Un poker di varazzini fra la meglio gente

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Un poker di varazzini fra la meglio gente

E’ per il secondo anno consegutivo che pubblico su iye il mio report sul Festival Beat e come lo scorso anno il mio sarà un pezzo su di una sola serata di un evento che invece si compone di molti più avvenimenti di quanti io abbia avuto la possibilità di seguire e quindi di descrivere. Premetto subito questo dettaglio poichè nel 2010 mi arrivarono commenti in cui mi si diceva che l’evento (per quanto mi riguarda il più bello e importante dell’anno) era molto più composito e sfaccettato di quanto da me illustrato,a coloro risponderò che appena avrò la possibilità lavorativa di seguire l’intero festival sarò più esaustivo.

Esaurite le formalità per così dire di servizio,vi dirò cos’è per me il Festival Beat.
Il Festival Beat è l’appuntamento clou dell’anno,al quale si DEVE partecipare,e lo si deve fare a prescindere da chi vi suonerà perchè in quel di Salsomaggiore c’è il mio mondo:un sacco di bella gente,tanti banchetti di dischi e di varia mercanzia vintage (che termine orribile!!!),un ambiente nel quale mi sento davvero a mio agio e,se a tutto ciò si aggiunge che non si mangia affatto male,e che lo si fa con una cifra più che abbordabile, ecco che il cerchio si chiude.

Quest’anno a percorrere i circa 200 km che dividono Varazze da Salsomaggiore ,perso il boss Simone preso da improrogabili impegni familiari, c’erano come di consueto il nostro Re Alabarda,rocker tutto d’un pezzo se al mondo uno ve n’è,piu due new entries il compagno di centinaia di avventure radiofoniche e podcastiche (attenzione al neologismo) Marco UAS e Alessio oste di professione nonchè il più bello e sopratutto il più cool del gruppo…non che ci volesse molto.
Se per quanto riguarda il buon Alabarda è bastato pronunciare la magica formula Festival Beat per convincerlo su due piedi a seguirmi,per quanto riguarda gli altri due loschi figuri mi sono prodigato in sperticate lodi sulla manifestazione per vincere le loro,invero flebili,riserve;quasi superfluo dire che nel viaggio di ritorno erano ambedue più che felici di aver dato credito ad un vecchio cattivo maestro come il sottoscritto.

Come si diceva ai primordi di questo report l’unica serata alla quale mi è stato consentito di assistere è stata quella di venerdì 1 luglio ed è in quel pomeriggio assolato ma non troppo afoso che mi sono visto con i miei sodali verso le 18 e che si è partiti,il viaggio non è stato poi così lungo tanto é vero che in poco più di due ore si era a destinazione.
L’area del festival è come di consueto molto accogliente e noi ci fiondiamo come avvoltoi sull’area ristorazione perchè ok la musica e tutto il corollario ma la panza ha le sue esigenze e nessuno di noi le sottovaluta.
Messi a tacere i brontolii dello stomaco siamo pronti a tuffarci nell’evento con tutti noi stessi,si inizia girovagando per i banchetti a fare acquisti (io quest’anno ho risparmiato come una piccola formichina e posso ora diventar cicala) e a tentar di riconoscere le persone con le quali ci si sente via computer,come di consueto non riconosco praticamente nessuno tranne il mitico surf-rocker alessandrino Docteur Legume (alias Massimiliano Bocchio), mettiamola cosi la sua simpatia mi compensa di non aver intravvisto nessun’altro,che volete che sia sarà per il prossimo anno.

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Chi avrà avuto la pazienza,per non dire la forza d’animo,di aver letto le mie elucubrazioni sin qui si starà sicuramente chiedendo: ma quand’è che la pianti con le tue annotazioni e appunti di viaggio e ci dici cosa hai visto?
Ok,ok genti smaniose che non siete altro parliamo di musica:l’avvio alle danze la danno gli spagnoli Las Aspiradoras con il loro garage di forte derivazione eighties,il loro show è compatto e coinvolgente e fila via con grande piacere,la band oltre a dimostrarsi preparata denota anche una certa qual simpatia tutta latina per nulla disprezzabile,se proprio devo trovare un particolare a loro discapito devo ammettere che il cantato in spagnolo mi entusiasma molto
meno che l’inglese,ma si tratta comunque di un dettaglio assolutamente trascurabile.
Terminata l’esibizione dei garage-punkers di Toledo è la volta di una vecchia gloria della mirabilissima scena beat italiana della fine degli anni sessanta i Tubi Lungimiranti,sarò estremamente sincero nel giudicare il loro set,sono un grandissimo appassionato del beat italiano,lo trovo divertente,frizzante e coinvolgente,e devo ahimè dire che durante il loro show la band non ha palesato nessuna di queste indispensabili caratteristiche.
I pezzi troppo spesso si prolungavano in modo incomprensibile e la loro originaria freschezza mi è sembrata troppo spesso poco più che un lontano ricordo;la presenza di un mostro sacro quale Gene Guglielmi ne rivalutava in alcuni casi le sorti ma nel complesso la loro esibizione é apparsa piuttosto deludente,peccato.

A seguire salgono sul palco gli austriaci Incredible Staggers ed è subito delirio!
Avevo molto apprezzato il loro ultimo album “Zombies of love” ma dal vivo sono mille volte meglio;selvaggi ma tecnicamente ineccepibili
suonano un set assolutamente incendiario coinvolgendo tutti i presenti con il loro garage degno della miglior scuola anni ottanta.
Lo show si conclude con un autentico delirio sul palco sul quale salgono i personaggi più incredibili (mi pare persino di avervi avvistato il prode organizzatore Gianni Fuso a cavallo di una bicicletta,ma potrebbe trattarsi di un mio delirio visivo).
Quando la musica finisce,ma l’aria è ancora satura dell’elettricità e dell’adrenalina prodotta dalla band,è coda al loro banchetto per
acquistare i loro prodotti,in pochi casi un successo di consensi è stato più meritato di questo.
Ma eccoci arrivati al clou della serata,sul palco salgono i tre kamikaze giunti dal sol levante:i Guitar Wolf.
Visivamente parlando sono splendidi,tre orientali inguainati in stretti giubbotti di pelle con stilosissimi occhiali da sole ed un’aria da rockers strafottenti che farebbe strabuzzare gli occhi anche al più freddo dei presenti.
Partono ed è subito un delirio di feedback che li fa assomigliare più ad un gruppo industrial che ad uno rock’n’roll,li osservo ammirato ma anche un po’ preoccupato,penso fra me e me:vorrano spiazzare il pubblico per poi mostrare il loro lato più “musicale”.
Le canzoni si susseguono ma io,sarà l’età,sarà cho sono un fan del power-pop,li trovo piuttosto fastidiosi,sarò io che non li capisco
ma nei loro pezzi ci trovo veramente poco di interessante ed ascoltabile,sinceramente su disco,almeno in tempi recenti,mi erano
piaciuti di più.

Nel frattempo che i nipponici sferragliano da par loro su Salsomaggiore si fa viva una pioggia che se proprio torrenziale non è non è
neppure blanda ed il pubblico che fa?
Fondamentalmente se ne frega,se la prende senza fare una piega e continua a viversi il festival come se nulla fosse,è proprio vero
noi siamo i più belli del mondo e ci dispiace per gli altri che sono brutti che sono brutti e non sanno più cos’è l’amor (piaciuta la
citazione?!?)
E’ arrivato il momento di ripartire,domani mi aspetta la solita levataccia antelucana,ma ogni volta che si va via resta l’invidia per chi può vivere questo splendido evento nella sua interezza,un giorno forse toccherà anche a me,non vi nascondo che mi piacerebbe davvero molto.

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Concluderò citando testualmente un pezzo dello splendido libro di Roberto Calabrò “Eighties colours”,il cui acquisto vi consiglio
caldamente:.
Ora vi chiedo:cosa resta nel 2011 dell’avanzata inarrestabile del fenomeno grunge?
Siamo sinceri poco più che macerie ed interesse pari a zero con bands che definire penose è fargli un complimento,mente un festival che si definisce orgogliosamente beat e giunto alla sua 19^ edizione e raccoglie consensi e presenze sempre maggiori,se devo dire
la mia trovo tutto ciò assolutamente sintomatico.
Meditate gente,meditate…

PS: foto gentilmente concesse da Francesco Ciaponi di Italian Poster Rock Art.

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