Massimo Gramellini Fai bei sogni

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Massimo Gramellini Fai bei sogni

Non ricordo l’ultima volta che ho letto un libro tutto d’un fiato, in un unica manche, dall’inizio alla fine. Da tempo faccio una fatica tremenda perché, diciamocelo, di libri belli, ultimamente, non ne escono poi così tanti.

Più che lo scrittore medio, è peggiorato il lettore, che si accontenta del sempre meno, di un linguaggio sempre più piatto: a prova di scemo.
Ma finalmente sono riuscito a trovare un libro da leggere in una notte sola: ‘Fai bei sogni’, di Massimo Gramellini.
Vasco Pratolini, in una nota al lettore in apertura del suo ‘Cronaca familiare’, descrive il suo libro come un colloquio dell’autore con suo fratello morto; anche ‘Fai bei sogni’ è, a suo modo, un colloquio, ma dell’autore con sé stesso, e il famigliare morto non è il fratello, ma la madre.
Questo colloquio con sé stesso ha il valore di una seduta psicanalitica, è la storia di una rimozione, di un tassello mancante nella storia di un uomo. In ‘Fai bei sogni’ Gramellini fa i conti con la morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni, e mai superata del tutto. Dopo il fattaccio il bambino Massimo cerca invano di trovare una sostitutiva figura materna; l’adolescente si divide tra ‘madonne irraggiungibili e crocerossine spremibili; lo studente di legge è affetto da immobilismo cronico e compila improbabili dossier dove si auto-diagnostica la perdita del Vero Sé: a scuotere quest’esistenza opaca e ormai apparentemente compromessa arriva l’insospettabile chiamata del caporedattore del Giorno e il conseguente trasferimento da Torino a Milano. Ma il lavoro non è tutto, e il giornalista Massimo si innamora di donne indecise e di romanzi pericolosamente autobiografici. Nuova promozione: da Milano alla sede romana de ‘La Stampa’. Roma lecca le ferite, ma non le rimargina: eppure nella capitale l’ormai adulto Massimo si sposa una volta, divorzia, e poi si trova una seconda moglie, Elisa, e lei è decisamente la donna giusta. A questo punto ci si chiede quale ingrediente manchi ancora per completare la difficile ricetta della felicità: la natale Torino, un lavoro stimolante e gratificante, l’amore, la pubblicazione del primo romanzo… sembra esserci tutto, ma ecco che, vero coupe de theatre del libro, si scopre la verità su quella maledetta notte dell’ultimo dell’anno di quarant’anni prima. L’indagine psicanalitica, o meglio la vita, ha finalmente illuminato il buco nero che oscurava i pensieri del protagonista, ha scoperto il pisello sotto il cuscino che gli tormentava il sonno e la veglia.
Gramellini scrive nello stile conosciuto sulle pagine de ‘La Stampa’, nella rubrica domenicale ‘Cuori allo Specchio: non lo stile severo e polemico dei suoi editoriali, ma quello sensibile e acuto di un inguaribile romantico dalla nascita. Perché Gramellini è romantico, a volte sdolcinato (e per questo qualche, anzi numerosi storcimenti di naso mi sono scappati), ma ciò che rende davvero speciale questo libro è la sincerità con cui è stato scritto. Non è facile per uno scrittore raccontare sé stesso, soprattutto se non si deve narrare la propria biografia d’Übermensch, ma descrivere le proprie debolezze: Gramellini l’ha fatto, e ha farcito il tutto con dosi d’autoironia perfettamente equlibrate.
Il rischio naturale quando si scrivono libri simili è quello di apparire come un mercenario di storie pietose, un abile manipolatore dei facili sentimenti del lettore: in ‘Fai bei sogni’ si avverte il solo movente d’una scrittura dovuta, di un indispensabile lavoro di sfogo e ricerca personale: se il risultato è un libro come questo, ben vengano.
Una lettura gradevolissima, a tratti commovente che, una volta terminata, ti fa quasi venire voglia di fare pat pat sulle calvizie dell’ex bambino Massimo.

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