La città sostituita – di Philip K. Dick

La città sostituita – di Philip K. Dick

“La città sostituita” (The cosmic puppets) è tra i primissimi romanzi di Philip Dick. Stando alla cronologia delle pubblicazioni è il suo quinto romanzo, in stampa nel 1957, stesso anno di “Occhio nel cielo” col quale condivide oltre all’anno di uscita anche una scrittura acerba e una trama rattoppata, troppo semplicistica, a tratti adolescenziale, sicuramente non all’altezza del maestro che Dick diverrà grazie ad altre opere che non tarderanno a venire (di lì a qualche anno, tanto per dire, scriverà quel gioiello che è “La svastica del sole”) e grazie alle quali è ora consacrato come uno dei maggiori esponenti del genere fantascientifico e non solo con i suoi scritti profetici di un futuro/presente sempre più alla mercé dei sistemi di controllo, i cui protagonisti si dibattono in una estenuante lotta con la manipolazione sociale, Dick è stato pioniere del cyberpunk e filosofo psichedelico.

Sottotraccia anche in questo racconto lungo si intravede comunque l’illuminante paranoia e la concezione schizofrenica della realtà che contraddistinguerà il corpus narrativo di Dick.

In verità bisogna sottolineare che “La città sostituita” è il rimaneggiamento e l’ampliamento di un racconto pubblicato nel ’56 sulla rivista Satellite Science Fiction col titolo “A Glass of Darkness”, scritto nel 1953 e quindi antecedente anche a “Solar Lottery” del ’55. Possiamo dunque in un certo senso affermare che è in assoluto il primo romanzo di Dick.

La storia è ambientata nella tipica provincia americana degli anni ’50, tanto cara a Dick come ad altri innumerevoli romanzieri statunitensi. Ted Barton decide di passare alla fine di una vacanza nella cittadina che gli ha dato i natali e dove ha vissuto fino all’età di 8 anni. La troverà completamente cambiata: i negozi, le vie, le persone sono diverse, nessuno lo riconosce, lui non riconosce nessuno. E qua ci troviamo nel tipico topos dickiano, cioè quello stato di straniamento profondo e squassante che fa perdere ogni tipo di contatto con tutto ciò che fino a quel momento si è creduto inattaccabile e vero. Aiutato da un vecchio che sembra capire e condividere il suo turbamento Barton indagherà su quella situazione assurda, scoprendo che la cittadina è governata da due forze cosmiche opposte, il tipico dualismo bene/male che si materializza in due enormi creature che tengono sotto scacco la zona, combattendo una guerra atavica e infinita. Il compito di Barton sarà quello di riuscire a ricreare la città come era una volta, rimapparla psichicamente per ridargli forma concreta.

Un altro tema ricorrente dell’opera di Dick è la ricerca del divino (che poi sfociò più avanti in una specie di personale misticismo precognitivo, a tratti surreale). Il divino è visto in Dick come costruttore e insieme sofisticatore del reale; in “La città sostituita” attinge a piene mani nell’iranismo zoroastriano, nella fattispecie nelle due forze cosmiche opposte: (i due giganti sopracitati) quella del bene Ormazd e quella del male Ahriman.

E’ un libro che, come detto, pecca di qualche ingenuità e la cui struttura narrativa è troppo asciutta ma che fortunatamente si salva per la sua brevità e l’esuberante, e comunque intelligente, fantasia. È tuttavia un libro di Dick, e lo dico non perché si debba comunque avere una qualsivoglia sudditanza verso un Maestro ormai conclamato, ma perché comunque già nella filigrana di questa storia si possono cogliere le idee stravolgenti del Dick che sarà, ed è a mio parere anche grazie a questi libri che forse sono “prove di riscaldamento”, con questo suo tastare i tacchetti sul terreno e le prime avvisaglie di lampi all’orizzonte, che si capisce appieno l’autore, la sua complessità, il suo percorso di trasformazione.

Edizioni italiane:

1962 – Urania 280, Arnoldo Mondadori Editore

1975 – Millemondi Urania 8, Arnoldo Mondadori Editore

1986 – I Massimi della fantascienza 10, Arnoldo Mondadori Editore

1994 – Classici Urania 202, Arnoldo Mondadori Editore

1994 – I Libri di Urania 18, Arnoldo Mondadori Editore

2016 – Fantascienza, Fanucci

2017 – Narrativa Tascabile, Fanucci

Alessandro Pedretta
Alessandro Pedretta
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Alessandro Pedretta, schiavo delle piramidi, scrittore suicida, ideatore e curatore di libri. Nel 2012 crea il collettivo di scrittori Nucleo Negazioni col quale pubblica con diverse case editrici (sempre e solo rigorosamente NOEAP) e inventa e dirige la fanzine “Negazioni”. Abbandona il gruppo. Viene inserito in innumerevoli e insopportabili antologie sia poetiche che di prosa. Si alimenta fin da giovanissimo di filosofie controculturali, di letteratura underground, di autori della beat generation e classici della scrittura del sottosuolo, poi spazia dal cyberpunk ai grandi classici russi, inframezzando la poesia di Ungaretti, Rimbaud, Campana, ai cut-up di William Burroughs, l’immaginario di Ballard e la disintegrazione sintattica di Céline. Adora gli spazi abbandonati, gli scenari post-industriali, le commistioni tra le rovine e i ruderi con le porzioni geometriche delle architetture urbane moderne, gli piace la musica hardcore, il jazz, gli anni di piombo, la storia delle droghe, l’anarchismo, gli estremismi, i fumetti, Pollock, le periferie. Entra nel vortice della scrittura e comincia a pubblicare libri: “questanonèpoesia” (Gli Occhi di Argo, 2012); “Conta fino a zero” (L’Argolibro, 2013); “Golgota souvenir” (Golena Edizioni, 2014); “Non chiedetemi il significato” (Edizioni La Gru, 2014); “Dio del cemento” (Mora Edizioni, 2016); “È solo controllo” (Edizioni Augh!, 2017) È ancora vivo.

2 Comments
  • alessio
    Posted at 08:23h, 15 Febbraio Rispondi

    bella recensione, asciutta ed essenziale, ti fa capire le cose che dice ed è cosa rara. complimenti

    • Alessandro Pedretta
      Alessandro Pedretta
      Posted at 17:23h, 20 Febbraio Rispondi

      Grazie della lettura. A breve di Dick ne parleremo ancora!

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