Alternative 4 – The Obscurants

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Alternative 4 – The Obscurants

Dire Alternative 4 significa parlare di Anathema ma, soprattutto, di Duncan Patterson, il principale autore di quello che è considerato a ragione il capolavoro della band inglese.

Dopo essersi separato dai fratelli Cavanagh ed aver intrapreso un nuovo sodalizio con Mick Moss nella prima incarnazione degli Antimatter, Duncan ha deciso infine di mettersi in proprio dopo l’uscita di “Planetary Confinement”, prima con il progetto sperimentale Ion e poi dando vita a questa creatura che prende il nome proprio da quel lontano e magnifico album; la scelta di utilizzare questo monicker può significare sia il voler rimarcare in qualche modo chi sia il vero “responsabile” di quelle composizioni, sia, perché no, la definitiva presa di coscienza del fatto che, nel corso della sua carriera di musicista, si troverà sempre, nel bene e nel male, a dover fare i conti con quell’ingombrante fantasma.
Il precedente album degli Alternative 4, “The Brink”, aveva per lo più convinto critica ed appassionati, anche se molti non avevano potuto fare a meno di notare analogie con la produzione passata di Patterson e, sinceramente, viene da chiedersi che male possa esserci in tutto questo.
Ogni musicista, infatti, possiede un proprio tratto distintivo e, a patto di non riproporre all’infinito gli stessi temi compositivi apportandovi minime variazioni sul tema (espediente al quale Duncan non ricorre affatto), pare normale che il trademark stilistico di quel lavoro e di questo nuovo The Obscurants, faccia capo sia al momento di massimo splendore vissuto con gli Anathema sia, soprattutto, ai primi due lavori degli Antimatter, “Saviour” e “Lights Out”.
E aggiungo io, bisognerebbe essere anche un po’ masochisti se, apprezzando questi album presi singolarmente, si avesse da ridire su un riuscito tentativo di racchiuderne gli aspetti migliori.
Cosi, The Obscurants si nutre sia del feeling oscuro del “monicker album”, sia del raffinato incedere di “Saviour”, sia ancora delle pulsioni elettroniche di “Lights Out”, senza ovviamente dimenticare del tutto quanto fatto da Patterson con gli Ion: il risultato è una raccolta di brani splendidi, molto intimi nel loro proporsi in maniera quasi sussurrata, salvo rare quanto appropriate accelerazioni ritmiche, per lo più condensate nella parte iniziale della conclusiva Closure, brano che ricorda sotto certi aspetti quella “Terminal” che chiudeva il secondo album degli Antimatter e, di fatto, il sodalizio tra Duncan e Mick Moss.
A partire dalla lunghissima Paracosm, che si rivela idealmente la summa delle doti compositive del musicista britannico, l’album si snoda lungo una serie di tracce che non deludono le aspettative, come Returning The Screw, breve quanto intensa, Dina, dal sentore pinkfloydiano , la delicata Lifeline e la magnifica The Tragedy Shield, dominata dal continuo scambio di prelibatezze tra chitarra acustica e pianoforte; in tutto ciò forse la sola Mr.Black appare leggermente al di sotto del livello degli altri brani, mostrando di fatto un incedere eccessivamente interlocutorio.
The Obscurants, che prosegue idealmente a livello concettuale “The Brink”, con le sue tematiche legate all’occultamento ed alla distorsione della verità da parte dei poteri forti, regala una cinquantina di minuti di emotività controllata, nei quali spicca anche la buona prestazione del nuovo cantante Simon Flatley, dalla voce magari non particolarmente esuberante ma del tutto funzionale allo stile musicale degli Alternative 4.
The Obscurants è l’ennesimo esempio di come non sempre gli split all’interno delle diverse band debbano avere per forza connotazioni negative; oggi, infatti, chi ama la buona musica può godersi tre grandi realtà di livello pressoché omogeneo, ciascuna con le proprie peculiarità ma dai destini che, lo vogliano o meno i protagonisti, resteranno per sempre strettamente intrecciati.

Tracklist:
1. Theme For The Obscurantist
2. Paracosm
3. Returning The Screw
4. Dina
5. Lifeline
6. The Tragedy Shield
7. Mr Black
8. Closure

Line-up:
Duncan Patterson – Keyboards, Bass
Mauro Frison – Drums
Simon Flatley – Vocals, Guitar

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