Black Therapy – Intervista

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Black Therapy – Intervista

I romani Black Therapy, dopo l’ottimo album d’esordio hanno pubblicato di recente l’Ep The Final Outcome, contenente quattro brani di death metal melodico di livello straordinario.
A questo punto il prossimo disco su lunga distanza diventa una tappa fondamentale per la band: ne abbiamo parlato con il chitarrista e fondatore Lorenzo Carlini.

iye Ciao Lorenzo, vuoi raccontare ai lettori di Iyezine come è nato il progetto Black Therapy ?

Ciao! E’ nato tutto dalla lunga amicizia che lega me all’altro chitarrista Daniele: avevamo deciso di suonare la nostra prima cover, ma lo stesso giorno in cui l’abbiamo provata per la prima volta abbiamo subito capito che non era cosa per noi (era pessima!).
Abbiamo visto che suonando cose nostre funzionavamo molto di più, così abbiamo composto 4 brani da inserire in una demo. La ricerca degli altri musicisti non so per quale assurdo motivo è stata rapida e fortunata! 4/5 di quella band sono ancora membri attivi dei Black Therapy e ne siamo più che soddisfatti!

iye Il vostro primo full-length, “Symptoms Of A Common Sickness”, era già di ottimo livello ma nonostante
ciò siete riusciti a compiere un ulteriore passo avanti; siete soddisfatti del lavoro svolto oppure appartenete alla categoria degli incontentabili e pensate che avreste potuto fare ancora meglio ?

Secondo me “Symptoms of a Common Sickness” è un ottimo album di esordio, racchiude i nostro sogni di adolescenti e molti altri valori classici di quell’età, “The Final Outcome” invece, lo trovo più maturo e più “nostro”, diciamo che è la svolta verso il consolidarsi del nostro stile, anche la produzione è esattamente quello che avevamo in mente.

iye La cover del brano “Mad World” (che, ricordo, fa parte della colonna sonora del film Donnie Darko), è un
brano eccezionale, molto vicino alle sonorità dei Dark Tranquillity epoca “Projector”. Da dove è scaturita
una scelta così atipica?

Molte band inseriscono nei loro repertori delle cover, sia dal vivo che in studio, ma personalmente ho capito col tempo che non sono un ottimo esecutore di cose altrui, motivo per il quale non ho mai avuto una cover band, ho sempre pensato che arrangiare metal un brano di tutt’altro genere sarebbe stata l’unica scelta funzionale.
La ricerca è stata una cosa strana, avevo chiaro in mente come sarebbe stato il risultato finale prima ancora di scegliere il pezzo, per cui dovevo trovare un brano che avesse i requisiti giusti per portarmi a quelle sonorità. Questo mi ha estremamente ridimensionato le alternative, mi ha reso la scelta più lunga e complicata ma contemporaneamente non avrei avuto modo di sbagliare, era solo questione di tempo e il pezzo prima o poi sarebbe passato davanti alle mie orecchie che l’avrebbero sicuramente riconosciuto, ed ho avuto ragione!

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iye L’impressione che fornite è di una band matura e dalle potenzialità enormi, ma devo dire che mi ha
colpito molto il lavoro delle due chitarre affidate a te a Daniele Rizzo: ci spieghi quali sono le vostre
modalità di lavoro in studio?

Oggi non è più come un tempo, quando si entrava in studio, si componeva e si incideva lì. Per quella che è la nostra esperienza è necessario entrare in studio con il 99% del disco già pronto.
Prima registriamo il tutto a casa per sentire con calma se suona bene o c’è qualche modifica da fare, poi proviamo in sala e infine siamo pronti per entrare in studio.
Nella fase di registrazione ci limitiamo a riprodurre le parti nel miglior modo possibile seguendo i consigli del nostro fonico Stefano Morabito (Eyeconoclast), poi durante il mix ci divertiamo a scegliere i suoni e i vari effetti, questa è l’unica parte artistica del lavoro!

iye Chi è di voi è il maggior responsabile della scrittura dei brani?

La stesura dei brani è una fase a cui pensiamo esclusivamente io e Daniele, ognuno per conto suo compone dei riff, poi ci incontriamo e amalgamiamo il tutto completando prima le due tracce di chitarra e poi gli altri strumenti. A questo punto Alessandro (basso) e Luca (batteria) aggiungono le ultime sfumature alle loro linee e infine Giuseppe (voce) crea le linee vocali e aggiunge le liriche.

iye Il death metal melodico ha perso molta della sua popolarità anche perché le band più famose (a parte i
Dark Tranquillity) hanno virato su sonorità più mainstream, ma è vivo e vegeto nell’underground: che idea
ti sei fatto di questo tipo di svolte, In flames e Soilwork su tutte?

Io penso che ci siano due tipi di band: quelle geniali che hanno la fantasia di inventare qualcosa di nuovo e le altre che poi, alcune differenziando un po’, altre diventando la loro brutta copia, li seguono o si evolvono proseguendo da dove hanno lasciato i primi.
Ultimamente vedo una nuova scintilla all’interno del death metal melodico, è il filone che include Insomnium, Omnium Gatherum, ecc., che, a mio parere, hanno attinto dalle classiche band del ‘95 ma hanno saputo diversificarsi, raccogliere il testimone e portarlo altrove.
Rispetto molto le svolte di In Flames e Soilwork, questi sono due esempi di band geniali che non si sono limitate ad inventare un genere (il melodic death metal), ma anni dopo ne hanno inventato un secondo che non sarà prediletto dagli amanti del primo, me compreso, ma non si può di certo mettere in discussione il loro valore e percorso musicale.

iye Quali sono le tue band preferite? E cosa ascoltate abitualmente in seno ai Black Therapy?

Sono partito dall’heavy e dal thrash (Iron Maiden, Megadeth, Metallica, Testament), poi sono passato al power (Stratovarius, Sonata Arctica, Nightwish), i Children of Bodom sono stati il mio collegamento con il melodic death (Dark Tranquillity, In Flames, Soilwork, At The Gates) e al death classico con i Death su tutti. Ascolto anche molto black, soprattutto quello melodico (Dimmu Borgir, Dissection), ma anche non (Belphegor, Dark Funeral). Ultimamente mi sono appassionato al nuovo filone del melodic death (Insomnium, Omnium Gatherum, Ne Obliviscaris, Flashgod Apocalypse) e al post-depressive-black. Mi piace ascoltare anche la musica classica, il rock’n’roll e il rock settantiano.

iye La scena della capitale è ricca di band di livello assoluto un po’ in tutti i generi del metal estremo, avete
contatti con altri gruppi romani?

E’ ovvio che frequentando la scena abbiamo avuto diversi contatti e scoperto tante band valide, citerei Shores of Null, Eyeconoclast, Lahmia, Ade, Lykaion, Southern Drinkstruction, Lunarsea, Stormlord, Nerodia, Black Motel Six e tante altre!

iye Domanda d’obbligo: cosa ne pensi della scena metal italiana in generale e come vanno per voi le cose in
sede live?

Sappiamo tutti che culturalmente il genere non è molto diffuso rispetto ad altri paesi, oggi viviamo una vita frenetica e purtroppo c’è poco spazio per l’arte e gli hobby in generale, le proposte e le distrazioni sono molteplici e solo chi ha una forte passione riesce a partecipare attivamente alla scena.
Nonostante questo panorama generale, in Italia si sono creati diversi centri in cui spesso passano grandi tour e altri dove si possono fare date più piccole ma sempre piacevoli.

iye Chiaramente dopo un ep di questo livello, le aspettative per il nuovo album salgono vertiginosamente,
avete già programmato il successore di “Symptoms …” ?

Sì, abbiamo già del materiale pronto anche se non vogliamo fare cose affrettate e preferiamo curarlo nei minimi dettagli per evitare passi falsi. La linea generale sarà proprio quella sentita nel nuovo EP, ma per ora dobbiamo concentrarci a promuovere questo lavoro in tour, poi ci chiuderemo ad ultimare il nuovo disco. Per ora ci si vede on stage!

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