una mattina che mi sono svegliato

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Alla mattina alla radio leggono i giornali, poi li commentano. Comincia poi un filo diretto con gli ascoltatori che telefonano e dialogano con il giornalista di turno sui fatti del giorno. Quel giorno i fatti erano principalmente due, avevano a che fare con la giustizia o meglio riguardavano due sentenze di tribunale, giacchè la giustizia mi sa che è una cosa un po’ diversa. Uno di questi fatti era la sentenza di primo grado sul processo alla polizia per i fatti di Genova, in particolare per i fatti della scuola Diaz. Allora per primo ascolto la notizia: hanno condannato a pene lievi alcuni poliziotti semplici, un solo funzionario di secondo ordine, hanno assolto tutti i dirigenti perché forse il fatto non sussiste o giù di lì. Poi in realtà non hanno condannato proprio nessuno perché tra breve i reati sono prescritti, perché anche per le condanne di quattro anni ne hanno condonati almeno tre.

Allora lascio stare il racconto dei fatti della Diaz perché tanto chi li vuole conoscere li sa già, perché non c’ero, perché il fatto invero non sussiste e ascolto la telefonata di un radioascoltatore perché dice di essere un militante comunista (perché dice proprio così) e dice di essere stato alla Diaz, è proprio uno scoop. Dice di essere indignato per la sentenza, chiede il giudizio del giornalista, che è un noto cronista politico, un editorialista famoso, che scrive sul quotidiano detto il più autorevole in Italia, il più letto. Costui è solidale con il militante comunista che ha telefonato, ma dice che in realtà la situazione come lei sa (dice così, come lei sa) è controversa. In effetti dice il noto giornalista: tutti sanno che a Genova c’erano persone come lei (come me, penso io) che erano lì per manifestare pacificamente, ma poi c’erano anche dei teppisti e allora, e allora io ora non mi ricordo più cosa ha continuato a dire il giornalista che poi ha commentato altri fatti.
Allora mi è venuto in mente che forse voleva dire che se c’erano teppisti forse è giusta la tortura, il tentato omicidio, la fabbricazione di prove false, i verbali truccati e tutti gli altri fatti che però a dire il vero per alcuni giudici non sussistono.

Chissà se i giudici hanno letto uno dei tanti libri usciti dopo il G8 di Genova. Chissà se hanno letto “Noi della Diaz” del giornalista Lorenzo Guadagnucci, invianto del Quotidiano Nazionale, uno degli organi della destra più retriva che ci sia in Italia. Ora il giornalista dormiva alla scuola Diaz e racconta nel primo capitolo la vicenda che gli è capitata addosso. E vale la pena di leggere ancora oggi, anche solo il primo capitolo basta quello poi il resto si può immaginare, solidarietà del direttore del suo giornale compresa.

Ora mi è venuto in mente che potrei portare il libro a scuola dove lavoro e lasciare perdere gli atomi, le reazioni e gli elettroni che girano intorno al nucleo ma non si sa dove sono perché sono troppo piccoli e leggere ai miei studenti le prime pagine di questo libro giusto per vedere come reagiscono, se reagiscono, se mi chiedono di ricominciare con la chimica, se mi guardano come si guarderebbe un folle.

Sono passati un po’ di anni dai fatti di Genova, dalla Diaz, da Bolzaneto. Chissà se tutti se ne ricordano. Allora a poca distanza dai fatti se ne ricordavano tutti. Prendevo un giorno il treno, abitavo in un paese del nord a pochi chilometri dal confine con la Svizzera e andavo ancora più a nord, cercavo un negozio di dischi che mi avevano detto interessante. Allora in questa cittadina fredda e desolata, giro un angolo vedo un insegna sotto un portico. Mi fermo davanti alla vetrina poi entro e vedo sul muro incorniciata una foto formato poster di un manifestante con un passamontagna ritto in piedi sul cofano di una volante dei carabinieri mentre da dietro le facce di altri manifestanti sono sfuocate e immerse in una nuvola di fumo nero, di copertoni in fiamme.

Tutti in quel luogo quasi in Svizzera allora mi chiedevano di Genova e allora una volta così per scherzare ho messo un fazzoletto davanti alla bocca e ho mimato davanti agli studenti uno scontro con la polizia, non so se ho fatto bene. Spesso allora mi tornava in mente che al termine della manifestazione del sabato in una piazza periferica era salito sul palco un signore un po’ stempiato con una voce un po’ stridula ed era il portavoce del Genoa Social Forum che diceva cose che lì in quel momento mi sembravano un po’ fuori luogo. Quel signore non diventerà mai un politico famoso, lo pensavo allora ed ora ne sono quasi sicuro. Agli italiani sono sempre piaciuti i leader simpatici, con i vocioni maschili, le mascelle prominenti, le mascelle italiane.

Che tipo di reazione hanno avuto oggi a distanza di tutti questi anni (quanti sono, se i fatti non sussistono?) i partiti di oggi che sono quelli di allora o giù di lì. Allora c’è il partito principale di opposizione, il partito che ha fior di giuristi, capi dello stato, ex sindaci della capitale, onorevoli con il cilicio, grandi leader che sono stati comunisti per trenta anni e sanno a memoria le parole dell’inno sovietico. Per costoro, rimane l’amaro in bocca ma bisogna rispettare le sentenze, sempre, verrebbe da dire anche retroattivamente come quelle che spedirono Gramsci al confino per fare un esempio. Sono comunista ma da meno di trenta anni e non so da quanti anni lo sia il radioascoltatore che ha telefonato in quella trasmissione radiofonica, non so neppure una parola però degli inni sovietici e me ne dolgo un po’. Il radioascoltatore al telefono non ha parlato della madre patria sovietica e chissà se gliene frega qualcosa ma io vorrei saperlo e chissà perché.

Circa un anno fa si direbbe in latino obtorto collo il governo di centro sinistra si apprestava a varare una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti del G8. Era una clausola fatta inserire nel programma di Governo dai partiti di sinistra, dai partiti comunisti, in particolare dal Partito della Rifondazione Comunista dove militava e milita ancora oggi quel signore con la voce un po’ stridula di cui sopra. Si voleva discutere in parlamento (con i neofascisti?) del comportamento della Polizia e dello Stato in quei giorni che si dicevano drammatici. Allora pensavo che non sarebbe stato un grande spettacolo, ma tanto è che il governo non è riuscito neppure a istituire questa commissione. Hanno votato in una commissione dove per puro caso mancavano due deputati socialisti, e dove hanno votato contro anche i rappresentanti di un piccolo partito di centro e il rappresentante del partito personale di un ex pubblico ministero e ex poliziotto il quale giustificava il voto contrario chiedendo che si indagasse anche sui manifestanti (teppisti forse degni di tortura).

Ora l’ex giudice, poliziotto ora a capo dell’opposizione chiede oggi al governo e alla maggioranza con i neofascisti quella commissione di inchiesta che ha affossato qualche mese fa, giusto per indagare a trecentosessanta gradi, ovvio. Del signore in questione che dire, un giorno buttò la toga per protestare contro le leggi anti giudici, poi scrisse un articolo sul settimanale “Oggi” dove sosteneva che agli immigrati che stuprano le donne italiane bisognerebbe tagliare gli attributi. Cito così un po’ a memoria ma serenamente colpito dal linguaggio popolare pane al pane e vino al vino che sono sicuro piace tanto agli italiani a cui piacciono anche le mascelle ampie, lo sguardo intenso e la voce virile.

Negli anniversari sui fatti di Genova ogni anno siamo sempre un po’ di meno. Li organizzano pochi compagni molto attivi a cui va la mia gratitudine, in particolare ai genitori di Carlo Giuliani. Ogni anno però compare anche quel signore pelato con la voce stridula che non so se mi è più simpatico di allora ma ora ho capito che è anche un gran testardo. Perché non ha capito come vanno le cose o forse sì ma perché allora continua? Addirittura un giorno a Genova ha osato disturbare il Capo dello Stato a cui voleva consegnare dei verbali di un tribunale che non ha condannato ancora nessuno ma sui quali c’è scritto che nella caserma di Bolzaneto trasformata in lager per dimostranti nei giorni di Genova si è praticata la tortura. Il Capo dello Stato con la signorilità che lo contraddistingue ha fatto presente di essere già informato ma di non potere fare niente in proposito. I fatti non sussistono. Chissà se Vittorio Agnoletto, (quel signore che eccetera eccetera) il quale sta dedicando una parte importante della propria vita alla ricerca di un minimo di giustizia e democrazia la pensa allo stesso modo. Chissà se i genitori di Carlo Giuliani che hanno perso un figlio e lo hanno visto schiacciato da una camionetta dei Carabinieri in cui non si capisce neppure chi era sopra la pensano allo stesso modo. Chissà se Mark Cowell che nel pestaggio alla Diaz ha rischiato di morire con un polmone perforato la pensa in questo modo. Chissà se tutti quegli altri che sono usciti dalla scuola ricoperti si sangue sanno che forse erano teppisti o amici dei teppisti.
Comunque i fatti se sussistono, non costituiscono reato.

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