Rosa Mogliasso – Bella era bella, morta era morta

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Bella era bella, morta era morta di Rosa Mogliasso è un piccolo ma raccoltissimo romanzo che, oltre a far scompisciare dalle risate, presenta anche uno sconvolgente e inaspettato finale.

Lo stile di scrittura, il lessico cucito addosso ai diversi personaggi, una storia strana quanto interessante sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano questo piccolo e intenso romanzo.
Le risate e i sorrisi si alternano ad attimi di tensione inquieta, di raccoglimento e di riflessione, che rendono il romanzo poliedrico e decisamente innovativo. Risulta davvero difficile smettere di leggerlo: si fa mangiare, gustosissimo, come uno dei cornetti di Alfonso, uno dei protagonisti della nostra storia.
Alfonso Petrucchetti, in arte Karuna, è un giovane massaggiatore pranoterapeuta, immerso nella ricerca dell’Energia Vitale Universale e in tutta una serie di attività strampalate, legate alla sua spiritualità e alla sua essenza divina. Prima di dedicarsi a questo splendido quanto poco riconosciuto lavoro, Alfonso viveva in un’altra città, aveva un’altra vita, un altro lavoro: vendeva i cornetti caldi al forno. È li che Alfonso incontra la sua anima gemella, uomo rispettosissimo, educatissimo, dotato di una straordinaria leggiadria: Luigi Santacroce, un mix tra Barbablù e un qualsiasi mafiosetto di strada. Luigi è un delinquentello che entra ed esce dal carcere, con sommo orrore (ma altrettanto rispettoso amore) del povero Alfonso, che si vede, quindi, costretto a pagare tutte le spese (sia giudiziarie che non) per il losco Luigi, il quale in questo frangente temporale risulta gentilmente ospitato del carcere della città.
Jacopo e Valentina, invece, sono due giovani innamorati: di buona famiglia, tipica secchiona e perfettina lei; piccolo spacciatore e leggermente scapestrato lui. Si amano così come possono amarsi due ragazzi appena sbalzati fuori dal periodo adolescenziale: senza pesantezza, senza ansie, in maniera completamente spensierata. Il loro rapporto sembrerebbe perfetto dall’esterno: lei riesce a contenere lui, lui riesce a far divertire lei. Ma a un certo punto della storia, tra i due innamoratini piomberà una terza in comoda: Perla Troya, vecchia conoscenza di Valentina e degna portatrice del cognome che le appartiene. Valentina ricorda ancora le sagge parole di sua madre riguardo l’amore: “non si sceglie un uomo per amore; non puntare sull’amore, mai, perché l’amore, prima o poi, finisce e niente è più finito di un amore finito”. Valentina ne è consapevole, ma ancora non ha imparato bene l’insegnamento…
Carlotta Bitonti, ex modella e donna favolosa, è in procinto di sposare il suo uomo Renato. Lui le ha regalato uno splendido anello ma, purtroppo, sembra che tra i due vi siano degli attriti piuttosto gravi. Renato, infatti, è andato via di casa da un giorno intero e ancora non si è fatto sentire. Atteggiamento strano quanto inquietante: Carlotta inizia a essere preoccupata e non capisce neanche tanto bene per quale motivo il futuro sposino si sia arrabbiato così tanto. C’entra forse il rapporto stridente che Carlotta ha con la madre di Renato? O le continue avance che Gianni, suo futuro suocero, le propina ogni qual volta può?
Infine, il personaggio più strampalato e allo stesso tempo coerente e realistico: il barbone che gironzola per la zona che diventerà il centro di aggregazione di tutti i personaggi. Il barbone che ha la straordinaria capacità di guardare il mondo con uno sguardo completamente diverso dal nostro, più attento, più comprensivo, meno capriccioso, ma altamente folle (ci vuole una buona dose di follia per sopravvivere alla vita da strada!). Per esempio, per il barbone i cimiteri non sono altro che “grandi recinti dove si andava a riposare una volta morti, per sempre”. Recinti ovunque, anche dopo la morte: una certezza sconvolgente, un punto di vista inaspettato che ci offre una nuova visione della vita (e della morte). “Della carta, come valore, non si fidava, dei cartoni invece si (quelli vuoti del latte e quelli degli scatoloni per i giacigli), ma della carta no, la carta era il demonio, sulla carta si scrivevano i contratti, la carta mentiva, la carta ingannava…
Quello che unisce tutti questa marmaglia rappresentanza umana è il cadavere di una donna bellissima, abbandonato in un parchetto, dietro un albero. Carlotta la vede mentre porta a spasso il cagnolino Oscar; Alfonso la vede passeggiando nel parchetto; Valentina e Jacopo la vedono mentre discutono della roba; il barbone la vede mentre perlustra il parchetto in cerca di attività interessanti. Tutti la vedono, ma nessuno ha il coraggio di chiamare la polizia. Nessuno di loro ha voglia di rimanere lì a testimoniare né, soprattutto, di ficcare il naso in questa storia che sembra proprio attirare molti guai. Nessuno di loro ha voglia di andare in commissariato a testimoniare, nessuno vuole comparire come persona informata sui fatti, nessuno vuole sprecare neanche un minuto di tempo per quella giovane morta (morta ammazzata). Tutti rimangono di sasso e nessuno riesce a produrre un ragionamento logico. Nemmeno l’istinto li aiuta a capire quel che sarebbe giusto fare. La verità è che sono tutti, siamo tutti troppo impegnati a star dietro alle nostre angosce, ai nostri problemi (anche banali) quotidiani per abbandonare il nostro mondo e ritornare sulla terra a fare il nostro dovere di umani.
Bella era bella, morta era morta è un libro davvero interessante, ironico, capace di condensare in poche pagine un impressionante numero di spunti di riflessione. Leggendolo non possiamo che sorridere, ma con la consapevolezza che l’umanità rappresentata in queste pagine è abbastanza realistica da spingerci a pensare che la maggior parte delle persone, poste di fronte a una situazione simile, avrebbe più o meno la stessa reazione. E ci chiediamo se, in questo mondo, esista ancora quel che noi rinchiudiamo nel concetto di “umanità”, oppure se questo sia un valore sconvolto e radicalmente modificato dal corso dei secoli.
Liberi di interpretare soggettivamente ogni spunto, ognuno di noi potrà trovare in questo romanzo i pro e i contro della condizione umana (ma quanto umana?).
Un ottimo libro pubblicato da NN editore, giovane quanto raffinata casa editrice milanese, dalla quale ci attendiamo sorprese grandiose e ottimi libri.

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