Avere vent’anni

Avere vent'anni 1 - fanzine

Avere vent’anni

Innanzitutto un’avvertenza: di questo film girano due versioni, una censurata di 81 minuti ed una integrale di 94, esse si differenziano per i tagli che mutilano la prima (quella che di solito passa in televisione), ovviamente bisogna assolutamente vedere questa pellicola nella sua interezza altrimenti la trama risulta completamente ribaltata e quindi ingiudicabile.

Colpito dalla mannaia della censura e subito ritirato dalle sale, Avere vent’anni mischia erotismo, ironia e violenza (a dire il vero quest’ultima solo nel finale) in dosi ben calibrate e nonostante sia il film decisamente più controverso fra quelli girati da Di Leo va a mio avviso, forse proprio per questo, decisamente visto.
La storia è quella di due ragazze Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati) che si incontrano su una spiaggia e decidono di partire insieme per raggiungere Roma in autostop.
Il loro motto è “Siamo giovani, belle e incazzate”. Appena giunte nella capitale suppliscono alla fame e alla mancanza di denaro rubando in un supermercato (quanto era bello e facile rubare nei supermercati di una volta,ndr).
Dopo essersi rifocillate decidono di recarsi nella comune guidata da Michele Palumbo detto “il nazariota” (Vittorio Caprioli) il cui geniale saluto è “Pace e male”.
Appena sistematesi vengono presentati loro due giovani con i quali prontamente si accoppiano, il rapporto però lascia entrambe insoddisfatte. Deluse dal sesso frettoloso la Guida e la Carati decidono di farlo tra loro in una scena lesbo che farebbe schizzare gli ormoni persino ad un morto.
Nella comune giunge nel frattempo un regista deciso ad intervistarne gli ospiti, le nostre espongono le loro storie in modo piuttosto crudo, sopratutto Tina, e così illustrano allo spettatore il loro breve ma turbolento passato.
Ma la sete d’amore della stessa Tina non è stata placata e così si accoppia con un altro ospite del nazariota, il visibilmente drogato Rico (Ray Lovelock).
Per potersi mantenere le due giovani accettano di vendere enciclopedie, la Carati ne vende una serie ad un ingenuo macellaio ed un’altra ad un professore che lei stessa provoca in maniera molto esplicita, la Guida invece fa visita ad una lesbica in un appartamento di gran lusso questa vorrebbe accoppiarsi con lei ma la nostra rifiuta sdegnata perché le viene offerto del denaro extra.
Insieme poi si recano da un vecchio e frustrato collezionista di libri e lo consolano da par loro. Ma la comunità è turbata da un raid della polizia che trova al suo interno della droga, in realtà piazzata lì da un infiltrato Riccetto (Vincenzo Crocitti).
Il commissario Zamboni (uno spettacolare Giorgio Bracardi) interroga sia Tina che Lia e non potendole incriminare le rimanda al loro paese con un foglio di via. Costrette ad abbandonare Roma le nostre si rimettono a fare l’autostop e grazie ad un passaggio giungono ad un’osteria.
Qui la Carati seleziona un disco nel juke-box e si mette a ballare in maniera estremamente sensuale, presto si aggiunge anche la Guida, ma le danze disinibite delle due attirano le pesanti attenzioni di un tavolo di soli uomini. Infastidite dalle attenzioni morbose di questi ultimi Tina e Lia escono dal locale, ma devo attraversare un tratto di bosco per poter tornare sulla strada statale, è notte e loro sono comprensibilmente spaventate.
I tipi dell’osteria le hanno però seguite, le raggiungono, le picchiano e le violentano sino ad ucciderle, la Carati viene addirittura impalata con un ramo conficcato nella vagina. Su questa scena così efferata si conclude il film.
Anticipatore di un film come l’americano Thelma & Louise, questo Avere vent’anni è da vedere, ripeto nella versione non censurata, perché fotografa un’epoca lontana ma in fondo vicinissima, con disincanto e la giusta dose di ironia e cinismo.

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