luigi veronelli e pablo echaurren – bianco rosso e veronelli (manuale per enodissidenti e gastroribe

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‘Rise your glass to the good and the evillet’s drink to the salt of the earth…’

Da quasi un anno Luigi Veronelli non è più con noi e ne sentiamo l’assenza: in un paesaggio culturale (purtroppo) desolato manca uno di quei doni della natura che rendono più tollerabile l’intero ambiente.. Soffrendo, per tare familiari, di pessimi rapporti con la retorica mi fermo qui e parlo solo del suo ultimo libro (altre qualificazioni sarebbero imprecise e inopportune).Si tratta di un dialogo tra due generazioni dove un maestro (Veronelli), spiega ad un allievo (Echaurren) alcune considerazioni fondamentali sulla società contemporanea. I due praticamente non si incontrano, si scambiano a distanza ragionamenti e notizie: c’è un messaggio e una risposta e la cosa si chiamava (non per caso) ‘Terra e libertà’, più prosaicamente era una rubrica fissa della rivista ‘Carta’.Sosteneva Ludwig Feuerbach che l’uomo è ciò che mangia; la pubblicità contemporanea è andata oltre, l’uomo è diventato ciò che mangia, beve, indossa, guida und so weiter con i risultati deprimenti nel quotidiano di ognuno di noi. Persino il vino, ancora recentemente gadget preferito dagli embriaconi (quorum ego) è diventato stile di vita, modello culturale, status symbol, consumo di cui menar vanto e andar fieri. Non tutti i vini certo, neanche i vini che consolavano i nostri antenati, sicuramente i super tuscan, le desinenze -aia, le bottiglie che valgono uno stipendio da precario. Contemporaneamente è cresciuto il feticismo del bere con le riviste patinate che costano molto più del mezzolitro della casa, insomma il nulla rivestito da Armani.Ed è arrivato il nuovo: la globalizzazione, la stessa merda omologata e identica in ogni parte del pianeta, la distruzione di tradizioni e culture in cambio del nuovo mercato, Augusto Bocchini presidente di Confagricoltura che si lamenta delle troppe aziende vinicole nazionali, invidiando gli U.S.A., terra felice dove 25 aziende controllano il 90% del mercato. Non mi dispiace per tutti quelli che (soffrendo) sono stati costretti a sostituire la Fanta col Pigato come partner enoico dello stoccafisso accomodato, del resto per apparire bisogna pur soffrire. La risposta di Veronelli è semplice ed immediata: istituiamo una denominazione comunale (de.co.) per i prodotti che ancora per poco faranno bello il nostro paese, introduciamo il concetto di prezzo sorgente, quello del produttore, per ogni prodotto alimentare, mandiamo coralmente affanculo tutti gli economisti idioti che sostengono che per essere ricchi e felici dobbiamo mangiare legumi finlandesi, vendendo i nostri agli svevi francofoni (i nomi sono interscambiabili e casuali).Il libro è ricco di queste considerazioni ma non si ferma a questo, traspare dalle pagine la figura di un grande uomo che, vicino agli ottanta, frequentava centri sociali, produttori indipendenti, giovani incazzati dimostrando che la senescenza può migliorare e non solo inacidire. Ci sono poi le suggestioni personali: il vino Fuggiasco prodotto dal carcere di Velletri, la cuoca di Durruti, l’uccisione di Abramo Levi uomo giusto, le ultime lezioni di Benedetto Croce, divenuto anarchico per ragionamento e scazzo.E un’ultima, commovente pagina: Veronelli che commemora il giorno prima dell’operazione da cui non c’è ritorno la figura di Gaetano Bresci, morto sull’isola di Santo Stefano pesto e battuto nella carne, non nell’ Anima. Così sia per lui…Hasta siempre Maestro”ettore manzilli

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