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Recensione : Cocks Superliquidator

Cocks Superliquidator: è un album da ascoltare attentamente e da leggere nei particolari.

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Cocks Superliquidator

I Cocks sono un gruppo punk rock genovese, e questo lo sappiamo tutti. Ma i Cocks per chi bazzica il giro genovese e non solo, sono qualcosa di più. Sono un gruppo di amici che suona assieme dai tempi della scuola, e che si è evoluto nella scena della città diventando un tassello fondamentale per ciò che è la cultura d.i.y.

Penso che ormai non ci sia più bisogno di spiegare cosa sia l’  Adescite Fest, la sua importanza per Genova, e il livello di qualità che ha raggiunto negli anni, pur restando al 100% d.i.y. Dalla gente punk per la gente punk. E l’embrione iniziale di questo festival che ora vede la collaborazione di un intero collettivo, è nato anni fa proprio dai ragazzi dei Cocks, con le prime edizioni a Utopia. Questo è per spiegare perché a Genova vogliamo bene ai Cocks, al di là dell’aspetto musicale. E senza dubbio, per il mio gusto personale, “Superliquidator” è il loro lavoro migliore, dopo gli ottimi “Good Luck, Have Fun” e l’ep “Arena”( no, non sono cover dei Duran Duran, ma è bello lo stesso).

Il disco inizia con la pubblicità del Superliquidator, il giocattolone che i ragazzi si rammaricano di non aver avuto in quanto nati nei 90’s. Ma vi posso assicurare che pure se eri nato negli 80’s o a fine 70’s come me, o eri figlio di un notaio chiavarese o col cazzo che te lo potevi permettere. Per quello poi abbiamo scelto la droga, costava meno. E poi non ti ci facevano giocare da nessuna parte, nemmeno in spiaggia, perché come minimo spuntava qualche sciura milanese a rompere le palle. E giustappunto il primo pezzo è “Born in the 90’s”, un pezzo ovviamente melodico ma con dei bei chitarroni pieni, e potrei scommettere quello che volete che diventerà un anthem in brevissimo tempo. Impossibile togliersi dalla testa quel “Listen up Listen up!” . “We’re just losers-we really don’t care-this our time-everything is fine”. Che altro aggiungere, un manifesto.

“Wild Boars” è un pezzo che parla di Genova. Ne parla con amore ma anche con il disagio di sentirsi spesso stranieri a casa propria, in una città che qualcuno vorrebbe trasformare al 100% in un parco giochi per i turisti e per chi ha tanti soldi da spendere, in cui la socialità sta diventando un lusso esclusivo per chi se lo può permettere (mentre scrivo sta rece hanno arrestato Toti raga, daghe!!!)… facendoci sentire esattamente come i cinghiali che scendono spaesati dai monti e rivendicano “go away, we really need our place!”.

“Tales from the sea” chiude il trittico inizale, che in questi pochi minuti di punk rock malinconico (ma mai piagnone, attenzione. Anzi…) vale già l’acquisto del cd. E’ il pezzo che mi ha preso di più, sia per il mood melodico alla Social Distortion dei miei dischi preferiti, sia per il contenuto. Il tema dell’abbandono della propria casa, delle proprie radici, della propria famiglia e della propria gente, per fuggire da qualcosa che uccide, che sia una guerra, la fame o la povertà, purtroppo è più attuale che mai. E qua viene affrontato in maniera estremamente realista e toccante, e il finale ci ricorda che chi sta zitto di fronte alle ingiustizie non è altro che un complice: “these and many others are the tales from the sea of the dead, of sadness, of pain of your mouth shut”.

“Nothing Happend” è un pezzo che ho trovato più intimo e introspettivo, ma con un ritornello che prende già al primo ascolto. Seguono “Embrace” e “Strikeout”, Il primo è una sorta di ballad punk rock e una dichiarazione d’amore globale, il secondo è un pezzo che parla di baseball, in cui “finally the losers won” e “if not today, then we’ll try once again”, come vorremmo fosse davvero nella vita, e comunque fa bene crederci. Punk rock nella miglior tradizione 90’s.

“Our Worst Enemy” è un altro dei testi che amo di questo album. Parla di come ci auto-sabotiamo, spesso convinti di andare contro le regole, mentre che ne stiamo seguendo altre che hanno poco senso e che ci rendono indottrinati. Probabilmente riguarda molti di noi, o più probabilmente tutti noi. Chiude il disco una versione stile Cocks di “Teenage Dirtbag” degli americani Wheatus, a mio parere molto meglio dell’originale.

Dimenticate il punk rock frivolo e privo di contenuti, questo è un album da ascoltare attentamente e da leggere nei particolari. I ragazzi stanno vivendo il loro momento d’oro, posso solo augurargli che duri il più possibile perché se lo meritano!

(Ovviamente lo trovate da Flamingo records).

Cocks Superliquidator

https://cocksge.bandcamp.com/album/superliquidator

Altre Recensioni Cocks:

Cocks – Good Luck have Fun

Cocks – Don’t Panic and Follow

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