Il capolavoro di Vasilij Grossman
l libro e il suo autore
“Vita e destino” è considerato uno dei più grandi romanzi del XX secolo, scritto da Vasilij Grossman tra il 1950 e il 1959. Grossman (1905-1964) fu uno scrittore e giornalista sovietico di origine ebraica, corrispondente di guerra durante la Seconda Guerra Mondiale per la “Stella Rossa”, il giornale dell’Armata Rossa.
Una storia drammatica
Il romanzo ebbe un destino travagliato: fu sequestrato dal KGB nel 1961. Non solo vennero confiscate le copie del manoscritto, ma anche i nastri della macchina da scrivere e la carta carbone. Il funzionario del Comitato Centrale Mikhail Suslov disse a Grossman che il libro non sarebbe potuto essere pubblicato per almeno 200-300 anni.
Miracolosamente, una copia del manoscritto sopravvisse e fu portata clandestinamente in Occidente nel 1974 dal dissidente Vladimir Voinovich su microfilm nascosto in una lattina di latte. Il libro fu pubblicato per la prima volta in Svizzera nel 1980, sedici anni dopo la morte dell’autore. In Unione Sovietica vide la luce solo nel 1988, durante la Glasnost.
Di cosa parla
“Vita e destino” è ambientato durante la Battaglia di Stalingrado (1942-1943), momento cruciale della Seconda Guerra Mondiale. Il romanzo segue le vicende della famiglia Šapošnikov e di decine di altri personaggi – soldati, scienziati, prigionieri, commissari politici – le cui vite si intrecciano sullo sfondo della guerra.
- La terra era enorme, la foresta, invece, aveva un inizio e una fine visibili; la terra continuava, stendendosi all’infinito. Di enorme ed eterno come la terra c’era il dolore.
- Il desiderio congenito di libertà non può essere amputato; lo si può soffocare, ma non distruggere. Il totalitarismo non può fare a meno della violenza. Se vi rinunciasse, cesserebbe di esistere. Il fondamento del totalitarismo è la violenza: esasperata, eterna, infinita, diretta o mascherata. L’uomo non rinuncia mai volontariamente alla libertà. E questa conclusione è il faro della nostra epoca, un faro acceso sul nostro futuro.
- « I geni non possono essere ammaestrati » disse Mad’jarov. « Non c’è posto per Dostoevskij nella nostra ideologia… Per Majakovskij sì. Non per niente Stalin lo ha definito il migliore, il più dotato. Majakovskij è lo Stato fatto carne, fatto emozioni. Dostoevskij, invece, è l’uomo e basta, anche quando è dentro a uno Stato ». Sopra di lui c’erano sempre persone che non distinguevano i calibri delle armi, non sapevano leggere una mappa e nemmeno i discorsi che altri scrivevano per loro, che sbagliavano gli accenti nelle parole o le usavano a sproposito. La loro ignoranza non dipendeva da origini modeste, operaie: anche suo padre era minatore, e minatori erano suo nonno e suo fratello. La forza di quelle persone era proprio l’ignoranza, si scopriva a pensare certe volte, l’ignoranza e non l’istruzione; così come il parlare correttamente, una certa preparazione e l’amore per la lettura erano la sua debolezza.
- L’amicizia è uguaglianza e affinità. Ma l’amicizia era, che differenza c’è disparità.
- Il marxismo aveva fallito! Difficile da ammettere per chi aveva padre, madre e zii socialdemocratici.
- È una bontà senza voce, senza senso. Istintiva, cieca. Ha cominciato a offuscarsi quando il cristianesimo l’ha rivestita della dottrina dei padri della Chiesa e il seme è diventato vuota scorza. Essa è forte finché è muta, inconsapevole e illogica, finché resta nelle tenebre vive del cuore dell’uomo, finché non diventa strumento e mercanzia dei predicatori, finché il suo oro non viene coniato in monete di saggezza. La bontà è semplice, come la vita. Persino Cristo e il suo insegnamento le hanno tolto forza, perché la sua forza è nel silenzio del cuore umano.
- Mi dica: l’uomo del futuro farà meglio di Gesù Cristo quanto a bontà? Perché è questo l’essenziale. E ancora, che cosa darà al mondo la potenza di un essere ubiquo e onnisciente, se quell’essere manterrà la nostra attuale presunzione zoologica e il nostro attuale egoismo, prerogative di classe, di razza, di Stato e anche individuali? Quell’uomo non trasformerà il mondo in un gigantesco campo di concentramento? E mi dica ancora: lei crede nell’evoluzione della bontà, della morale, della carità? L’uomo ne è capace?
- Il tedesco con il cappotto da ufficiale sentì addosso la pressione dello sguardo lento, smanioso della donna russa. Una volta apparso, l’odio non può non trovare uno sfogo, così come non può non trovare uno sfogo l’elettricità raccolta in una nuvola nera sospesa sopra un bosco, che sceglie a caso un tronco d’albero da incenerire.
- Per quanto sapessero tutti che in epoche tremende l’uomo non è più artefice del proprio destino e che è il destino del mondo ad arrogarsi il diritto di condannare o concedere la grazia, di portare agli allori o di ridurre in miseria, e persino di ridurre in polvere di lager, tuttavia né il destino del mondo, né la storia, né la collera dello Stato, né battaglie gloriose e ingloriose erano in grado di cambiare coloro che rispondono al nome di uomini; ad attenderli potevano esserci la gloria per le imprese compiute oppure la solitudine, la disperazione, il bisogno, il lager e la morte, ma avrebbero comunque vissuto da uomini e da uomini sarebbero morti, e chi era già morto era comunque morto da uomo: è questa la vittoria amara ed eterna degli uomini su tutte le forze possenti e disumane che sempre sono state e sempre saranno nel mondo, su ciò che passa e ciò che resta.
Traduzione di Claudia Zonghetti
gli Adelphi, 430
2022, 16ª ediz., pp. 982
isbn: 9788845936906
IN COPERTINA
Nina Nikolaevna Vatolina, Lunga vita ai piloti sovietici, fieri falchi della nostra patria! (1938, particolare). Collezione privata.










