Abelardo Castillo – I Mondi Reali


La prima apparizione de I mondi reali di Abelardo Castillo risale al 1972. Da quell’anno in poi, Castillo non ha mai smesso di lavorare su questa splendida opera. Egli la aggiorna continuamente, cancellando frasi, sostituendone con altre, aggiungendo altri racconti: ha poeticamente affermato che questa sarà l’opera su cui lavorerà per tutto il resto della sua vita, non volendosi accontentare di un lavoro che non sia estremamente meticoloso e preciso.

Questo non è un romanzo qualsiasi. Non gli si può attribuire né la parola “romanzo” né la parola “qualsiasi”: questa è un’opera incantevolmente geniale.
La lettura de I mondi reali regala un sentimento profondo, che nasce all’interno dell’anima durante l’assaggio dei 17 racconti di cui è composta quest’opera. Castillo ha l’incredibile capacità di esprimere le emozioni in maniera talmente ferma, cristallina, compatta, pur non dilungandosi in discorsi di pagine e pagine, che ha davvero del sensazionale. Si rimane stupefatti e attoniti di fronte alla scelta, oserei dire perfetta, delle parole con cui Castillo ci dipinge emozioni potenti, sconvolgenti.
Ogni racconto rappresenta una vera e propria bomba di sensazioni. Castillo riesce a trasmettere, con la sua prosa disincantata, calda e chiara, in racconti di una manciata di pagine, una forza emozionale che definirei prepotente, aggressiva, dalla quale si viene inevitabilmente inondati e riempiti.
Ci tiene a precisare che “gli scrittori e gli editori credono che un romanzo sia più importante di un racconto. Non ci credete. È solo più lungo”. Di fronte a I mondi reali non possiamo che essere d’accordo con lui: ogni racconto, infatti, ha la potenza di fuoco di uno, due, dieci romanzi.
Castillo è un’artista, un poeta, un guerriero, che nella vita ha lottato tanto per conquistare lo spazio che le sue splendide parole, così come il suo infaticabile lavoro, meritano. Pur essendo I mondi reali composto da soli racconti, Castillo ci sconvolge con la semplicità con cui riesce a stravolgere le nostre esistenze. Quei sentimenti di tristezza, stupore, disincanto, lui sa trasmetterli con garbo e cortesia. Ci si sente quasi costretti a percepirli, tanta è la passione che scaturisce dalle sue parole, che racchiudono un oceano di significati.
Perché, a dire la verità, i sentimenti sono una questione di prospettiva”, scrive nel racconto I Riti. E lui ci regala la sua, di prospettiva, sul sentire che è un movimento tutto umano.
Castillo descrive stati d’animo precisi, per niente confusi, riguardanti l’amore, la solitudine, la percezione della bellezza e della vita.
Una volta letto questo libro, vi assicuro che non sarete più gli stessi. La percezione del bello, del dolore, della morte, della follia e di tante altre astrazioni della nostra mente, saranno inevitabilmente diverse rispetto a prima. “Bisogna essere consapevoli del danno che la lucidità può fare alla Poesia”, scrive nel racconto La creazione di un piccolo fiore è un lavoro di Ere.
Castillo è dotato di una sensibilità sovrumana, un’affabilità che conquisterebbe ogni lettore.
Nei 17 racconti che compongono questa raccolta, Castillo tratteggia la sua idea, la sua percezione dell’amore e delle relazioni sentimentali umane. È cinico, spietato, ma allo stesso tempo dolce e delicato, poetico.
L’equilibrio tra ciò che racconta e il modo in cui lo racconta è insuperabile.
In La creazione di un piccolo fiore è un lavoro di Ere ammette: “Possiedo la voluttuosità del male, del brutto. Accarezzo il mio stesso fallimento tanto quanto odio il talento altrui. E non perché non abbia anch’io talento, eccome se ce l’ho; ma perché il mio potere di realizzazione non coincide con ciò che concepisco come bello”.
Eccezionale, veramente.

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