Alla fine del tempo – intervista agli autori

Alla fine del tempo – intervista agli autori

Federico Ferrauto lo abbiamo già conosciuto su Altrimondi per la campagna di autofinanziamento del suo libro Il bacio dell’oblio sulla piattaforma Bookabook. Ferrauto ora ci riprova e lo fa in compagnia: con Alessandro Proietti si lancia nell’avventura di un romanzo a quattro mani: Alla fine del Tempo. Questa volta lo fa con l’autopubblicazione gratuita su Streetlib. A quanto pare ai ragazzi l’idea di intraprendere la scelta a volte difficile ma secondo me appagante nel momento in cui si fa centro (e lo si fa, bisogna dannarsi a volte, ma ce la si fa) di cercarsi una casa editrice non li alletta. Avranno i loro perché, come Federico li aveva con il primo libro, a proposito, Federico: come è andata a finire la tua avventura con Il bacio dell’oblio e quali sono le tue considerazioni sulla piattaforma di crowdfunding Bookabook? E ti chiedo subitaneamente, lo chiedo a te e a Alessandro: come è nata questa idea del libro a quattro mani? Diciamo che nell’epoca della ricerca del consenso con i numeri adesso/subito, chi fa da sé è fottuto?

La copertina di Alla fine del Tempo

 

 A.P.: L’idea per il libro a quattro mani è stata mia ed è partita da una semplice previsione: rendiamo imprevedibile la storia facendo scrivere la seconda parte a qualcun altro. Ovviamente questo ha richiesto che non ci fosse nessun suggerimento su come proseguire dopo quello che avevo scritto e trovo che il risultato sia stato soddisfacente.
Credo che chi intraprende la strada del self sappia che la propria libertà, da contratti, richiede uno sforzo costante perché nessuno promuoverà il nostro lavoro se non siamo noi stessi in prima persona a farlo. A volte qualcuno cade nell’errore di dare tutto per scontato e, soprattutto, per immediato ma non è così.

F.F.: L’avventura con Il bacio dell’oblio è stata a tratti divertente e a tratti tragicomica. Come realizzato poco dopo aver avviato la compagna, è stato uno sbattimento senza precedenti, ma ne è valsa la pena. Mi spiego. Il crowdfunding è stato per me una prima esperienza, una sorta di perdita della verginità nel mondo dell’editoria. Insomma, la prima volta sei inesperto, l’hai immaginata tanto a lungo ma nessuno ti ha mai spiegato davvero come si fa, vai in affanno ma comunque ti diverti. Hai imparato, a modo tuo. Su Bookabook sarò sincero. Non ci provate. L’unico vantaggio è la piattaforma che funge un po’ da vetrina – cosa che oggi si può fare anche con Facebook o un sito WordPress gratuito – ma per il resto sarete completamente da soli, letteralmente. Non esiste supporto vero, da professionisti, per guidarti nella costruzione di una strategia di marketing personalizzata. “Organizza degli incontri con potenziali lettori in qualche bar o pub” non è un consiglio, è una supercazzola. Ogni autore e ogni libro hanno bisogno di una cura particolare, da valutare caso per caso, non ci si può esprimere con il linguaggio di un qualunque blog di marketing di serie B. L’idea di auto-pubblicare Alla fine del Tempo è venuta ad Alessandro, che mi ha contattato qualche mese dopo avermi fatto un’intervista. L’ho trovata interessante per alcuni motivi: innanzitutto non avevo mai scritto prima niente insieme a qualcun altro (che per di più conoscevo a stento); non mi ero mai cimentato con la forma del racconto breve, ossessionato com’ero – e sottolineo “ero” – dal numero di pagine e in ultimo, volevo provare anche questa strada. Dopo la prima volta, la curiosità aumenta, vuoi esplorare, muoverti in libertà prima di decidere quale potrebbe essere la tua strada.

– Ancora la fantascienza, la beneamata fantascienza, che però, forse, in Italia, non ha quel successo che si merita. Le case editrici sono poche, e a volte con scarsissimi mezzi. So che per questo libro vi siete ispirati a Metro 2033. Io devo essere sincero: l’idea di base, l’immaginifico a cui l’autore voleva attingere, era molta buono. Il risultato, e parlo dal punto di vista narratologico, lo trovo pessimo. Forse perché il libro è nato direttamente in rete, ed è proseguito anche con la mano dei lettori, sicuramente un caso atipico e sorprendente per la nascita di un libro, che poi ha avuto un enorme successo. Al di là delle argomentazioni tecniche (importantissime), voi vi ispirate a questo libro e al mondo di Metro, di cui fanno parte diversi volumi. Come mai? Vi ha affascinato in tal modo il mondo che Glukhovsky è riuscito a creare? Non avete avuto dei dubbi sulla forma oltre che basarvi sull’apparenza? Quanto un progetto come quello dell’autore russo è basato sulla pubblicità e sull’entusiasmo del momento, su un felice connubio di accadimenti fortunati ma (secondo me, ovvio) miscelati con una capacità di mestiere così scarsa? L’idea (e promulgazione ad hoc della stessa) disintegra la sostanza, a volte?

Metro 2033, di Glukhovsky

F.F.: Ammetto che quando ho ricevuto la proposta da Alessandro, non conoscevo il romanzo, forse ne avevo già sentito parlare, non ricordo bene dove. L’ho recuperato e divorato per via delle scadenze che ci eravamo dati. Aggiungo anche che non sono un amante degli scenari post-apocalittici in generale, de gustibus, ma in Metro 2033 ho trovato alcuni elementi nuovi – almeno per me – che me lo hanno reso abbastanza gradevole. Certo, ci sono evidenti pecche e scivoloni nell’ordito della trama che tutto farebbero pensare meno che al successo che ha avuto. Mentre lo leggevo però, ho notato a quanti spunti non sono stati sviscerati o argomentati da Glukhovsky e pensavo “Cazzo, solo su queste due pagine ci sarebbe da scrivere un romanzo intero”. Quindi buoni gli spunti, buona l’ambientazione ma appena sufficiente lo svolgimento. Quando poi ho trovato la parte indicatami da Alessandro, ho capito perché gli era rimasto così impresso e ho iniziato anche io a fantasticare sui possibili svolgimenti e stravolgimenti.

 A.P.: La mia storia con il romanzo di Glukhovsky è lunga e travagliata, confesso che pur amando il suo mondo non ero proprio riuscito a digerire il lavoro (parlo di almeno sei o sette anni fa, tempi diversi). Essendo un videogiocatore appassionato ho poi avuto un contatto con Metro 2033 e Metro Last Light, le due trasposizioni videoludiche della saga e mi sono innamorato; quando sono tornato sul romanzo sono riuscito a terminarlo senza fatica, certo a livello stilistico non è proprio il massimo, però credo che l’idea sia troppo interessante per essere ignorata.

Metro 2033 – il videogioco

 

– Parlateci del libro, per quale motivo lo dovremmo leggere? Mi farebbe piacere sapere, oltre chiaramente a Glukhovsky, da dove attingete le vostre idee, chi sono i vostri autori di riferimento.

F.F.: Perché dovreste leggerlo? Perché speriamo di aver fatto un lavoro migliore dell’autore, che domande! Scherzi a parte. Siamo entrambi rimasti molto soddisfatti del risultato finale, considerando soprattutto la scarsa conoscenza che avevamo l’uno dell’altro e che, prima di scambiarci il testo finale, non ci siamo mai confrontati sullo svolgimento della trama. Senza nessun segnale siamo arrivati esattamente dove volevamo, ad una fusione di stili e modi di vedere le realtà che riescono comunque ad intersecarsi. È una prima prova per entrambi, certo e proprio in questo suo aspetto di “esperimento puro” va considerata. Devo dire che di autori di riferimento ne ho un bel po’. Ma di riferimenti veri e propri pochi. Sicuramente Neil Gaiman per la sua capacità di creare storie fantastiche a partire da fatti apparentemente banali e farle sembrare comunque plausibili. Dick per il suo genio creativo a tratti lisergico, in grado di condurti nei propri abissi e paranoie senza paracadute, con la quasi certezza che ti schianterai al suolo insieme a lui. Per chiudere Lovecraft, perché i suoi abissi sono in fondo anche i nostri.

A.P.: I miei autori di riferimento sono tre: Philp Dick, Isaac Asimov e James Ellroy. Tutti per motivi diversi: Dick perché racconta storie non convenzionali che richiedono notevole sforzo per essere comprese a pieno; Asimov perché riesce a creare, quasi sempre, mondi coerenti che si intersecano in modo preciso e credibile spingendoti a voler approfondire sempre di più; Ellroy per la semplicità con la quale scrive e contemporaneamente per la capacità di creare storie coinvolgenti con personaggi memorabili pur scrivendo libri di un genere molto inflazionato, bastano poche righe e siamo catapultati nel mondo che racconta.

H.P. Lovecraft

 

Isaac Asimov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

– Al di là di tutto, la voglia di farsi leggere penso che sia la cosa primaria, al di là del modo, del metodo. Che ci sia ancora qualcuno che voglia raccontare storie è la cosa principale. E mettere a portata di tutti l’opera in maniera gratuita è una cosa lodevole (per il fatto che ci si dona, appunto, al prossimo) ma che può essere anche controproducente per l’arte, nel senso che secondo me l’arte, il sudore che si mette nell’arte, deve essere pagato. Cosa ne pensate? Cosa vorreste trasmettere agli eventuali lettori, cosa è la prima cosa che vi viene in mente che vi possa far piacere che un lettore pensi del vostro libro?

F.F.: Su questo tema, la mia visione delle cose è più variabile delle condizioni meteo. Da un lato credo anche io che l’arte, quella vera, frutto di sforzo creativo ed intellettivo, vada ripagata per il suo pieno valore. Dall’altro poi, mi trovo a girovagare per le librerie d’Italia, per le fiere e vedo tutti quei volumi buttati lì come pesce sui banconi o merce qualunque, in saldo, in sconto, in promozione, 3×3, 1.99€ tre volumi e via dicendo. In questi momenti mi chiedo se sia giusto che il sudore della fronte e delle mani sulla tastiera, lo sforzo immane che ci vuole per creare possano resistere a questo tipo di mercificazione. Insieme ad Alessandro ho voluto regalare Alla fine del Tempo a tutti i potenziali lettori ma al momento Il bacio dell’oblio è in mano a circa 15 editori diversi (dai più grandi ai più piccoli). Quindi direi che sarà la prossima opera a dirmi cosa ne sarà di lei. Il racconto scritto con Alessandro vorrei che regalasse ai lettori qualche minuto di abbandono alla fantasia, quell’intrattenimento puro e semplice di cui tutti, ad un certo punto della nostra giornata, abbiamo bisogno. Vorrei che aspettassero – quasi con ansia – il momento di leggerlo a fine giornata.

A.P.: Credo che rendere gratuito qualcosa non sia controproducente, penso che, soprattutto per uno sconosciuto, sia un ottimo modo per far “assaggiare” al lettore qualcosa e dargli modo di capire se può piacergli. Non credo che in futuro abbandonerò questa formula.
Innanzitutto spero che la nostra storia li abbia intrattenuti; quello che vorrei trasmettergli è che a volte sono le situazioni a rendere speciali gli uomini. Trovarsi in pericolo di vita tira fuori lati nascosti a noi stessi che possono stupirci.

 

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