
Crimson Sky – Transcendental Trip
Transcendental Trip si rivela il classico lavoro privo di sbavature che, pur essendo fortemente debitore del miglior gothic doom del passato, merita tutta l’attenzione da parte degli appassionati al genere.

Transcendental Trip si rivela il classico lavoro privo di sbavature che, pur essendo fortemente debitore del miglior gothic doom del passato, merita tutta l’attenzione da parte degli appassionati al genere.

Alla fine il principale motivo di interesse nei confronti questo lavoro risiede nell’area geografica di provenienza …

Cupo, solenne, drammatico, sferzato da voci sovrumane, l’album non fa sconti sia quando rumorismi assortiti prendono campo, sia quando, sporadicamente, struggenti melodie vengono sporcate da un substrato industrial-ambient.

Gli Isenmor si rendono protagonisti di un’interpretazione del folk metal sentita e genuina.

Un lavoro superbo, che potrebbe appagare non poco chi va costantemente alla ricerca di musica profonda, fuori dagli schemi e capace di emozionare e far riflettere allo stesso tempo.

Nel complesso “Torn Banners” mostra diversi motivi di interesse e passaggi avvincenti che, seppure di fronte a brani meno riusciti, sono indicativi di una band che possiede gli spunti e le potenzialità per fare molto meglio.

Uno split album di qualità non comune grazie alla presenza di due realtà che non deludono mai, dall’alto delle capacità compositive e della personalità dei musicisti coinvolti.

Sono ben 15 i brani proposti che abbracciano le diverse sfumature del settore elettro-industrial, alternando nomi noti ad altri emergenti ed intriganti remix a tracce del tutto inedite.

La bontà del lavoro risiede nella capacità dei Miellnir di far confluire nel lavoro con innata fluidità gli influssi black, viking, folk e gothic.

Più deprimente degli stessi dischi DSBM, a Svarkonst manca sostanzialmente qualche spunto in grado di agganciare l’attenzione dell’ascoltatore, anche se il lavoro potrebbe trovare comunque qualche estimatore tra gli appassionati del post rock strumentale dall’indole più crepuscolare.

“Eclats” è un buonissimo disco, probabilmente un po’ elitario nella sua essenza, ma capace di soddisfare chi apprezza questa particolare commistione tra sonorità estreme ed evoluzioni strumentali di matrice progressive.

Alien Monolith God è un lavoro davvero eccellente nel suo districarsi tra i mortiferi e cadenzati riff e le improvvise quanto ariose aperture melodiche.