the death of anna karina-new liberalistic pleasure

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Doveroso: se si potesse parlare di screamo ancora oggi in quanto genere attuale nel senso tradizionale del termine, ci sarebbe secondo me, da sentirsi stupidi.Ormai i fasti che hanno segnato un’ epoca di svolta, i fasti che a partire dai Refused sono arrivati ai Children of Fall, hanno bisogno da diverso tempo di nuove iniezioni di creatività.In giro ci sono i tanto acclamati Blood Brothers, che virando ad una visione tanto più pop, quanto più schizzata il genere in questione, sono riusciti ad assestare un bel colpo.In Italia ci sono le introspettività dei La Quiete.Ma anche The Death of Anna Karina.Dopo l’ omonimo di qualche anno fa, decisamente scremo nel senso più integralista del termine, il gruppo emiliano ritorna con questo disco ( per l’ esattezza è del 2005), pieno di rabbia e potenza, ma anche di maturità e intelligenza.“New liberalistic pleasure” mette in evidenza un’ enorme sforzo di stratificazione intellettuale: il disco è un pentolone dove Q and not U, Refused e City of Caterpillar si violentano a vicenda e si chiedono scusa, dove melodie post punk ’80 creano luoghi sui quali far esplodere il dissenso sonoro.Un lavoro maturo ed ispirato capace comunque di mantenere vivo e vegeto lo spirito oltranzista del gruppo, dove vi si intersecano spazi più sperimentali e strumentali ( The cure, Instrumental), organi taglienti e caustici ( Decapitation decapitation, Castration ); un lavoro dove la componente citazionistica si estende dalla Godardiana Anna al filosofo Wittgenstein ( per il vero anche lui volendo cinematografico nel film diretto da Jarman che ne mette in luce il pensiero) e anche a Simon Le Bon dei Duran Duran.Dieci episodi intensi che non faranno dimenticare velocemente questo disco. Destabilizzanti.Unhip rec.

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