roberto bolano

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Il desaparecido della letteratura sudamericana.

Scrittore cileno, apolide per scelta o necessità, nasce a Santiago del Cile nel 1953, muore in una clinica di Parigi nel 2003 in attesa di un trapianto di fegato. Passa la sua gioventù in Messico dove ambienta molte delle sue storie, ritorna in Cile avventurosamente il giorno dopo che il golpe di Pinochet mette fine all’esperienza di Allende.

Partecipa alla resistenza nelle file del MIR, viene incarcerato e poi dopo pochi giorni liberato. Scappa in Spagna, in Francia, passa dall’Italia. Fa l’idraulico, l’imbianchino, il nottambulo vagante alla deriva come i situazionisti alla Debord. Diventa noto come scrittore nel 1993.

Duemilaseicentosessantasei.

Cinque romanzi lunghi con lo stesso titolo, cinque stili diversi per un romanzo fiume di più di 1000 pagine. Pochi e non decisivi i collegamenti fra le cinque parti tanto che si possono leggere separatamente in ordine sparso. Echi di Borges filtrati dalla sensibilità jazzistica di Julius Cortazar, umorismo degno di John Fante, hard boiled alla Raymond Chandler, elenchi di morti quasi come corpi di reato alla James Ellroy. La scrittura è post moderna con citazione di Lynch, fratelli Coen, il deserto. Impossibile descrivere la storia. Tre critici letterari indagano su uno scrittore scomparso, arrivano in Messico incontrano un critico cileno e girano per Santa Teresa città di confine con l’Arizona sconvolta da una serie impressionante di delitti di donne. La cronaca entra prepotentemente nella storia. Santa Teresa diventa il luogo inventato per dire Ciudad Juarez sede di una serie di efferati omicidi.

Notturno Cileno.

I libri di Bolano diventano metafora della diaspora degli intellettuali latino americani nel mondo. Il Cile è lontano in preda a sacerdoti dell’Opus Dei, poeti e critici letterari, di passaggio in una villa dove il marito di una aspirante poetessa tortura i prigionieri in una camera segreta. Non ci aspettiamo però un romanzo politico nel senso classico del termine, Bolano non giudica ma osserva.
La camera segreta è un luogo tipico per lo scrittore cileno. In un momento della quinta parte di 2666 una recluta dell’esercito nazista, che forse sarà lo scrittore scomparso osserva da uno specchio segreto la baronessa Von Zumpe fare sesso selvaggio con un alto militare dell’esercito rumeno dotato di una incredibile forza sessuale.

I detective selvaggi.

Arturo Belano e Ulises Lima nel romanzo in cui entra il maggior discorso autobiografico. Fondatori di un movimento rivoluzionario poetico messicano (il realvisceralismo) campano tra piccoli espedienti, storie sessuali inverosimili, scissioni poetiche e vanno per l’Europa alla scoperta della vita di Cesarea Tinajero madre della poesia rivoluzionaria messicana. La storia si interrompe e si riprende in mezzo a lunghissime digressioni che apparentemente non entrano nella storia.
Ad un certo punto si legge in un dialogo con un libraio di Città del Messico che il problema della letteratura è che i letterati prima o poi diventano tutti degli stronzi. Si può dargli torto? Non lo sappiamo ma forse Bolano qualche idea in proposito ce la aveva. Forse non ha fatto in tempo a spiegarcela come avrebbe voluto.
N.B. I libri di Roberto Bolano sono quasi tutti editi in Italia da Sellerio o Adelphi.

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