Montana – Necessità

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Montana – Necessità

Se molti di quelli che si son riempiti, e continuano imperterriti e privi di vergogna a riempirsi la bocca, con la parola Libertà, in questi anni segnati dal dolore, dalla malattia e dall’incertezza, sapessero il vero significato di questa parola, questa poesia sospesa tra autodisciplina, rinuncia, cura, imposizione di limiti personali per abbattere i limiti di tutte e tutti, molto probabilmente si accorgerebbero di quanto questa parola sacra possa rappresentare per loro più una minaccia che una terra promessa.

Una minaccia come >questo disco.

Una minaccia proprio perché, forse senza volerlo, dona una definizione e una giusta misura di tutto quello che è la libertà:

con sotto una costante ritmica rock n’ roll da assalto all’arma bianca, una voce che riesce, nelle suo tono neutro, a incarnare e reinterpretare trent’anni di underground estremo italico, e una chitarra dalle forti radici hardcore punk ma dalle aperture ad altri mondi (da notare le digressioni Noise nell’iniziale Allerta che, nella sua brevità, pare il manifesto dell’intero disco), i Montana hanno una rigida misura d’insieme, un’autodisciplina ferrea nella composizione, ma da queste caratteristiche fondanti si aprono ad una rilettura dei vari stili che hanno contraddistinto il genere nei decenni…

quindi una solida base fatta d’ideale (la ritmica Rock’n’Roll) e una propensione verso altre forme, slanci e sostanze ma sempre e comunque con un senso della misura per non sforare, non cadere nella presunzione, non apparire per quello che non si è.

I Montana sono un gruppo che riesce a variare la proposta, da canzone a canzone, ma l’impressione che lasciano è sempre quella di sapersi gestire anche nei loro slanci: una forma di rispetto e di onestà intellettuale nei confronti di chi ascolta.

Quindi autodisciplina che si fa arte, arte che esprime libertà creativa nelle forme, e libertà che, da forma d’arte, si fa pratica nel quotidiano: fare di vita arte perché, da arte, si torni alla vita, quella vera.

Questo disco che è una minaccia.

Questa voce che affoga, soffoca, annaspa, sopra una base che profuma di storia, di resistenza, di provincia come metodo di vita e mai come limite, nel tentativo di esprimere l’inesprimibile:

tutto quello che ci è più caro e che, ogni giorno cercano di portarci via: ogni piccolo spazio vivibile, ospitale, a misura d’essere umano.

I Montana si riallacciano alla nostra storia, partigiani in una guerra civile giocata sul campo del buon senso, dell’essere umani in un mondo sempre meno umano, empatico, emotivo.

Ascolto questo disco, così ruvido, così dolce, capace di racchiudere in sé la furia, l’urgenza, l’efferatezza, come anche la dolcezza, l’attimo di quiete (l’attacco di pianoforte in Scienza, giusto per fare un esempio e sottolineare la versatilità del gruppo che, da questo, riesce a passare ad un mood e a dei fraseggi alla Rikk Agnew periodo Adolescents e D.I.) prima di ogni sfida quotidiana, e mi dissolvo in questa pratica di condivisione chiamata musica:

nessuna ricerca di notorietà, nessun bisogno di farcela, solo necessità di comunicare; andare oltre i confini, le restrizioni, le abitudini dettate da un tempo non più nostro e semplicemente recepire, sentire un divenire comune, una volontà che viene dal basso e spinge verso l’alto, dove l’alto non è una sfera sociale, uno squallido traguardo, ma la possibilità di essere capiti, raggiungere altri come noi: creare comunità.

Ascolto questo disco e mi riconosco, come se fosse uno specchio, nei suoi momenti più fragili (Scienza, Decompressione, la meravigliosa Perimetro, ma fragili solo perché contraddistinte da armonie più malinconiche: sotto, batteria e basso, continuano a pestare senza tregua) come in quelli più feroci (Offendicula, Ribalta, la cupissima Tonsille)

Hardcore italico, senza mai cedere il fianco al Metal per fingersi più cattivi, senza mai prodursi in urla, per fingersi più arrabbiati:

i Montana si mostrano per quello che sono, sono stati e sempre saranno, senza filtro né ostentazione:

provincia, resistenza, convinzione, fragilità, umanità, sentimento. Non c’è bisogno di altro in fin dei conti…

Questo disco uscirà il 17 Dicembre in digitale.
Per il supporto fisico, per la solita questione delle fabbriche che stampano vinile, non c’è ancora una data precisa.

Quindi, per il momento, vi lascio solo questo link (è il Bandcamp dei Montana, seguiteli con amorevole supporto…se lo meritano) dove potete ascoltare in anteprima Allerta, il pezzo che da il via all’intero disco:

Tommaso Salvini
nidieunimaitre79@hotmail.it

sono nato a Pontedera (PI) nel 1979 e poi me ne son pentito. Attualmente suono la chitarra e canto negli Orrendo Subotnik. In passato ho suonato con: Santa Sangre (non quelli indie rock di Genova)), Magdalene (non quelli nu metal delle Filippine), Klam (non quelli che... vabbè i nomi dei gruppi non sono il mio forte). Di musica capisco qualcosina, il resto me lo invento.

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