutti in grado di ragionare in modo intellettualmente onesto ma mai mi sarei immaginato di leggere quello che ho letto.

Allontanarmi è stata e resta la mia unica scelta.

Non è ammissibile il dialogo con chi non ha una visione razionale della situazione e non è disposto a confrontarsi. Un pò come dice la scrittrice britannica Reni Eddo-Lodge nel suo recente “Perchè non parlo più di razzismo con le persone bianche”. Si arriva ad un punto in cui il dialogo diventa impossibile, ci sono troppe persone arroccate su posizioni acritiche che nemmeno si sognano di porsi il dubbio di una realtà diversa da quella che si sono costruiti a loro piacimento.

Io da 30 anni lavoro in ospedale, e da 30 anni mi nutro di dubbi.

Non riesco quindi a capire come persone che fino al giorno prima non sapevano leggere un bugiardino della tachipirina oggi sostengano a gran voce teorie scientifche con una competenza che nemmeno i più grandi luminari della medicina si sognano. Nessuno riesce a capire che la medicina non è la matematica e due più due in medicina non fa mai quattro, salvo rarissime occasioni. Torniamo sempre lì. Internet ha avuto il grande pregio di accorciare le distanze e aprirci a possibilità altrimenti solo immaginate, ma mai come oggi ha il grande limite di aver dato voce a tutti in modo indiscriminato. Io da 30 anni evito di dare per scontato quello che vedo, consapevole che ogni situazione fa storia a sè, che dietro ad ogni dinamica ci sono così tante variabili che rendono ogni evento un caso singolo. Non posso quindi capire [o forse non sono in grado di capire] come sia possibile parlare di qualunque cosa con la certezza che tracima come bava dalle labbra. Non mi sento in grado io che volendo, visto il mio curriculum, potrei anche avere argomenti in materia, di avanzare certezze, come possono averle quindi questi soggetti?

È per me impossibile il solo pensare di relazionarmi con queste persone. Anche perché non hanno alcuna intenzione di dibattere, a loro servirei solo come spalla su cui vomitare tutte le loro certezze, totalmente sordi a quelle che potrebbero essere le mie obiezioni, a quelle che la logica imporrebbe come riflessioni obbligate. Sono tremendamente stanco di dover leggere ed ascoltare tanta ottusità. Sapete perfettamente tutti quanti come ne siano dette e scritte di cose assurde e folli in questi mesi. Inevitabile che arrivi un momento in cui la mia pazienza si esaurisca del tutto. Sono tremendamente stanco di provare a calarmi nei panni di chi pensa in questo modo bizzarro. Sono tremendamente stanco di cercare una giustificazione plausibile che possa farmi rivalutare questa gente mostrandomela sotto una diversa luce. Ho deciso quindi di lasciare. Che ognuno vada per la propria strada. Un confronto è impossibile. Continuerò a fare le mie cose, senza guardarmi troppo intorno. Musica, letteratura e tutte le amenità con cui anniento la noia. Resta il grande limite, per certi versi paradossale di essere pagato per prendermi cura della gente, anche se la disprezzo. Ma questo è un altro discorso e magari ne riparleremo in futuro. Di certo continuerò a fare il mio lavoro, prendendomi le mie soddisfazioni, fedele all’etica che da sempre mi contraddistingue. Ma qui mi fermo. Per me l’umanità è morta.

Tutte le Confessioni della maschera

 

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Marco Valenti
toten.info@gmail.com

Marco Valenti [La Spezia 1971] megadirettore galattico di Toten Schwan Records racconta i suoi deliri sul magazine aperiodico Tritacarne parla di musica nella sua rubrica "L'ora del lupo" su Fango Radio perde il suo tempo guardando vecchi incontri di wrestling

2 Comments
  • Massimo argo
    Posted at 14:35h, 29 Luglio Rispondi

    L’umanità è morta da tempo e con questa divisione ulteriore, nata nella confusione di una pandemia che si fonde con mille messaggi contraddittori e una narrazione allucinante. Non ho mai avuto tantissima fiducia nelle progressive sorti dell’uomo, e non ho alcuna fiducia nell’uomo. Ho fatto una scelta affidandomi a chi ne sa più di me. Rispetto anche l’altra scelta basta che sia fatta in consapevolezza. sulla democrazia mi viene da ridere perché il potere se vuole ci schiacciq in un istante. la libertà non è quella di andare al bar, ma quella di progredire come persone e spiritualmente senza gridarci contro ma non ce la facciamo. Dicono che sono tempi bui ma il sole non è mai comparso troppo spesso, e che fino ad ora siamo stati fortunati, se paragonati a qualche altra parte del mondo.

  • MARCO VALENTI
    Posted at 17:04h, 29 Luglio Rispondi

    hai detto tutto, non credo ci sia nulla da aggiungere. ci voleva giusto una situazione come questa per far aprire gli occhi agli indecisi, ai sognatori, ora la maschera l’abbiamo gettata tutti. finalmente.

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