oltre i confini della fantascienza c’è valis

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“La Trilogia di Valis” di Philip K. Dick: 741 pp. rilegato, prezzo di copertina €19,90 [Fanucci, 2010].Finalmente è disponibile l’intera trilogia di Valis a un prezzo economico (considerata sia la mole dell’opera sia l’edizione rilegata), grazie alla collana “Collezione ventesima” di Fanucci, editore che sta pubblicando l’opera omnia di Philip K. Dick (1928-1982).

Punto di arrivo della prolifica produzione dickiana, questo opus magnum raccoglie gli ultimi tre romanzi scritti dall’autore californiano ed è profondamente influenzato dall’evento misterioso da lui vissuto nel febbraio del 1974, quando a quarantasei anni un raggio di luce rosa gli attraversò la fronte, rivelandogli informazioni sulla natura del mondo e la malattia del figlio. Per molto tempo ebbe, inoltre, la sensazione di vivere contemporaneamente nella California degli anni ’70 e nella Palestina dei primi cristiani. La nuova percezione della realtà (allucinazione, episodio psicotico o fenomeno mistico?) perdurò un anno, ma segnò indelebilmente il resto della sua vita.
Fino alla morte, P. K. Dick (famoso per i ritmi massacranti di lavoro, che lo portavano a scrivere anche sessanta pagine al giorno) dedicò gran parte delle energie alla stesura dell’Esegesi, ossia un enorme diario (circa 8.000 pagine), in cui cercò di rielaborare e dare un senso alla sconcertante esperienza.
Oltre all’Esegesi, tra il 1978 e il 1981 Dick scrisse anche “Valis”, “Divina Invasione” e “La Trasmigrazione di Timothy Archer”, romanzi i quali, pur presentando personaggi diversi e vicende autonome, sono idealmente accomunati dall’unità di temi e dal passaggio dalla speculazione fantascientifica a quella mistico-religiosa.

Di fronte a Valis (1981), considerato da alcuni il suo capolavoro, il lettore si troverà sicuramente spiazzato. È un romanzo di fantascienza o, piuttosto, qualcos’altro? Transrealist fiction l’ha definita qualcuno, oppure letteratura AvantPop; di certo, si potrebbe chiamarla post-sf, giacché qui i canoni classici del genere crollano, dando vita a un suggestivo mix di biografia, saggio teologico-filosofico e, appunto, fantascienza.
In questa, che è la sua opera più autobiografica, Dick si sdoppia nei due attori principali della vicenda: la voce narrante Phil e il protagonista Horselover Fat (traduzione letterale del nome Philip Dick), doppie personalità che ora divergono e ora si riavvicinano, sempre indissolubilmente unite.
Vittima (questa è la parola giusta) della stessa “teofania” dickiana, Fat cerca disperatamente di coglierne il significato, dilungandosi in dibattiti sullo gnosticismo e altre idee religiose poco ortodosse con i suoi amici: il cinico Kevin (ispirato allo scrittore K. W. Jeter) e il cattolico David (ossia Tim Powers), fin quando – grazie alla visione di un film fantascientifico di serie B – scopre l’esistenza di VALIS (Vast Active Living Intelligence System), ossia un’intelligenza artificiale così avanzata da risultare per noi umani “divina”, situata nello spazio profondo, forse su una sorta di satellite, dal quale può trasmettere telepaticamente agli uomini un flusso d’informazioni allo stesso tempo illuminanti e nocive.
La patetica ricerca religiosa di Horselover Fat-Phil Dick, cui va riconosciuto il grandissimo pregio dell’autoironia, si concluderà di fronte a un televisore, alla perenne e vana ricerca di messaggi divini subliminali, inseriti tra una pubblicità e l’altra.

Divina Invasione (1981) è, invece, un romanzo di fantascienza più convenzionale, per quanto con forti connotati religiosi. L’ipotesi innovativa è, infatti, che l’invasore alieno, cui si fa riferimento nel titolo, non sua il solito mostro con gli occhi da insetto ma addirittura Cristo redivivo, giacché Dio è stato allontanato per oltre duemila anni dalla Terra, dove regna il suo eterno rivale, Belial.
Ambientata in un imprecisato futuro, la vicenda è incentrata sul patrigno del novello Gesù, Herb Asher, il quale è tenuto per dieci anni in sospensione crionica a seguito di un incidente e, durante questo lunghissimo periodo, sogna di vivere ancora nel suo passato, in una cupola situata su un pianeta lontano lontano, sennonché alcuni indizi lo inducono a pensare di essere impazzito o, al contrario, che la realtà immaginata non sia quella effettivamente reale.
La trama si dipana in modo sorprendente tra colpi di scena mozzafiato e risvolti grotteschi fino a una non così scontata vittoria delle forze del Bene, sancita come nel film Mars Attacks! di Tim Burton dalla musica pop. Questo è l’ultimo vero romanzo di sf scritto da Dick, l’addio all’odiato-amato genere, che gli ha comunque permesso di esprimere le sue personalissime intuizioni e ossessioni, pur nella totale indifferenza della critica e nelle continue ristrettezze economiche.

La Trasmigrazione di Timothy Archer (1982), pubblicato poco dopo la morte di Dick, è infatti un romanzo realistico e rappresenta l’ideale conclusione di questa epopea dickiana sempre più virata verso il misticismo. Ideale, perché in realtà la Trilogia doveva terminare con “The Owl in Daylight”, opera solo progettata dallo scrittore, che non riuscì neppure a iniziarla prima di essere stroncato da un infarto cardiaco il 2 marzo 1982.
Anche la Trasmigrazione – con cui Philip K. Dick sperava di conquistare la tanto agognata attenzione dei critici –, così come i due libri precedenti, è pervasa dalla disillusione verso gli ideali degli anni 60 e 70, la controcultura di Berkeley, l’uso delle droghe propagandato da Timothy Leary e la creduloneria New Age.
Come si confessa all’inizio, “eravamo allora, e siamo oggi, completamente pazzi”, ed è contro questa pazzia che sembra contagiare ogni persona che la circonda che deve lottare la narratrice, Angel Archer, perfetto prototipo dell’eterna studentessa di Berkeley e nuora del controverso vescovo episcopale Timothy Archer, il vero protagonista, ricalcato sul realmente esistito James Pike, ecclesiastico noto per le posizioni radicali e morto nel 1969 in circostanze molto simili a quelle del fittizio Timothy. Pike era stato amico di Dick e aveva officiato la cerimonia del suo quarto matrimonio.
Il giorno dell’assassinio di John Lennon (8/12/1980), data emblematica della fine di un sogno durato quasi due decenni, Angel ripercorre la sua vita sventurata, segnata da lutti come il suicidio del marito Jeff o quello di Kirsten, sua amica poi diventata segretaria e amante del vescovo, fino ad arrivare alla stupida dipartita (degna di una candidatura ai Darwin Award) dello stesso Timothy, morto di sete nel deserto d’Israele (dove si era portato solo due bottiglie di soda e una cartina comprata in California: chissà cosa ne penserebbe Bear Grylls), mentre era alla ricerca di un fantomatico fungo allucinogeno, che potrebbe essere stato il vero Cristo adorato dagli antichi ebrei.
La supposizione su cui si basa il romanzo è, infatti, quella che gli insegnamenti di Gesù risalgono in realtà a duecento anni prima di Cristo, essendo stati redatti da una misteriosa setta ebraica, gli zadochiti, e che il sacramento dell’Eucarestia derivi altresì da un’antichissima cerimonia a base di funghetti magici e orge. È esplicito qui il richiamo alle discusse teorie di John Marco Allegro e alle interpretazioni più o meno fantasiose dei Codici di Nag Hammâdi e dei rotoli di Qumran.
Il romanzo si conclude con un paranormale e clamoroso colpo di scena, su cui però Angel Archer nutre tutte le sue riserve, dimostrandosi il più concreto e disilluso tra i personaggi dickiani, forse il più mentalmente sano.

In definitiva, la Trilogia di Valis è un’opera labirintica e spiazzante, forse non consigliabile al lettore poco avvezzo alla fantascienza di Philip K. Dick, ma sicuramente un capolavoro assoluto – per quanto a tratti sconcertante o troppo ricco di digressioni.
Un’opera da leggere, rileggere e meditare, ultimo lascito di uno scrittore geniale, morto troppo presto dopo una vita infelice e travagliata, che non ha potuto godere i frutti dell’enorme successo postumo, né ha potuto scrivere tutto quanto aveva ancora da dirci, ma che non cessa di parlarci ancora oggi tramite i suoi libri più che mai attuali.

“La Trilogia di Valis” di Philip K. Dick: 741 pp. rilegato, prezzo di copertina €19,90 [Fanucci, 2010]

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